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Casa Maria Consolata. Un rifugio per le donne grazie alla Caritas diocesana

Il progetto di assistenza è reso possibile con l’8Xmille alla Chiesa Cattolica. Una firma che fa bene anche al nostro territorio

Casa Maria Consolata. Ingresso

Dietro le spalle anni di sofferenze e anche di abusi. Nel presente un rifugio sicuro, tranquillo e accogliente. Per il futuro un progetto di riscatto, una vita dignitosa per sé stesse e per i figli. Sono 28 le donne che solo lo scorso anno hanno trovato accoglienza nella casa Maria Consolata approntata per loro, a Moncalieri, dalla Caritas diocesana. E insieme a loro sono arrivati anche i loro 35 bambini. L’articolato progetto di assistenza, che oggi compie 20 anni, è stato reso possibile grazie alle risorse liberate dall’8Xmille alla Chiesa Cattolica.

8Xmille: denaro che risponde alle emergenze della Diocesi

La Caritas della Diocesi di Torino è corpo territoriale della Chiesa subalpina, inserito nella rete nazione coordinata da Caritas Italiana – a sua volta organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Avvia e sviluppa i suoi programmi di accompagnamento socio-pastorale proprio con fondi dell’8Xmille, oltre che con donazioni liberali e varie iniziative di raccolta. Denaro che viene investito per rispondere alle emergenze del territorio, alle richieste di aiuto arrivate alle parrocchie, ai gruppi di volontariato, alle associazioni di ispirazione cattolica e non solo. Per questo è importante la firma per l’8xmille nella dichiarazione dei redditi.

Casa Maria Consolata: la Caritas diocesana con la Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Sermig e la rete delle parrocchie

Casa Maria Consolata è un esempio riuscito di fraterna collaborazione tra Caritas diocesana, che si fa carico degli oneri economici, giuridici e amministrativi, Piccola Casa della Divina Provvidenza, che ha messo a disposizione i locali, e Sermig, il servizio missionario giovani, che promuove e cura progetti di inclusione destinate a tutte le etnie e fasce di età. Ma l’efficacia del servizio si deve anche alla fitta rete di aiuto intrecciata con le parrocchie cattoliche, le chiese ortodosse e con varie confessioni cristiane, in un concorso interconfessionale di forze davvero promettente.

Casa Maria Consolata: oltre mille donne e più di 200 bambini salvati dalla strada

Casa Maria Consolata ha strappato tante donne dalla strada. “La dimoraè stataaperta il 19 gennaio 2004 su indicazione del cardinale Severino Poletto – spiega Pierluigi Dovis, referente della Caritas diocesana fin dal primo ottobre del 2000, quando ricevette l’incarico proprio dall’allora arcivescovo Poletto – Inizialmente era destinata donne sole, senza dimora. Ma si è presto trasformata in struttura di accompagnamento per donne sole o con bimbi”. In 20 anni di attività hanno trovato accoglienza sotto il suo tetto 1059 donne e 228 bambini provenienti da 45 paesi differenti.

Per le vittime di violenza e le donne senza tetto un percorso di riscatto

“Al momento – prosegue Dovis – casa Maria Consolata è l’unica struttura nel territorio ad accesso diretto, che può ospitare anche donne prive dei titoli necessari a un inquadramento nei programmi standard di protezione, cioè, per esempio, senza permessi regolari”. Tra di loro si contano vittime di violenza (oltre il 19% delle ospiti), richiedenti asilo (oltre il 33%), profughe dall’Ucraina (21% nel 2022), donne in forte stress abitativo (7% circa). “E tutte o vengono portate ad autonomia o accompagnate ai servizi specialistici e a soluzioni più adeguate al loro problema”.

Casa Maria Consolata. Un tetto per tutte le etnie, i problemi e le età

Le donne ospitate, dai 20 ai 60 anni di età, sono perlopiù accompagnate da figli, dai 2 ai 20 anni. Negli ultimi anni provengono, oltre che dall’Italia, dal Perù, dalla Somalia, dal Venezuela, dalla Colombia, dalla Romania, dall’Ucraina, dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio, dal Marocco, dalla Nigeria e dal Senegal. A portarle alla casa, la perdita dell’abitazione, malattie, o gravidanze non accettate dalla famiglia di origine, ma soprattutto violenze e maltrattamenti, nella maggior parte dei casi inflitti dai compagni.

In base ai singoli problemi e alle particolari circostanze, per ciascuna ospite viene redatto un percorso di recupero, che non dovrebbe mai essere superiore ai 12, 18 mesi per non fiaccare le energie e la fiducia in sé stesse delle donne. “Una volta valutate le mancanze e le potenzialità di ripresa dei soggetti – prosegue Dovis – si offre ospitalità, sostegno psicologico e materiale, in vista di un quanto più possibile rapido reinserimento in società”.

Casa Maria Consolata: camere, posti letto e cucina in comune

Camere private per le mamme con uno o più bambini, posti-letto in camerata per le donne sole. L’edificio a due piani dispone anche di una cucina e un refettorio comune per consumare i pasti insieme, conoscersi meglio e fare amicizia. “La spesa giornaliera la garantiamo noi – prosegue Dovis – Le volontarie, una quarantina che ruotano su turni, si avvicendano ai fornelli, mentre i volontari uomini si occupano dei lavori di piccole manutenzioni. Colazioni, pranzi e cene diventano occasioni di dialogo e confronto di esperienze”. Né manca il sostegno nel disbrigo delle pratiche burocratiche e nell’avvicinamento ai possibili servizi pubblici di inserimento, l’assistenza in caso di visite mediche, il supporto nell’apprendimento della lingua italiana. “Le nostre ospiti possono anche beneficiare di colloqui di fraternità per favorire la relazione e socializzazione, E naturalmente sono sostenute negli spostamenti a Torino per ragioni di lavoro o per cercare un’occupazione”.

Sempre più stretti legami tra gli ospiti della casa e i parrocchiani

Ai ritmi di una vita, che si vuole il più possibile serena, si affiancano opportunità di stringere legami con il quartiere e con le famiglie del circondario. “Grazie alla disponibilità di una parrocchia vicina, i ragazzi ospiti possono partecipare alle attività dell’oratorio, al catechismo, ai campi estivi e invernali, insieme e accanto ai loro coetanei della zona. Una volta alla settimana la messa feriale viene celebrata, anziché in chiesa, nella cappella della casa Maria Consolata, che ospita anche la Lectio divina settimanale – puntualizza Dovis – Il “pranzo del martedì”, che da anni chiamava a tavola le nostre volontarie più anziane, è stato poi allargato anche agli anziani della comunità parrocchiale favorendo così ulteriormente possibilità di incontro e conoscenza in tutte le fasce di età”.  

Casa Maria Consolata: per tutti l’opportunità di aprirsi a culture diverse

L’obiettivo non è solo quello di meglio inserire le famiglie nuove nel tessuto urbano, ma anche di infondere nei residenti nell’area una nuova, più libera, mentalità. “I parrocchiani vengono messi a diretto contatto con una struttura di accoglienza, ne approfondiscono le ragioni, le dinamiche e le necessità. Si tratta di efficaci laboratori che danno a tutti l’opportunità di sperimentare in concreto l’apertura verso costumi e culture diverse, ma non per questo meno interessanti”.

Nelle intenzioni gli scambi dovranno essere sempre più frequenti. “Dall’estate scorsa una parrocchia mette a disposizione di un nucleo familiare nostro ospite un piccolo alloggio della canonica – illustra Dovis – Lo scopo è abituare via via le donne e i loro figli a sviluppare una maggiore autonomia, a dare loro indipendenza nella scelta delle amicizie, nell’organizzazione della propria vita e dei propri spazi”.

Gite domenicali, feste di compleanno e di commiato

Altre occasioni da capitalizzare sono le gite domenicali e le feste. “Cerchiamo di celebrare ogni ricorrenza: compleanni e anniversari. E questo per far sentire ciascuno dei nostri ospiti importanti – annuisce Dovis – Ai fini del reinserimento, è fondamentale dare alle persone la certezza di essere accolte, rispettate e amate. Del resto le donne e i ragazzi ospiti sono i primi a ricambiare. Quando ormai sono alla fine del percorso, prossimi all’uscita da casa Maria Consolata, non vedono l’ora di organizzare in proprio un grande party per tutti. In un commiato che non è mai un addio, ma un modo per ringraziare e per mostrare tutto il loro affetto”.

COME FIRMARE – DESTINAZIONE 8XMILLE

Un piccolo gesto,
una grande missione

Non è una tassa, e a te non costa nulla. Con la tua firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica potrai offrire formazione scolastica ai bambini, dare assistenza ad anziani e disabili, assicurare accoglienza ai più deboli, sostenere progetti di reinserimento lavorativo, e molto altro ancora. Firmare è molto semplice. Scopri come fare seguendo le istruzioni riportate sul sito www.8xmille.it/come-firmare .