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Asti. Mattarella giunge in città per ricordare Goria

Il Presidente della Repubblica visiterà anche la casa di Vittorio Alfieri e la Fondazione Goria

Immagine del Presidente della Repubblica Mattarella in piedi davanti ad un leggio

Per non dimenticare. Oggi 23 maggio Sergio Mattarella, Capo dello Stato, è ad Asti proprio per mantenere una memoria storica. La massima autorità della Repubblica al Teatro Alfieri assiste a un convegno organizzato sulla figura di Gianni Goria, presidente del Consiglio negli anni’80, a trent’anni dalla sua prematura scomparsa. Quindi visiterà la casa di un altro astigiano illustre: Vittorio Alfieri. Significativa la data scelta: il 23 maggio, l’anniversario della strage di Capaci in cui, per mano mafiosa, perirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta. Importante non dimenticare quindi. Secondo il vescovo Marco Prastaro questa visita ha molteplici significati, tutti basati sul ricordo: “Mattarella, uomo profondamente cattolico, non dimentica le antiche amicizie nate sui banchi del Parlamento e il fatto che lui, siciliano, abbia scelto di passare da Asti proprio in una data così significativa fa diventare la sua visita ancora più importante”.

Goria. Il ricordo del figlio Marco

A distanza di 30 anni qual è il ricordo più vivido che ha di Giovanni Goria, come padre e come politico?

“Ho il ricordo di un padre con un altissimo senso della famiglia e, di conseguenza, un “non dichiarato senso di colpa” per non essere sempre fisicamente presente, demandando la nostra educazione a mia madre. Ma nonostante questo riusciva a essere presente quasi tutti i fine settimana e chiamava ogni giorno per parlare con noi, facendo sentire la sua vicinanza. Era un padre calmo, flemmatico, cercava sempre di placare i conflitti, a casa come in politica. E come politico era senz’altro esponente di una generazione che non c’è più. Credeva fortemente nel ruolo del politico al servizio del suo Paese”.

Un altro caposaldo della sua politica riguardava l’Europa.

“Mio padre credeva profondamente nell’Europa. Quando venne eletto con il risultato eclatante di oltre 600 mila preferenze non si pose il problema se effettivamente andare o meno a Bruxelles. Spesso accadeva che politici si candidavano, ma poi rinunciavano all’incarico. Quando Car- lo Cerrato gli chiese se avrebbe accettato la carica, rispose: “Io in Europa ci voglio andare. Non si può mica prendere in giro gli elettori!”. Fu presidente della Commissione Politica e visse in prima fila il periodo del crollo del Muro di Berlino, che accolse con entusiasmo e grandissima speranza. Non so quanto le sue visioni sull’Europa si si- ano concretizzate: oggi è più un’unione economica che politica”.

Chi era il politico Giovanni Goria

L’incarico a Goria per il Governo arrivò da parte dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1987.

Corrente demitiana

Cresciuto nella corrente demitiana, Gianni Goria aveva mostrato di sapersi muovere con scelte proprie, riuscendo a ritagliarsi un proprio spazio e una notevole considerazione personale. Era arrivato a Roma al momento giusto, quando cioè nella Dc demitiana premeva dare un segno di rinnovamento. Goria aveva dato prova di sapersi muovere bene nel non facile campo dell’economia.

Il suo sarà un governo di “transizione” o di “passaggio”, come si disse allora, anche per i fuochi incrociati interni alle correnti Dc. I suoi grandi avversari, infatti, li trovò sempre nel proprio partito, sia a livello locale che in quello nazionale. Rimase in carica dal 29 luglio 1987 al 13 aprile 1988, per un totale di 259 giorni (otto mesi e 15 giorni).

Ottenne la fiducia al Senato il 1° agosto 1987 con 183 voti favorevoli e 123 contrari; alla Camera dei deputati il 3 agosto seguente con 371 voti favorevoli e 237 contrari. Goria si tenne anche “ad interim” il ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno. Tra i suoi ministri: Giulio Andreotti (Dc) agli Affari esteri, Amintore Fanfani (Dc) all’Interno, Giuliano Amato (Psi) al Tesoro. Tra i ministri senza portafoglio, proprio Sergio Mattarella (Dc) ai Rapporti con il Parlamento.

In carica 259 giorni

Passò a essere in pochi mesi da ministro del Tesoro e ministro del Bilancio e Programmazione economica “ad interim” (tra i suoi colleghi ministri: Giulio Andreotti agli Affari esteri e Oscar Luigi Scalfaro all’interno) a presidente del Consiglio dei Ministri. L’11 marzo 1988 il premier Goria fu costretto a dare le dimissioni in seguito alla bocciatura in Parlamento del bilancio.

Ministro del Tesoro (1982)

Era il 1° dicembre 1982 quando Amintore Fanfani aveva chiamato Goria a far parte del suo governo in qualità di ministro del Tesoro. Un incarico non semplice per il giovane parlamentare astigiano della Democrazia Cristiana. Goria ci arrivò bruciando le tappe: aveva 39 anni, una laurea in Economia e Commercio e un impiego alla Camera di Commercio di Asti; dal 1975 al 1976 fu per pochi mesi segretario provinciale della Dc. Nel ’76 fu eletto deputato, replicando poi nelle elezioni anticipate del ’79. L’allo- ra segretario della Dc Flaminio Piccoli se Io affiancò come consulente economico e, in questa veste, Gianni Goria cominciò a comparire sugli schermi delle tv nazionale. Nel primo governo Spadolini fu nominato sottosegretario al Bilancio, carica a cui rinunciò nel secondo per assumere quella di responsabile del dipartimento economico all’interno del suo partito.

Fonte: Gazzetta d’Asti – https://www.gazzettadasti.it/primo-piano/oggi-il-presidente-sergio-mattarella-in-visita-ad-asti