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8Xmille. Caritas diocesana, Torino in azione

Grazie ai proventi dell’8xmille, Caritas diocesana anima le comunità e risponde alle emergenze degli ultimi: senza tetto ed emarginati, famiglie che hanno perso la casa, persone fragili e malate. 8Xmille: una firma che fa bene anche al nostro territorio.

Mary House

Per chi non ha più un tetto, per chi fugge dalle violenze, per chi ha bisogno di cure, per chi non riesce più a vivere dignitosamente, per chi, dopo aver sperimentato il carcere, vuole ricominciare tutto daccapo. Caritas diocesana Torino si affianca alle emergenze degli ultimi, dei fragili, dei vecchi e nuovi esclusi. E lo fa con progetti mirati, che tendono non solo a provvedere alle necessità immediate, ma che puntano al reinserimento delle persone nel tessuto sociale, alla loro promozione e valorizzazione.

8Xmille: denaro che risponde alle emergenze nella Diocesi

Come corpo territoriale della Chiesa subalpina, Caritas della diocesi di Torino è inserita nella rete nazionale coordinata da Caritas Italiana – organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Le sue iniziative di accompagnamento socio pastorale si sviluppano grazie ai fondi dell’8Xmille, oltre che con donazioni liberali e varie iniziative di raccolta. Per questo è importante la firma per l’8xmille nella dichiarazione dei redditi.

8xmille: fotografia di Caritas diocesana

Istituita il 5 febbraio del 1980, dall’allora arcivescovo di Torino, card. Anastasio Ballestrero, Caritas diocesana sviluppa le sue azioni sia direttamente, sia grazie a un braccio operativo: l’associazione TOmeforwe – sostegno alla Carità, con compiti giuridico-amministrativi. Si avvale poi di altri appoggi, come l’associazione Insieme per Accogliere, con ruoli gestionali.  Le due associazioni – Tomeforwe e Insieme per Accogliere – sono presiedute da Pierluigi Dovis, referente della Caritas diocesana fin dal primo ottobre del 2000, quando ricevette l’incarico dall’allora arcivescovo Poletto.

Caritas diocesana è membro stabile di tavoli locali di coordinamento e anche operativi (in proprio o in rappresentanza Arcidiocesi) e di altri enti di carattere nazionale come la fio.PSD (Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora). È parte alla Delegazione regionale Caritas Piemonte – Valle d’Aosta.

L’organismo CEI conta al proprio interno la presenza di sei operatori stabili. Vi collaborano circa trenta volontari.

Per la gestione di progetti di particolare rilevanza Caritas diocesana si appoggia a enti del terzo settore, al momento prevalentemente la Cooperativa SynergiCa, Sermig, Comunità Sant’Egidio Piemonte e il Centro Torinese di Solidarietà.

8xmille. Con Caritas trenta progetti per accompagnare gli ultimi

“Al momento abbiamo oltre 30 programmi aperti – informa Pierluigi Dovis – Nei nostri 44 anni di vita ne abbiamo sviluppati varie decine, adeguandoli al mutamento dei tempi, delle necessità e delle emergenze, secondo lo stile proprio di Caritas”. Le disponibilità in denaro ricevuto e raccolto si aggirano intorno ai 2 milioni di euro all’anno. “Una liquidità che ci arriva dal canale dell’8xmille, da elargizioni di enti benefici e istituzioni e da privati. Ma che non basta a rispondere all’ampio ventaglio dei bisogni rilevati”. Per questo si stringono varie collaborazioni con aziende, cooperative e associazioni, “per avere aiuti materiali, come cibo, medicinali o prestazioni di accompagnamento in partnership oppure per avviare le persone a lavoro, occasioni di cura, opportunità abitative, prospettive formative”. Una rete che si tesse con l’ingegno e con il mutuo aiuto”.

8xmille. Le strategie di promozione di Caritas diocesana

Due sono le direttrici che definiscono la missione di Caritas diocesana: “l’animazione alla carità per le comunità locali e la pedagogia dei fatti attraverso la proposta e gestione di servizi-segno a favore delle persone in povertà”. Le strategie di promozione adottate hanno del resto un’impostazione rigorosamente scientifica. “La scelta delle azioni locali da intraprendere – informa Dovis -fa riferimento ai dati raccolti dall’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, che,sulla falsariga di un apposito schema ideato da Caritas Italiana, ha realizzato un sistema informativo chiamatoMatriosca per costruire percorsi di aiuto personalizzati e fondati sull’ascolto”. Le informazioni acquisite servono tra l’altro anche per redigere un dossier annuale che illustra il punto di vista della rete Caritas sulla povertà del territorio.

Centri di ascolto Caritas, porte aperte al territorio

“I nostri progetti si sviluppano sempre nel vivo delle emergenze manifestate dalle comunità – precisa Dovis – dalle richieste di aiuto raccolte dalle parrocchie, dai gruppi di volontariato, dalle associazioni di ispirazione cattolica e non solo. L’ascolto è la cifra distintiva di ogni nostra azione, insieme con l’osservazione del contesto e il discernimento, cioè la valutazione concreta della direzione da imboccare”. Non è certo per caso che tutti i progetti abbiano le loro radici nei centri di ascolto diocesani. “Le Due Tuniche e il centro di ascolto intracarcerario sonodi portata diocesana, macerto non si muovono da soli. “Nella rete contiamo 96 presidi di ascolto distribuiti tra le parrocchie e spesso istituiti e guidati dalle circa 130 Caritas parrocchiali – illustra DovisTutto per un totale di tremila volontari. Persone su cui lavoriamo molto, formandole, accompagnandole e aggiornandole – anche attraverso incontri di supervisione – perché proprio dalla corretta comprensione delle emergenze e dalla valutazione delle possibili resilienze dei singoli possono svilupparsi programmi di promozione personalizzati e dunque più efficaci”.

Caritas diocesana. Consulenza progettuale alle parrocchie

Di fronte a casi più complessi Caritas diocesana può anche garantire una consulenza progettuale o un rinforzo.  “Ma è nelle singole parrocchie e nelle unità pastorali che occorre farsi prossimo attraverso il servizio. Perché solo qui si può avere una profonda consapevolezza delle dinamiche che producono il disagio e delle leve da azionare per superare l’impasse. I nostri punti di ascolto sono porte aperte sul territorio, spazi di accoglienza libera e gratuita. Le consideriamo case di comunione e scuole di dialogo, che possono dare significato alla vita delle persone e innescare in parallelo un processo di reinserimento sociale. Come ebbe a dire il nostro fondatore, card. Ballestrero, Caritas non è un ufficio, non è nemmeno un servizio. Ma una rete. Una rete in continua espansione sul territorio”.

Aree di bisogno: emarginazione, stress abitativo, mancanza di lavoro, povertà di salute, carenze relazionali

Sono cinque al momento le “aree di bisogno” principali, a cui Caritas diocesana indirizza i suoi servizi. L’emarginazione grave, la mancanza di casa e di lavoro, la povertà di salute e le carenze relazionali. E per ciascun filone sono stati studiati appositi percorsi di aiuto, gestiti in concorso con l’ente pubblico e grazie all’apporto di vari gruppi di volontariato.

8Xmille. La Sosta…con gli amici di Gabriele per dare riparo ai clochard

Innanzitutto gli emarginati gravi, i senza fissa dimora. “In questi anni Caritas diocesana è diventata un punto di riferimento del territorio – puntualizza Dovis – per dare risposte mirate ai senza tetto, immediate e anche di lungo periodo”. Da quasi dieci anni apre le sue porte ai clochard “La Sosta…con gli amici di Gabriele”, centro di accoglienza diurna polifunzionale, che assicura riparo e compagnia per alcune ore e che, nei periodi più freddi dell’anno, appronta anche un mini-dormitorio con 5 postazioni di emergenza. Gli ospiti – circa 80 nell’arco di un mese – possono rifocillarsi, guardare la tv, intrattenersi in giochi di società, scambiare quattro parole con i volontari e tra gli ospiti. Tutto per recuperare un po’ di socialità e per scaldare, con le membra, anche il cuore. “Dal 2020 grazie a una collaborazione con la Comunità di S. Egidio abbiamo anche ampliato i servizi. Mettiamo a disposizione docce, lavanderia, ricarica cellulari e una piccola refezione e fungiamo da centro informazioni”.

Più sostegno agli “invisibili”

Quello della Sosta è un progetto articolato. Il reperimento delle risorse necessarie è affidato a Caritas diocesana, che lavora in stretta connessione con il Comune di Torino. “Questo presidio -argomenta Dovis – è un indispensabile sostegno per il popolo degli “invisibili” che sovente stazionano nelle strade del centro cittadino, dopo aver perso ogni opportunità per vivere dignitosamente e decorosamente”.

8xmille. La Piccola Sosta

Per affiancare la Sosta, è stata in funzione per sei anni in un locale di proprietà dell’Arcidiocesi, La Piccola Sosta. Si trattava di un luogo protetto e riparato per i periodi critici, di gelo o brutto tempo, per poter ricostruire socialità. Due salette adiacenti erano state attrezzate con tavolini, sedie, tv e una postazione Internet per accogliere fino a 20 ospiti al giorno e intrattenerli con letture, giochi, merenda. Per qualche tempo, prima del periodo Covid, aveva accolto anche i servizi de Il Balsamo di Filomena, opportunità di sollievo per persone senza dimora, portatrici di serie patologie e bisognose di luoghi dove poter trascorrere protette parte della giornata. Al momento La Sosta è in trasferimento ad altra sede e riprenderà le attività nel prossimo autunno.

8Xmille. Con Spazio d’angolo pasti serali e proposte socio-culturali

Per l’accoglienza e il ristoro preserale viene invece in aiuto “Spazio d’angolo”, che da oltre 10 anni assicura la distribuzione dei pasti serali a una cinquantina di senzatetto. Il progetto viene gestito insieme con l’associazione Maria Madre della Divina Provvidenza, il Gruppo Arco e i Fratelli delle Scuole Cristiane.

8xmille. Proposte culturali per riorientare le persone

Ai frequentatori più motivati e assidui dei punti di ritrovo vengono anche proposte uscite culturali per vedere mostre, visitare musei, andare a uno spettacolo o a un concerto. “L’obiettivo sulla lunga distanza è quello di orientare e reindirizzare le persone”. Non a caso i più reattivi vengono anche coinvolti in laboratori di vario tipo – espressivi, artigianali, tecnico-pratici – che risvegliano capacità assopite o dimenticate.

8Xmille. Daccapo – Il valore ritrovato, programma di reinserimento pensato per gli ex carcerati

Caritas diocesana ha anche un programma di sostegno mirato per carcerati. È stato intitolato Daccapo – Il valore ritrovato ed è stato varato – 9 anni fa – in collaborazione con il Comune di Torino Ufficio adulti in difficoltà, con l’Istituto Penitenziario Lorusso e Cutugno e con gli uffici del Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino. La proposta, riservata a una ventina di utenti, consiste in atelier di piccola falegnameria e di manipolazione del ferro, della carta o di materiali di recupero.

Verso il recupero dell’autonomia

L’obiettivo e realizzare oggetti handmade da rivendere nei mercatini natalizi, alle fiere o in altre speciali occasioni. Tutto in vista di un recupero di autonomia anche lavorativa. “Accompagnare significa stabilire una relazione con la persona – spiega Dovis – Formulare insieme con lei un progetto che tenga conto della situazione e delle risorse attivabili, aiutandola a porsi degli obiettivi realistici, graduali e verificabili. Un percorso che punta a far ritrovare la consapevolezza di sé e delle proprie capacità”.

In collegamento con il laboratorio, per oltre 15 anni, era nato anche il progetto Scarp de tenis, giornale di strada redatto e distribuito da persone senza dimora. Negli ultimi cinque anni gli ospiti avevano poi curato una pagina mensile sul settimanale diocesano La Voce e il Tempo.

8xmille. Cinque progetti per garantire un tetto a singoli e famiglie

L’emergenza casa è un altro nodo cruciale a cui Caritas dedica molte sue forze. “La perdita o la ricerca di un’abitazione per un singolo come per una famiglia è anche specchio dei rapidi mutamenti nella collettività – commenta Dovis – Faglie aperte nella composizione dei nuclei famigliari dovuta a sfratti, a crisi di coppia o a precarietà nel mondo del lavoro o anche alla fuga dai paesi di origine. Anche i conflitti nell’est Europa e nel nord Africa e più in generale le instabilità geopolitiche hanno avuto la loro parte in questi sconvolgimenti sociali”. Tuttavia la casa è un diritto, un fattore di inclusione sociale.

Un tetto per proteggere e unire

“Un’abitazione può mantenere unita una famiglia e dare ai suoi membri, soprattutto i più piccoli, la consapevolezza di appartenere a una città”. Di qui il varo di progetti mirati, la cui carica innovativa consiste in due fattori: la cura nel mantenere unito il nucleo e il continuo lavoro di rete a cui si sono impegnate istituzioni, volontariato, enti religiosi e del terzo settore. Un raro ed efficace modello di interazione e stretta sinergia.

8xmille Casa Beata Vergine Consolata

Destinata a ospitare donne sole o con bambini, la Casa Beata Vergine Maria Consolata di Moncalieri è aperta da 20 anni. Di proprietà della Piccola Casa della Divina Providenza, viene gestita in partnership con il Sermig e accoglie una trentina di persone all’anno. “Si tratta – precisa Dovis – di donne prive dei titoli necessari a un inquadramento nei programmi standard di protezione, cioè, ad esempio, senza permessi regolari”. Tra di loro si contano vittime di violenza (oltre il 19% delle ospiti), richiedenti asilo (oltre il 33%), profughe dall’Ucraina (21% nel 2022), donne in forte stress abitativo (7% circa). “E tutte o vengono portate ad autonomia o accompagnate ai servizi specialistici e a soluzioni più adeguate al loro problema”.

8xmille. SisTeR e CoSisTeR. Ripari provvisori in attesa di un alloggio popolare

A partire dalle segnalazioni del suo centro di ascolto Le Due Tuniche, delle parrocchie e della Città, Caritas in partnership con il Comune di Torino e la cooperativa SynergiCa, dà anche vita da una decina di anni ai programmi Sis.Te.R. – Sistemazione temporanea residenziale – e Co.Sis.Te.R – coabitazione di famiglie numerose – Entrambi i progetti hanno l’obiettivo di offrire un riparo temporaneo alle famiglie sfrattate in attesa di una casa popolare, o in situazioni di momentaneo disagio, e di tenerle unite, in spirito di fraternità e condivisione. 14 complessivamente gli alloggi – 12 per l’iniziativa Sis.Te.R e 2 per Co.Sis.Te.R – messi a disposizione da enti religiosi o da Comune in comodato d’uso. Oltre al soggiorno provvisorio, in media di 8 mesi, vengono anche offerti servizi di accompagnamento abitativo e un fondo sociale di rotazione per sostenere, almeno in parte, le spese di contratto iniziali al momento della assegnazione della casa da parte di Atc. Circa 400 sino a ora i nuclei familiari ospitati.

8xmille. D.Or.Ho. Cohousing per permanenze brevi

Aperto in primo luogo ai giovani e ai precari, D.Or.Ho, crasi di Don Orione Housing, è invece il grande palazzo di mattoni rossi, in corso Principe Oddone 22, che la Piccola opera della Divina Provvidenza di don Orione da oltre 10 anni mette a disposizione per fronteggiare le emergenze abitative della città. Tutto in risposta a un appello all’epoca lanciato dall’arcivescovo Nosiglia.

Caritas diocesana, come ente promotore, e la cooperativa sociale SynergiCa, come gestore, ne hanno fatto il punto di riferimento di un progetto di accoglienza breve – mai superiore ai 12 mesi – per giovani studenti fuori sede, adulti in difficoltà e famiglie sfrattate. 400 sino a oggi le persone accolte. A disposizione degli ospitisi contano 40 camere e, a uso comune, la lavanderia, la cucina, le sale giochi, eventi e lettura.

Un giardino per fare amicizia

Accolti e orientati grazie a una portineria sociale sempre aperta, i residenti possono anche beneficiare di un servizio di animazione e di accompagnamento psicologico e sociale e tutoraggio. “La presenza di persone con bagagli e problemi molto diversi trasforma un semplice palazzo in un’esperienza di vita – osserva Dovis – Gli spazi comuni diventano il perno dell’abitare, e danno origine a nuovi modi di conoscersi e sostenersi vicendevolmente. Si tratta per tutti di un momento unico e coinvolgente”. Il cortile del palazzo è stato trasformato in giardino fiorito e orto, di cui tutti possono prendersi cura e raccoglierne i frutti. Nello stabile hanno anche trovato spazio diverse attività, tra cui un laboratorio artistico e uno di restauro, e un  doposcuola. Ma è soprattutto in cucina che le varie anime si incontrano. Un luogo che la sera si trasforma accendendosi di calore, chiacchiere e profumi.

8xmille. Casa di nonno Mario per papà separati e senza casa

Inquadrato nel progetto “Ancora papà”, l’iniziativa Casa di nonno Mario si apre invece ai papà separati in difficoltà economiche e ai loro ragazzi per periodi di pochi giorni, per consentire loro di poter fare ancora famiglia. L’iniziativa, condotta in collaborazione con la Cooperativa Synergica, ha preso vita nel 2012, dopo le segnalazioni del centro di ascolto Due Tuniche di Caritas diocesana. “I papà separati lamentavano non solo problemi economici, legati alla perdita del lavoro – ripercorre Dovis – ma anche l’azzeramento dell’autostima e difficoltà nel rapporto con i figli, soprattutto a causa della mancanza di spazi adatti dove passare del tempo insieme. Di qui la richiesta di aiuto e la relativa risposta”.

Qualche ora di serenità da condividere con i figli

In questi 12 anni Casa nonno Mario ha accolto quasi 200 papà separati, che spesso, anche se magari provvisti di un lavoro, non possono permettersi le spese di un affitto e sono costretti a dormire in auto. Durante le ore di visita dei figli, queste persone possono usufruire a turno – per un tempo variabile da poche ore a 4 notti consecutive – di due appartamenti messi a disposizione dalla Cooperativa Di Vittorio e da un benefattore privato. Possono ritrovarsi con i figli e con loro cucinare, guardare la televisione, ricostruire l’atmosfera familiare perduta. Nel caso in cui persistano problemi di relazione padri-figli, si possono anche avviare progetti di supporto in rete e servizi psicologici.

8xmille. Agrisister, vita in collina per senza tetto over 60

S’indirizza a uomini soli, in prevalenza over 60, l’iniziativa Agrisister. Si tratta di un percorso di accoglienza temporanea in coabitazione in uno stabile sulla collina a Cavagnolo Piemonte. Attivo dal 2015, viene riservato a turno, e per un periodo di 12-18 mesi, a non più di 4 persone, individuate su segnalazione dell’Ufficio Pio, del settore Emergenza abitativa dei Comuni locali, del Comune di Torino e dei Consorzi socio assistenziali dei territori limitrofi. 30 sino a ora le persone ospitate. “Interessanti sono anche le modalità di formazione del gruppo di conviventi – osserva Dovis – Il mix sociale delle persone che vengono individuate e sostenute nella costruzione di relazioni solidali tra pari”.

L’orto, il miele e lo zafferano

Oltre a offrire riparo e occasioni di socialità, Agrisister guida gli ospiti verso il reinserimento sia lavorativo, sia abitativo. Una volta definiti, i piani di accompagnamento individuali prevedono, grazie ad apposite borse lavoro, tirocinii formativi o progetti di lavori accessori. In ogni caso agli ospiti viene anche chiesto di provvedere, con il supporto di un agronomo, alla cura dei campi circostanti la casa: 4 ettari di terreno coltivabile, dove impiantare alberi, coltivare orti, allevare api per la produzione del miele, realizzare un piccolo laboratorio per la trasformazione di prodotti, sperimentarsi con lo zafferano. In cambio di questo impegno vengono anche corrisposti rimborsi in voucher.

8xmille. Casa Silvana per accogliere i detenuti in permesso premio e i loro cari

Per i detenuti in permesso premio si spalancano le porte di casa di Silvana. Per oltre quindici anni era stata guidata dall’associazione di volontariato Oltre la Soglia, che l’aveva ideata, con l’aiuto di Caritas Diocesana. Dal 2019 Caritas diocesana ne coordina direttamente la gestione. Alla fondazione Il Riparo onlus è intestato invece il contratto di locazione. La dimora è intitolata alla memoria di Silvana Egitto, compianta presidente di Oltre la Soglia. Ne usufruiscono circa 50 detenuti all’anno. La disponibilità della struttura consente loro di condividere qualche momento di libertà con i propri cari.

8xmille. Hub sociale Spazi connessi

Pensato per gli stranieri o per le famiglie sotto sfratto, l’hub sociale spazi connessi è aperto da dieci anni nei locali di proprietà della Provincia Italiana – Spagnola dei Missionari di Nostra Signora de La Salette e dati in comodato all’ Associazione Insieme per Accogliere (ente strumentale di Caritas diocesana). Due le opportunità di accoglienza: una residenza collettiva semi autogestita per stranieri e un cohousing per singoli e famiglie.

  • La residenza collettiva transitoria Casa La Salette si caratterizza per una semi-autogestione da parte di rifugiati che inizialmente la avevano occupata e che poi ne sono stati accolti grazie a un patto abitativo.  L’ospitalità è comunquecondizionata all’impegno a mantenere il decoro dell’immobile e a rispettare le esigenze degli altri ospiti, in un esperimento che costituisce un unicum a livello nazionale. Sono 70 i residenti, pressoché continuativi. La cooperativa Orso è incaricata di offrire servizi di animazione leggera.
  • Ma. Ri. House (Maria Riconciliatrice Housing) è invece aperta dal 2021, grazie a una collaborazione tra Ufficio Pio, Asl Torino, Comune di Torino, Ufficio Stranieri, Ufficio Pastorale Migranti e con la gestione della Cooperativa SynregiCa. Offre sistemazioni in co-housing a nuclei familiari sottoposti a sfratto per permanenze non superiori ai 12 mesi, o a studenti universitari fuori sede con scarse possibilità economiche. 60 gli ospiti tra famiglie sfrattate, studenti fuori sede e city users.

Con 66 posti letto totali e 39 camere, la struttura si completa con un portierato sociale, due cucine comuni, una lavanderia H24, uno spazio bimbi, una sala riunioni, una sala giochi, una sala eventi, un vasto giardino e un orto. Anche in questo caso si offrono servizi di accompagnamento sociale e animazione. Per i bambini in particolare sono previste attività sul territorio, doposcuola e partecipazioni a eventi culturali e musicali.

8xmille. 258 l’Ancora di Savigliano

Per famiglie sottoposte a sfratto e single in stress abitativo è aperto da tre anni a Savigliano il centro di cohousing L’Ancora, un esempio riuscito di cooperazione tra enti diversi. I locali appartengono al Comune, ma sono dati in comodato all’associazione strumentale Caritas TOmeforwe. L’iniziativa ha preso vita grazie a una collaborazione tra il Comune di Savigliano, il Consorzio Monviso Solidale e varie associazioni del territorio. L’Ancora può accogliere un massimo di dieci ospiti per periodi permanenza non superiore ai 12 mesi. Da gennaio di quest’anno la struttura è gestita in autonomia dalla associazione Il Dono ODV, appositamente istituita da Caritas Interparrocchiale Savigliano. “Questo è un riuscito esempio dello stile proprio dei nostri progetti di promozione – considera Dovis – Caritas “dà il calcio d’inizio” perché il territorio possa giocare al meglio la propria partita”.

8xmille. Progetti trasversali di accoglienza e inclusione

Trasversali alle principali linee di azione Caritas, nell’ambito della formazione e dell’accoglienza, si dipanano anche progetti di accompagnamento personalizzato di persone fragili e in difficoltà.

  • Accoglienza notturna per persone senza dimora

I senza dimora stanno purtroppo esponenzialmente aumentando in città e fuori. Per accrescere la disponibilità di posti letto a loro destinati, da sette anni a questa parte vengono approntati progetti di accoglienza semestrali in versione invernale ed estiva in vari punti- accoglienza, di proprietà dell’Arcidiocesi, del Seminario e delle parrocchie. disseminati in varie parti della città. L’iniziativa aderisce al Piano di Inclusione Sociale della Città di Torino grazie a specifico accordo sottoscritto con l’Arcidiocesi. La gestione operativa del servizio è affidata al Sermig e alla Cooperativa CTS.

Un presidio è aperto anche a individui affetti da dipendenze e uno a sole donne. All’accoglienza si uniscono i servizi di refezione e di ascolto in vista della definizione di percorsi di accompagnamento personalizzati. Per ciascun semestre vengono alloggiate dalle 100 alle 150 persone, tra uomini e donne, italiani e stranieri.

  • Da casa nasce cosa: vivere l’abitare oltre l’emergenza

A partire dalle esperienze di cohousing, il Coordinamento operativo, formativo e di animazione Caritas sta anche sviluppando – in via sperimentale per circa cento persone – un modello di residenzialità temporanea più attenta alla dimensione comunitaria. Avvia percorsi di accompagnamento, oltre che per le persone senza dimora, per i detenuti, e per le famiglie in emergenza abitativa che desiderino un accompagnamento sociale.

  • comunità al lavoro: impegnarsi nella solidarietà per costruire futuro

Per chi vive in condizioni di svantaggio sociale Caritas sostiene e dà continuità a programmi di empowerment che prevedano inserimenti formativi e lavorativi. I piani di accompagnamento al lavoro coinvolgono oggi circa 350 utenti. S’incentrano sulla valorizzazione del patrimonio naturale, culturale e alla promozione del turismo. Partecipano ai progetti agenzie del territorio, servizi di prossimità, imprese informatiche, ed enti ecclesiali e civili attivi nei quartieri cittadini.

Di concerto con le Comunità di territorio vengono anche elaborate proposte di servizio nel campo della manutenzione e pulizia di percorsi sentieristici e aree verdi; di informazione turistica a beneficio di comitive e residenti (anche con disabilità); di riparazione di biciclette e di accompagnamento cicloturistico.

In sinergia con le Comunità di quartiere vengono offerti invece programmi di mappatura sul territorio della Diocesi delle attività commerciali e dei mercati che aderiscono alla raccolta di eccedenze alimentari, nonché delle mense e delle associazioni che consegnano i pacchi-spesa a famiglie bisognose. Fa parte della medesima iniziativa anche la promozione del sito ciboditutti.org per diffondere informazioni corrette sulle modalità di donazione del cibo e per contrastare gli sprechi alimentari. Viene poi incoraggiata la raccolta di alimenti nelle scuole e nelle attività commerciali e la loro distribuzione in mense, empori e parrocchie.

In collegamento con le Comunità digitali si fa fronte anche al disagio causato dall’incapacità di usare computer e dispositivi elettronici. Sotto il tutoraggio di team di giovani universitari si diffonde l’educazione e l’alfabetizzazione informatica nei quartieri. 

  • pane nostro

La solidarietà è un sentimento, ma anche una buona abitudine che va insegnata innanzitutto alle giovani generazioni. Pane nostro è un programma di formazione ed educazione alla condivisione ed è condotto nelle scuole. L’iniziativa coinvolge al momento circa 30.000 ragazzi, 110 plessi scolastici, 120 parrocchie. Viene promossa da Caritas Torino e dall’ufficio Scuola diocesano e viene realizzata in collaborazione con il Banco Alimentare del Piemonte Onlus e l’Ufficio scolastico territoriale di Torino e con il patrocinio della Città di Torino. Il progetto consiste nella promozione nelle scuole primarie, statali e paritarie, di collette alimentari destinate a persone e famiglie in condizioni di povertà. Nuclei che abitano nel quartiere degli stessi istituti scolastici e che sono seguite dai gruppi caritativi parrocchiali.

“Le concrete azioni di raccolta – puntualizza Dovis – tanto più se precedute da uno o più incontri sull’esigenza di combattere gli sprechi e sul diritto universale al nutrimento, sensibilizzano gli studenti e le loro famiglie sui temi dell’attenzione a ciò che si mette in tavola. Stimolano il muto-aiuto e fanno del dono gratuito una fonte di relazione”. Alle direzioni scolastiche viene affidato il compito di tenere lezioni sul valore del cibo – anche con il supporto di siti web dedicati – e poi di organizzare collette studentesche di viveri a lunga conservazione; le Unità pastorali si occupano invece del ritiro delle derrate; le parrocchie intervengono alla fine del percorso, preparando i pacchi viveri da distribuire alle famiglie beneficiarie.

  • progetto di sostegno alimentare per famiglie e anziani

Per le famiglie con persone malate e per gli anziani soli si organizzano anche consegne a domicilio di spesa fresca e sana, con carne, verdura e frutta. Il servizio è svolto con il contributo dell’associazione Terza Settimana. Ne beneficiano a oggi circa 400 famiglie.

8Xmille. Essere carità. La base dell’azione Caritas

Progetti, percorsi, attività sono espressione della missione di Caritas Torino. Ma, come afferma Dovis, non ne stanno al cuore. “Ciò che pompa sangue in tutto il complesso organismo di Caritas è la passione formativa e la vocazione all’animazione. Questo consente di accompagnare volontari ed operatori locali ad essere testimoni di un dono ricevuto, di stimolare le comunità a essere carità prima che fare carità, di interpellare le istituzioni e la società civile a vivere con umanità”.

Gli incontri formativi – collegati con la rete delle Caritas diocesane della regione – sono perlopiù costruiti in risposta alle necessità delle singole parrocchie o gruppi e dal 2020 condotti anche a distanza per consentire la più ampia partecipazione.

Caritas diocesana. Testimoni del Dio amore

L’attenzione ai giovani è cifra distintiva di tutti i programmi formativi. E da questo punto di vista ne sono modelli esemplari i progetti costruiti insieme con altre aree pastorali, come Servire con lode per gli universitari, o l’esperienza del servizio civile universale. “Si tratta – conclude Dovis – di occasioni educative che manifestano l’obiettivo strategico di Caritas, ovvero la funzione prevalentemente pedagogica, così come voluta fin dall’inizio da Papa Paolo VI. E a lui infatti ci ispiriamo in questo modo di essere testimoni del Dio amore”.

COME FIRMARE – DESTINAZIONE 8XMILLE

Un piccolo gesto,
una grande missione

Non è una tassa, e a te non costa nulla. Con la tua firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica potrai offrire formazione scolastica ai bambini, dare assistenza ad anziani e disabili, assicurare accoglienza ai più deboli, sostenere progetti di reinserimento lavorativo, e molto altro ancora. Firmare è molto semplice. Scopri come fare seguendo le istruzioni riportate sul sito www.8xmille.it/come-firmare