sabato 22 Giugno 2024 - Santo del giorno:

Il network dell'informazione del Piemonte e della Valle D'Aosta
SIR NEWS
  • Data loading...

Suicidi in carcere. Piaga da sconfiggere

Un convegno a Palazzo di Giustizia. Ma nello stesso giorno in cui ci si confrontava sul problema, una donna si suicidava nel penitenziario torinese «Lorusso e Cutugno». È la quarta negli ultimi 12 mesi.

carcere Lorusso Cutugno

Giovedì 23 m a g g i o, nello stesso giorno in cui nella Maxi Aula del Palazzo di Giustizia si teneva la tavola rotonda «Suicidi in carcere, una piaga da sconfiggere» nel penitenziario torinese «Lorusso e Cutugno» una donna di 64 anni in attesa di giudizio si è tolta la vita in cella soffocandosi con un sacchetto di plastica. È la quarta reclusa che si suicida nella Casa circondariale di Torino negli ultimi 12 mesi.

Un’emergenza – come ha denunciato più volte il Presidente Mattarella – che deve essere affrontata con urgenza: nel 2023 si sono suicidati 70 reclusi e dall’inizio del 2024 ad oggi sono già 36 i detenuti che hanno gettato la spugna ma mancano ancora 6 mesi alla fine dell’anno…

Suicidi in carcere. Convegno a Palazzo di Giustizia

Al convegno, promosso dai Garanti delle persone private della libertà della Regione Bruno Mellano e del Comune e Monica Cristina Gallo, dal Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Torino e dalla Conferenza dei garanti territoriali dei detenuti è stato evidenziato come il dramma dei suicidi in cella stia diventando un problema strutturale del nostro sistema carcerario. «Tutti noi come cittadini dobbiamo chiederci quali sono le radici di questo fenomeno, le condizioni che lo innescano e come possiamo contrastarlo riuscendo tempestivamente ad avvertire i segnali di disagio e sofferenza» ha detto l’avvocato Carlo Cavallo, del consiglio dell’Ordine. Il tasso dei suicidi in carcere è del 12%: cifra inaccettabile ancor più se viene paragonata al tasso di suicidi in condizioni di libertà che è intorno allo 0,67%. «È diventato ormai un fenomeno endemico» ha denunciato Catia Taraschi, direttore dell’Ufficio detenuti e trattamento del Provveditorato regionale «esistono linee guida in vigore dal 2018 che dovrebbero contribuire a scongiurare i gesti estremi stabilendo il grado di attenzione e prevenzione del rischio suicidario ma è necessario che ogni Regione elabori con il Servizio sanitario una linea di azione».

Suicidi in carcere. Necessari più attenzione e ascolto verso i reclusi

Ci sono poi piani locali di prevenzione sottoscritti dalle carceri ma, evidenzia Taraschi, per un detenuto che viene valutato inizialmente con un livello di rischio alto, oltre a fornirgli assistenza clinica sia da parte dell’Asl che dal personale del penitenziario, occorre adottare precauzioni come la scelta del compagno di pena e controllare gli oggetti lasciati in cella oltre che tenere un «diario del suicidio» in collaborazione con educatori e medici in cui si aggiorna lo stato di salute del ristretto.

Tutti gli intervenuti hanno concordato che bisogna superare il concetto di «prevenzione meccanica del suicidio» con la sola sorveglianza a vista: un metodo che non funziona. Occorre invece un approccio integrato che preveda attenzione e ascolto dei reclusi. Bruno Mellano ha richiamato l’importanza di salvaguardare l’affettività dietro le sbarre assicurando e incentivando colloqui e telefonate con i familiari che, dopo l’emergenza della pandemia, sono stati ridotti drasticamente.

Suicidi in carcere. Uno studio del Collegio del Garante

Emilia Rossi, del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, ha riferito che il Collegio nel 2022 ha realizzato uno studio sui suicidi, inizialmente non strettamente connessi al fenomeno del sovraffollamento, uno dei problemi che gravano anche sul carcere di Torino. Le condizioni di degrado degli istituti non erano la causa primaria dei suicidi perché molti avvenivano appena poche ore dopo l’ingresso o immediatamente prima delle dimissioni. Le cause sono molteplici tra cui il timore del fine pena e il rientro in una società che rifiuta l’ex detenuto. Lo stigma rimane ed il reinserimento diventa difficile, tra i motivi dell’alto tasso di recidiva. Le dimissioni spaventano perché per chi è più fragile vuol dire tornare nel nulla. «Se i suicidi in carcere sono 15 volte superiori a quelli che avvengono nella società vuol dire che il carcere è patogeno».

Suicidi in carcere. Il problema del sovraffollamento

Tra le altre criticità la garante Monica Cristina Gallo ha indicato che «in un carcere sovraffollato manca il personale tra cui gli educatori e diventa impossibile svolgere attività: i ristretti passano la maggior parte del loro tempo in cella, dove il tempo scorre lentissimo, quasi si ferma e per i più giovani, l’ozio, oltre ad incidere negativamente sull’umore, innesca meccanismi delinquenziali nel luogo dove invece si dovrebbero mettere in campo strumenti rieducativi».

Nelle celle degrado da combattere

Come uscirne? Innanzitutto è necessario ristrutturare gli ambienti, renderli funzionali: vivere in celle fatiscenti non favorisce pensieri positivi e l’Italia è già stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per le condizioni di degrado in cui versano anche i 13 degli istituti piemontesi. Emilia Rossi ricorda che alcuni ristretti sono malati sociali, non psichici e la liberazione anticipata in alcuni casi è necessaria. «Servono soluzioni legislative che prevedano fondi per rimettere a nuovo le strutture obsolete: occorre istituite un monitoraggio annuale in ogni istituto per valutare le sue condizioni. Il tessuto connettivo dei territori inoltre può dare un contributo significativo per l’offerta educativa e lavorativa, gli spazi, il recupero e il reinserimento».