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Madri costituenti, 21 donne a servizio della Repubblica

In prossimità del 78° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, un convegno del Centro Italiano Femminile sulla eredità lasciata dalle madri costituenti alle donne italiane e sulla figura di Maria Agamben Federici, cattolica, fondatrice del CIF e infaticabile sostenitrice dei diritti femminili.

Enrico De Nicola con alcune madri costituenti

Ci sono state anche le madri costituenti, accanto ai padri. 21 donne di grande coraggio, energia e tenacia, che si sono guadagnate, militando nella Resistenza, il diritto a lavorare nell’Assemblea costituente. È a loro che il CIF (Centro Italiano Femminile) del Piemonte ha voluto dedicare il suo tributo in prossimità – il 2 giugno – del 78° anniversario della nascita della Repubblica Italiana e delle prime elezioni a suffragio universale. Quelle da cui presero il via i lavori per dare corpo e forma alla Costituzione della Repubblica italiana.

“Maria Agamben Federici una donna per le donne. Le madri costituenti, non solo i Padri

“Maria Agamben Federici una donna per le donne. Le Madri Costituenti, non solo i Padri” è stato appunto il convegno che il CIF ha tenuto il 24 maggio a Palazzo civico a Torino. Per celebrare la figura della madre costituente cattolica Maria Agamben Federici, che, a fianco delle comuniste Teresa Noce e Nilde Iotti, della socialista Lina Merlin e della qualunquista Ottavia Penna Buscemi – solo per citare le più celebri –, diede una spinta decisiva all’elaborazione degli articoli costituzionali più tutelanti per le donne. Non per caso quindi Maria Agamben Federici è stata la fondatrice e la prima presidente nazionale del CIF.

Per le madri costituenti un interesse trasversale

Ampio il ventaglio dei sostenitori del convegno, a conferma dell’esteso e trasversale interesse che le madri costituenti suscitano. E della modernità del loro messaggio. Hanno dato il patrocinio:

  • la Commissione Regionale Pari Opportunità del Piemonte
  • Il Comitato Pari Opportunità presso l’Ordine degli Avvocati di Torino
  • l’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati (Anfe)
  • l’Associazione Giornaliste Unite Libere Autonome (GiULiA) 
  • il Concorso letterario nazionale Lingua madre
  • l’Associazione Italiana Maestri Cattolici Piemonte (Aimc)                                                                                                                                                                    
  • il Coordinamento Regionale del Piemonte dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, che ha preso parte al convegno con il suo medagliere
  • la Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta di Azione Cattolica Italiana
  • l’Unione cattolica italiana insegnanti dirigenti educatori formatori del Piemonte (Uciim)
  • lo Zonta club Torino

Madri costituenti in lotta per il diritto di voto alle donne e per il diritto a essere elette

Relatrici al convegno, con la presidente del Cif regionale del Piemonte, Renza Binello, Renata Natili Micheli, presidente del Cif nazionale, Angela Giustino, docente all’università Federico II di Napoli e membro della presidenza nazionale del Cif, Giovanna Cristina Gado, già segreteria comunale, esperta in legislazione delle pari opportunità e componente del consiglio CIF di Asti. Ha moderato l’incontro Rosa Mazzarello, vicepresidente Cif Piemonte.

Obiettivo dell’incontro è stato quello di ricostruire il clima giuridico e sociale in cui hanno agito le madri costituenti. “Un momento straordinario per il mondo femminile – spiega Renza Binello – perché per la prima volta veniva riconosciuto alle donne il diritto di voto e il diritto di essere elette”.

Madri costituenti: insieme per le donne, pur nella diversità del credo politico

Protagoniste della storia italiana, le 21 madri costituenti – sole donne in un’Assemblea di 556 persone – vanno ricordate per la loro capacità di imporsi e di lavorare insieme, pur nella diversità di ideali e di formazione politica. “La loro forza – osserva Giovanna Cristina Gado – è stata proprio nella determinazione. Nella tenacia con cui hanno operato in stretta sinergia per il riconoscimento dei diritti delle donne nell’ambito della famiglia, del lavoro e della società, della uguale dignità, della parità di genere e dell’emancipazione femminile.”

Il debito della Costituzione alle madri costituenti

Per il loro fondamentale contributo alla causa femminile, le madri costituenti vanno quindi fatte meglio conoscere e apprezzare. “A nostro parere – aggiunge Gado – è passato sotto silenzio il loro impegno nella stesura degli articoli della Costituzione della Repubblica. E tuttavia la chiarezza del testo della Carta repubblicana tanto deve ai loro interventi illuminati, lungimiranti ed efficaci, pronunciati con fermezza e carisma all’Assemblea Costituente”.

Dalle madri costituenti una lezione di cittadinanza paritaria

L’impegno del Cif è trasmettere a tutti, ma soprattutto ai giovani, la lezione di cittadinanza paritaria delle madri costituenti. “Vogliamo evidenziarne il ruolo, il talento, le esperienze e anche l’eredità che ci hanno trasmesso attraverso la nostra bellissima Costituzione – conclude Binello – Il loro esempio e i loro valori devono essere per tutti un monito a salvaguardare i fondamentali principi di uguaglianza, libertà, democrazia e pacifica convivenza”.

L’insegnamento di Maria Agamben Federici, madre costituente cattolica

Tutta la vita di Maria Agamben Federici è un esempio di impegno per i diritti femminili. Giornalista, insegnante, attivista e poi parlamentare per la DC, Maria si è sempre distinta nella difesa delle donne. Nata a L’Aquila nel settembre del 1899 e spentasi sempre nel capoluogo abruzzese nel 1984, ha saputo lasciare il suo segno nel secolo che ha attraversato.

Il pensiero cristiano e sociale nell’azione di Maria Agamben Federici

Animata da fede profonda e formata al pensiero cristiano e sociale di Emmanuel Mounier e Jacques Maritain, dopo la laurea in Lettere e il matrimonio con il critico teatrale Mario Federici, per i sentimenti antifascisti che condivide con il marito, si sposta all’estero. Prima a Sofia, poi in Egitto, quindi a Parigi – dove insegna negli istituti italiani di cultura.

Rientrata in Italia, nel ’39, si impegna da subito nell’apostolato laico e nella Resistenza cattolica. Il testo del piano di assistenza dell’Udaci per le impiegate disoccupate reca la sua firma. Nell’agosto del 1944 viene eletta delegata al Congresso istitutivo delle Acli: prima donna ad assumere tale incarico. Nel marzo del ‘45 comincia a dedicarsi all’approfondimento dei temi relativi al suffragio universale.

La fondazione del CIF, a sostegno della specificità delle donne cattoliche

La chiara impronta cattolica e la frequentazione di mons. Montini – futuro papa Paolo VI – contribuiscono a fare di lei una delle più assertive sostenitrici dell’autonomia e specificità delle donne cattoliche. Di qui la riluttanza a entrare in UDI e l’impegno a fondare un sodalizio femminile di matrice cristiana, come il Cif. Dal 1945 al 1950 ne è anche la presidente e si distingue per l’energia e per la passione con cui opera per la sua diffusione in tutta Italia e per i programmi solidaristici in soccorso degli sfollati e dei reduci e a sostegno dell’infanzia. Il talento politico si fonde in lei con le competenze professionali e la sensibilità verso i problemi sociali. Prendono vita per sua iniziativa l’inchiesta del 1945-46 sulle aspettative femminili rispetto alla democrazia, e poi quella del 1949 sullo stato del Paese e in particolare sulla condizione delle casalinghe.

Maria Agamben Federici per il voto alle donne e per la loro emancipazione

Candidata nelle liste della Dc alla Costituente, Maria affronta con energia e tenacia anche la campagna elettorale del ‘46. Si batte anzi per dare una valenza prospettica alla questione del voto, a ragione convinta che dietro all’opposizione si annidi una concezione arretrata delle relazioni familiari, in contraddizione con gli stessi principi cristiani. Brava giornalista interviene anche sulla stampa, persuasa com’è che per timidezza, ignoranza, in qualche caso apatia e sfiducia, le stesse masse femminili non abbiano consapevolezza del proprio valore e dei propri diritti elementari. Di qui il suo invito a un’opera educativa diffusa e a un franco dialogo tra donne e uomini. 

La tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri

Eletta nella I e nella II Legislatura, la deputata si intesta il disegno di legge sulla «Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri» destinata a diventare la famosa legge n. 860 del 1950. In questi stessi anni, con Lina Merlin, Angela Guidi Cingolani e Maria De Unterrichter Jervolino, fonda il Comitato italiano di difesa morale e sociale della donna, finalizzato all’approvazione della proposta Merlin sullo smantellamento delle case chiuse e per il reinserimento sociale delle prostitute.

L’impegno di Maria nell’Anfe per le famiglie emigrate

Più duraturo l’impegno nell’Anfe (Associazione nazionale famiglie emigrati), che fonda nel 1947 con l’intento di trovare adeguate soluzioni al fenomeno dell’emigrazione, massiccia nella fase della ricostruzione. Maria mantiene l’incarico di presidente per trentaquattro anni, favorendo con il suo operato anche l’estensione dell’Anfe oltre i confini nazionali.

Nel 1981, ormai 82enne, lascia la presidenza dell’Associazione per tornare a L’Aquila ma non abbandona l’Anfe. Collabora anzi attivamente alla preparazione del disegno di legge n. 356, presentato al Senato, sul nuovo ordinamento della scolarità per i figli degli emigrati. Una prova di più della formidabile modernità della sua visione e della inarrestabile capacità di stare sempre al fianco degli ultimi.