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Educazione alimentare a scuola: un appello

Università, Politecnico, presidi e associazioni chiedono che il cibo diventi materia di studio obbligatoria per consentire ai giovani di nutrirsi con consapevolezza

Educazione alimentare. Dieta mediterranea

Da diversi anni, ormai, l’apprendimento dei saperi e delle conoscenze legate al cibo non avviene più in ambito familiare. La trasmissione di nozioni e comportamenti alimentari che, fino a pochi decenni fa, passava da madre in figlia, da padre in figlio, è stata interrotta e non sostituita. Questo fa sì che molti giovani non sappiano da cosa sia composta la loro stessa dieta quotidiana.

Educazione alimentare assente

Le scelte alimentari delle nuove generazioni sono indotte quasi esclusivamente da pubblicità tamburellanti, legate a prodotti molto spesso altamente trasformati e privi di legami con i territori. Ad aggravare la situazione, la gran parte di questi alimenti è poco salutare e costruito appositamente per stimolare dipendenza nel consumatore. Un tasso di obesità infantile in continua crescita in tutta Europa ne è la diretta conseguenza. E badiamo bene, proprio il nostro Paese, riconosciuto a livello mondiale come la patria del “mangiar bene all’italiana”, è a guidare questa triste e perversa classifica con ben il 42% della popolazione in sovrappeso nella fascia d’età tra i 5 e i 9 anni. Insomma, altro che eccellenza del Made in Italy, è necessario che il nostro Governo corra ai ripari per educare al meglio le nuove generazioni.

Carne coltivata, desertificazione dei suoli, migrazioni climatiche. I grandi temi da conoscere

Sono, infatti, convinto che solo attraverso l’educazione sarà possibile costruire una nuova società civile che, oltre a garantirsi un futuro più sano, sia preparata a esprimersi su quegli argomenti – legati alla produzione e al consumo di cibo – che ormai rientrano quotidianamente all’interno del dibattito pubblico. Mi sto riferendo a temi come la carne coltivata, la desertificazione dei suoli, le migrazioni climatiche, i novel food, fino ad arrivare alle proteste dei trattori di poco tempo fa. Ecco, prendiamo per esempio questo ultimo fatto, che ha smosso così tanto la politica europea da determinare un dietro front sulla strategia del Green Deal che ha davvero dell’incredibile.

Prezzi dei prodotti alimentari troppo bassi e pubblicità trappola

La discesa in piazza dei produttori è stata strumentalizzata al punto da creare una tempesta perfetta: mettere in forte contrasto tra loro il mondo contadino e quello ambientalista. Questo ha generato un effetto domino che ha portato la presidente Von der Leyen, anche per questioni elettorali, a cancellare in pochi giorni un lavoro di lunghi anni fatto di proposte che includevano la diminuzione della chimica in agricoltura e altri aspetti necessari per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

E dirò di più: mentre i produttori protestavano per via del prezzo troppo basso a cui sono costretti a vendere i loro prodotti, i Tg che raccontavano di questa diatriba erano intervallati da pubblicità che, con gran disinvoltura e orgoglio, proponevano prodotti alimentari a prezzi stracciati. A rendere il tutto ancora più paradossale v’è un aspetto per nulla trascurabile: molti di questi spot appartenevano a catene della grande distribuzione organizzata, ovvero alle vere responsabili delle vendite sottocosto; le quali ben si sono guardate d’entrare nel dibattito politico generato dalle proteste. Tutt’altro, hanno continuato imperterrite a comportarsi come di consueto, ovvero facendo solo ed esclusivamente i loro interessi.

Educazione alimentare a scuola, come insegnamento obbligatorio

Tutto questo c’entra eccome con l’educazione alimentare. Perché queste dinamiche assurde e irragionevoli hanno modo di verificarsi solo perché la società civile si trova impreparata e senza alcun strumento per valutare la complessità di un sistema denominato primario proprio perché indispensabile alla nostra sopravvivenza.

Per questo motivo, l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, Slow Food Italia, le comunità Laudato si’ e il Centro di studi e ricerca sul cibo sostenibile, in qualità di ideatori, e l’Università di Torino, l’Università del Piemonte orientale e il Politecnico di Torino nella veste di primi promotori, lanciano un appello per chiedere a gran voce al Governo italiano che l’educazione alimentare possa rientrare come insegnamento obbligatorio all’interno della scuola di ogni ordine e grado.

Una sana educazione alimentare per affrontare con consapevolezza i cambiamenti

Quello che mangiamo è ciò che determina la salute, la socialità, l’economia, la storia dei nostri territori. Non possiamo permetterci di recidere il cordone ombelicale che lega il cibo alla vita di ogni essere umano presente e futuro. Solo attraverso una sana educazione alimentare si potranno consegnare alle future generazioni gli adeguati strumenti cognitivi per renderle padrone del proprio destino. Anche alla luce della sfida epocale chiamata crisi climatica. Uno sconquasso che vede il sistema alimentare come principale responsabile (per via delle enormi quantità di Co2 che emette in atmosfera) ma anche come principale vittima. È bene che il percorso formativo possa permettere a ogni individuo di affrontare con le opportune conoscenze i cambiamenti che per forza di cose avverranno.

Questa iniziativa è una campagna determinante e ambiziosa per sensibilizzare sul fatto che solo attraverso una corretta conoscenza e consapevolezza, per mezzo delle nostre scelte quotidiane, sarà possibile cambiare in meglio il futuro che verrà. Per questo, invito tutte le persone che hanno a cuore la salute del Pianeta e il benessere delle giovani generazioni a firmare questo appello e a farsene promotori coinvolgendo un buon numero di amici e parenti.