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Economia del Piemonte. Il rapporto della Banca d’Italia

Lo studio riferito al 2023. Il prodotto aumenta dello 0,9%, in decisa flessione dal 2,7% del 2022. Le imprese crescono a fatica e le famiglie perdono potere di acquisto. In difficoltà anche gli enti pubblici territoriali e la sanità

fabbrica Piemonte

L’industria piemontese nel complesso tiene: il fatturato delle imprese cresce e anche l’occupazione. Ma non induce a ottimismo il rapporto annuale sull’economia del Piemonte redatto dalla Banca d’Italia. Presentato giovedì 20 giugno, il documento si riferisce al 2023: delinea un quadro macroeconomico orientato allo sviluppo, ma in misura più contenuta rispetto al 2022. “Il prodotto – si legge nella sintesi del resoconto – è aumentato dello 0,9 per cento (dal 2,7 del 2022), in linea con la media italiana, ma lievemente meno del Nord Ovest. L’andamento ha riflesso un’espansione nel primo semestre a cui è seguito un calo nel secondo. Sul peggioramento della congiuntura hanno influito la debolezza del ciclo macroeconomico internazionale, il dispiegarsi degli effetti della restrizione monetaria e l’accresciuta incertezza connessa con le tensioni geopolitiche”.

Per le imprese positivo il primo semestre del 2023

Sulle discrete performance delle imprese ha inciso soprattutto l’andamento favorevole nella prima metà del 2023 delle esportazioni, segnatamente nel trasporto. Nel secondo semestre invece il passo è rallentato. “Nelle costruzioni, che nel biennio 2021-22 hanno sostenuto in misura rilevante il Pil, l’attività è ancora aumentata, seppure a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente: ai lavori di riqualificazione connessi con il Superbonus si è accompagnato l’avanzamento delle opere finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che all’inizio dell’anno in corso risultava superiore alla media nazionale. Anche nel terziario la crescita è proseguita a tassi nel complesso più bassi di quelli del 2022, ma con una significativa eterogeneità tra comparti: la dinamica è stata positiva per i servizi alle imprese e, soprattutto, per quelli connessi al turismo, che hanno beneficiato dei livelli storicamente alti di viaggiatori stranieri; nel commercio non alimentare e nei servizi alla persona l’attività è rimasta debole”.

Il deterioramento della congiuntura, la maggiore incertezza e i tassi di interesse elevati hanno condizionato gli investimenti delle imprese industriali. Anche se sono proseguiti gli acquisti di macchinari tecnologicamente avanzati e di impianti a più alta efficienza energetica, come il fotovoltaico, destinato ad accrescere in regione la capacità produttiva di energia da fonti rinnovabili.

Stabile la redditività delle imprese

Il saldo tra ingressi e uscite dal mercato delle imprese è risultato marginalmente positivo, ma in ulteriore ridimensionamento rispetto all’anno precedente e ampiamente inferiore alla media nazionale. “Tra le nuove società, quelle ad alta crescita sono risultate nel quinquennio pre-pandemia meno diffuse in Piemonte rispetto al resto del Paese, soprattutto in relazione alla minore rilevanza dei comparti dove esse sono strutturalmente più presenti. Tra le unità produttive operanti in regione quelle che fanno parte di gruppi multinazionali sia italiani sia esteri contribuiscono in misura superiore alla media nazionale al valore aggiunto e all’occupazione”. Nonostante l’andamento faticoso e i maggiori costi del debito, la redditività delle aziende è comunque in tenuta.

Per l’anno in corso, con la produzione in calo e il maggior ricorso alla cassa integrazione, l’indagine della Banca d’Italia prefigura per l’industria una marginale riduzione del fatturato reale, ma investimenti stabili. “Tra le aziende del terziario l’andamento dei ricavi non discosterebbe da quello del 2023; per quelle delle costruzioni la produzione continuerebbe a salire, anche se a tassi più contenuti”.

Mercato del lavoro: cresce l’occupazione a tempo pieno

Nel 2023 l’occupazione è cresciuta a ritmi analoghi a quelli del 2022 e, dato incoraggiante, l’incremento ha interessato il lavoro dipendente e a tempo pieno, soprattutto con contratti permanenti, mentre si è registrato un minor ricorso agli ammortizzatori sociali. “Gli adeguamenti salariali previsti dai contratti collettivi nazionali avrebbero determinato in regione un aumento delle retribuzioni lievemente maggiore di quello medio nazionale, ma comunque molto più contenuto rispetto all’inflazione”.

Nonostante la crescita degli ultimi tre anni, l’offerta di lavoro resta inferiore ai livelli pre-pandemia. Un andamento peggiore della media nazionale e delle altre regioni settentrionali, che è diretta conseguenza del calo demografico e della fuga di giovani e laureati all’estero. L’incidenza dei lavoratori anziani è più elevata in alcuni comparti, come quello pubblico. “Le previsioni formulate dall’Istat per i prossimi venti anni prospettano per la regione una diminuzione della popolazione più sensibile rispetto alle aree di confronto, a cui si assocerebbe una significativa contrazione delle forze di lavoro a parità di tassi di attività”.

Le famiglie riducono i consumi

Il potere di acquisto delle famiglie è ancora diminuito, a causa dei tassi di inflazione ancora elevati. “I consumi hanno notevolmente rallentato, dopo un biennio di forte crescita. Il costo per l’acquisto del paniere di beni e servizi ritenuti essenziali è in Piemonte lievemente inferiore a quello medio nazionale. Tale divario è più ampio tra il capoluogo regionale e gli altri centri metropolitani del Paese”.

In flessione anche il ricorso ai prestiti per l’acquisto di abitazioni. Fenomeno riconducibile all’ aumento del costo dei finanziamenti, più accentuato per la componente a tasso variabile. “Il credito al consumo è invece ancora cresciuto, in particolare nel settore degli autoveicoli”.

Calano i depositi in conto corrente e in parallelo crescono quelli a risparmio e gli investimenti in titoli, soprattutto di Stato. “Al rilevante incremento delle attività finanziarie nell’ultimo triennio ha contribuito il repentino aumento del tasso di risparmio durante la pandemia, sia per motivi precauzionali sia per le limitazioni alle possibilità di acquisto”.

Il credito bancario al settore privato non finanziario diminuisce. Alla minore domanda di imprese e famiglie si sono associate infatti anche politiche di offerta degli intermediari più prudenti.

Enti pubblici e sanità in sofferenza

Lievita la spesa per gli enti pubblici territoriali, sia corrente, sia in conto capitale, anche per la disponibilità delle risorse finanziarie del PNRR e delle politiche di coesione. Sono cresciti di conseguenza anche gli oneri amministrativi, soprattutto in capo ai comuni. Carichi di incombenze che hanno messo in affanno le amministrazioni, anche per le carenze di personale e di dotazioni tecnologiche, più accentuate che altrove nei comuni piemontesi, soprattutto i più piccoli.

Le maggiori sofferenze si riscontrano sul fronte della sanità. “Nonostante l’ampliamento degli organici negli anni più recenti, si prospettano nel breve-medio termine potenziali criticità connesse con l’uscita per pensionamento di un numero consistente di figure professionali e con la maggiore domanda di personale indotta dalle misure previste dal PNRR per il rafforzamento dell’assistenza territoriale”.