Enrico Mattei

Enrico Mattei, leader nella Resistenza Cattolica

A Montaldo Torinese un convegno il 6 luglio militanza partigiana dell’imprenditore italiano fondatore di Eni. Aperta anche una mostra fino al 14 luglio.

Oltre che imprenditore di Stato e fondatore di Eni, Enrico Mattei è stato anche partigiano cristiano. E su Mattei antifascista, protagonista della Resistenza italiana al nazifascismo e riformatore, si terrà sabato 6 luglio, presso la sala incontri del Comune di Montaldo Torinese – in via Trinità 17 – un convegno con proiezione di filmati. “Enrico Mattei, un leader cresciuto nella Resistenza cattolica come comandante partigiano” è il titolo dell’incontro promosso dal Comune di Montaldo Torinese in collaborazione con l’Associazione nazionale partigiani cristiani e l’Azione Cattolica di Torino.

Enrico Mattei: l’impegno in Azione Cattolica e nell’Associazione nazionale partigiani cristiani

Sabato 6 luglio, a partire dalle 9.45, con il sindaco di Montaldo Sergio Gaiotti, interverranno, l’on. Mariapia Garavaglia, presidente dell’Associazione italiana partigiani cristiani, Gianfranco Noferi, già dirigente Rai e consigliere nazionale Anpc, don Ermis Segatti, teologo e storico delle religioni, e Dino Cassiba, di Azione Cattolica Torino. Moderatrice della tavola rotonda Chiara Genisio, direttrice dell’Agenzia dei giornali cattolici diocesani del Piemonte, Agd e vicepresidente vicario della Federazione italiana settimanali cattolici. Sono poi previsti contributi di Rocco Leuzzi, Luciano Gozzarino e Gino Bressa.

Nell’occasione, per illustrare anche visivamente l’impegno nella Resistenza di Enrico Mattei, sarà inaugurata una mostra, che rimarrà aperta sino al 14 luglio.

Enrico Mattei, militante partigiano

Mattei si avvicinò alla Resistenza nel ’43, quando già da Matelica, la città dove aveva studiato, si era trasferito a Milano, impiantando qui con i fratelli l’Industria Chimica Lombarda. Fece ritorno a Matelica solo per entrare nelle formazioni partigiane locali. Sfuggito ai rastrellamenti, tornò quindi a Milano, ma da clandestino, curando che la sua azienda evitasse di fornire i prodotti all’industria bellica tedesca.  Da militante ebbe diversi nomi di battaglia: Este, sul fronte politico, Marconi (il cognome della nonna materna), per l’attività militare, e Monti, all’interno della Democrazia cristiana. Divenuto componente del Comando generale del Corpo volontari della Libertà nel nord Italia, venne quindi arrestato e portato in carcere a Como. Ma qui riuscì a fuggire rocambolescamente, anche con l’aiuto di una suora, dopo aver procurato un corto circuito che precipitò per diverse ore nel buio l’istituto di pena.

Per il suo ruolo centrale nella Resistenza fu uno dei sei capi che sfilò alla testa dei partigiani vittoriosi alla liberazione di Milano il 5 maggio 1945, insieme con Ferruccio Parri, Luigi Longo, il generale Raffaele Cadorna, Mario Argenton ed Enrico Stucchi.

A cura di: Redazione