In autobus per migliaia di chilometri, da Iasi fino a Bucarest, attraversando i Carpazi e facendo tappa tra monasteri e chiese, conventi, oratori, mausolei. È stato un viaggio di studio, scoperta e riflessione quello compiuto tra il 27 maggio e il primo giugno 2024 in Romania dalla delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta della pastorale dei migranti e missionaria. Sulle tracce del cattolicesimo rumeno, si è mosso un gruppo di 26 persone, sacerdoti e laici da tutte le diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta. A guidarli il vescovo di Asti, Marco Prastaro, Sergio Durando, referente della pastorale dei migranti e Valerio Bersano, coordinatore regionale dell’Ufficio missionario.
Viaggio di istruzione nelle terre di origine dei migranti in Italia

La visita in Romania è il terzo viaggio di istruzione promosso dalla pastorale dei migranti e missionaria. Nel 2017 la simbolica meta è stata Lampedusa, il più vicino approdo degli uomini in fuga da guerre, carestie e fame. Quindi nel 2018 l’Albania, la terra della prima ondata di migranti in Italia. Dopo la pausa forzata del lockdown dovuta al covid, ora i programmi riprendono con un focus su un altro paese che per l’Italia rappresenta un prezioso bacino di lavoratori e un esempio di forza di fronte alle difficoltà.

“Scopo di questi viaggi – spiega Marco Prastaro, vescovo di Asti – è conoscere e capire i luoghi di origine delle persone e famiglie di immigrati con cui più di frequente siamo in contatto in Italia. E di confrontarci con gli italiani trasferiti in questi paesi”: Nello specifico i cinque giorni in Romania “hanno rivestito particolare interesse per l’incontro tra chiese sorelle, che condividono i valori, ma che si muovono in contesti molto diversi”.
Romania cattolica, una minoranza attiva contro il disagio
La Romania ha 19 milioni di abitanti, per l’80 per cento ortodossi e per il 5 per cento cattolici, compresi quelli di rito greco. Un’esigua presenza. Inoltre la Chiesa rumena soffre una ulteriore riduzione di fedeli a causa delle massicce migrazioni e per effetto della secolarizzazione. Nelle 140 parrocchie della diocesi di Iesi si contano 300 sacerdoti impegnati nella pastorale. In quella di Bucarest le parrocchie sono 65 e i sacerdoti 130, per 70 mila fedeli, molti dei quali all’estero per motivi di lavoro.
Romania: un paese povero, con la guerra alle porte
I problemi sono tanti in un paese poverissimo, che ovunque mostra le cicatrici lasciate dal regime comunista e che risente di una guerra d’invasione alle porte, quella scatenata dalla Russia in Ucraina. Pur nel clima teso, i rapporti tra cattolici e ortodossi rumeni sono pacifici, di stima e di amicizia. La gente vive insieme senza frizioni e si rispetta, anche perché è diffuso il fenomeno dei matrimoni misti. E del resto le comunità cattoliche rumene, anche se in minoranza, hanno molta visibilità sul territorio per le varie iniziative di promozione sociale e comunitaria. Cosa assai rara nella Chiesa ortodossa, più concentrata sugli aspetti liturgici della religione.
Romania cattolica. Progetti di promozione e inclusione da sostenere
“Come la nostra Chiesa, quella rumena fa delle opere di carità il suo tratto distintivo – considera mons. Prastaro – Di qui discende l’attenzione alla catechesi, soprattutto dei giovani, e la sensibilità per le manifestazioni di devozione popolare”. I progetti sono numerosi sull’intera Romania e tutti di grande rilievo sociale. Presidi per l’ospitalità di orfani, anziani, disabili e anche per ragazzi in fuga dalla guerra in Ucraina. Ancora, centri di recupero per persone colpite da alcolismo, tossicodipendenza e ludopatia. Infine oratori e attività di animazione e incontri di preghiera. “Sono tanti gli spunti su cui le nostre diocesi saranno chiamate a riflettere. Di fronte a noi c’è una Chiesa indomita che sa affrontare il disagio con vitalità” riflette il vescovo di Asti.
