Olimpiadi: fraternità e condivisione. In un momento in cui le guerre si stanno moltiplicando in diverse parti del mondo, lo sport può essere uno strumento fondamentale per la pace. Non solo attraverso una tregua olimpica che possa far cessare i conflitti almeno durante il periodo dei Giochi di Parigi (in programma dal 26 luglio all’11 agosto, a cent’anni esatti dall’ultima volta che la capitale francese ha ospitato l’evento), ma anche mettendo in pratica nella vita di ogni giorno tutti i valori di cui lo sport è portatore.
Olimpiadi. Giochi di pace è il libro curato da Vincenzo Parrinello

Questo il messaggio di “Giochi di pace”, a cura di Vincenzo Parrinello (Libreria editrice vaticana). Dirigente sportivo di chiara fama e generale della Guardia di finanza in congedo, Parrinello raccoglie in questo volume numerose testimonianze dei protagonisti dello sport, leggende, atleti olimpici, paralimpici e rifugiati: da Novella Calligaris a Juri Chechi, da Filippo Tortu a Valentina Vezzali, fino ad Arianna Fontana ed Alessandro Zanardi. Ricordi, emozioni, incontri, paure, ansie, momenti di crescita personale, vittorie e sconfitte che prescindono dal conseguimento della medaglia, sfide con sé stessi e strette di mano. Una guida, dunque, per vivere l’anima e il valore dello sport. Storie di uomini e donne che raccontano la loro esperienza atletica oltre alle medaglie.
Papa Francesco: “Giochi olimpici come strumento per costruire ponti”
Ad aprire il volume la prefazione di Papa Francesco, che paragona lo sport a una “grande staffetta” nella “maratona della vita”, con il testimone che passa di mano in mano, stando attenti che nessuno resti indietro da solo e adeguando il proprio passo a quello dell’ultimo. E la sollecitazione a ripensare i Giochi olimpici come strumento per costruire ponti, abbattere barriere, favorire relazioni.
Importante anche il contributo del card. José Tolentino de Mendoça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, che suggerisce l’attenzione alla dimensione spirituale dell’evento sportivo: nella fiducia in un Dio che sostiene durante la prova e nella consolazione di un Dio che conforta nella stanchezza. Abbiamo intervistato il curatore, Vincenzo Parrinello.
Un progetto editoriale suggestivo e coinvolgente, quello di «Giochi di pace». Da dove arriva?
È stata un’idea di Althletica vaticana, con cui ho il piacere di collaborare fin dalla sua nascita, nel 2019. Insieme abbiamo scritto, nelle strade e sulle piste, pagine particolarmente significative, per cercare di vivere la visione di fraternità suggerita da papa Francesco: una proposta che ritengo decisiva non solo per il presente e il futuro dello sport, ma per l’umanità stessa.

Il momento delle Olimpiadi, infatti, è particolare, perché porta a riflettere sullo sport non solo in termini di vittoria e sconfitta, ma soprattutto sui suoi aspetti valoriali: spirito di squadra, lealtà, inclusione, rispetto degli avversari e delle regole. È, insomma, un’occasione che aiuta a guardare all’anima delle attività sportive in generale.
Oggi, purtroppo, si parla troppo spesso di guerra. Come può lo sport essere un’opportunità di pace?
Questa attività ha una forza straordinaria e niente può fermare la sua dirompenza. Con Athletica vaticana, dopo il Covid-19, abbiamo organizzato i meeting “We run together”, che hanno visto insieme, in staffette dal grande valore simbolico, campioni olimpici e paralimpici, accanto a persone con diverse disabilità (giovani con autismo e con sindrome di Down), migranti e rifugiati, diplomatici accreditati presso la Santa Sede, funzionari del governo italiano e di Roma capitale, donne vittime di violenza con i loro figli, carcerate e carcerati. Tutti insieme con la stessa dignità, a passarsi di mano in mano il testimone della staffetta. Non cedo alla retorica nell’affermare che quei sorrisi sono un medagliere da appuntare al cuore. Lo sport è fraternità e la fraternità porta la pace.
Olimpiadi. Ha qualche ricordo personale?
Ad esempio, quando nel 2003 ho partecipato ai Giochi militari a Catania e ho colto due ufficiali di alto grado, uno della Corea del Nord e uno della Corea del Sud, che parlavano tra loro in modo molto amichevole, seppure provenissero da un contesto molto difficile.
Questo ci fa capire come lo sport sia uno strumento con potenzialità enormi. Può essere un elemento che aiuta la convivenza serena nel mondo, permette di smuovere rapporti e diventa anche un modo concreto per facilitare la cooperazione. In questo anno olimpico e paralimpico, inoltre, papa Francesco rilancia l’esperienza sportiva come linguaggio di pace con riferimento esplicito alla tregua olimpica. La speranza è che questo libro sia un gesto semplice per costruire la pace anche come strumento diretto di comunicazione per le nuove generazioni, in modo che vivano lo sport come realmente dovrebbe essere vissuto.
Olimpiadi. Che cosa può insegnare lo sport ai giovani d’oggi?

Lo sport non è solo vittoria o sconfitta. La sua caratteristica principale è proprio quella di essere un portatore di valori. È soprattutto credere e vivere ideali come amicizia, lealtà, tenacia, spirito di gruppo, sacrificio, rispetto, solidarietà e inclusione. Si possono mettere insieme ragazzi che non si conoscono, che parlano lingue diverse e che appartengono a culture differenti e farli divertire insieme. Certo, i valori non vanno solo enunciati, ma vissuti. E l’attività sportiva deve essere considerata un mezzo per l’educazione e la crescita dei giovani.
I ragazzi sono sempre più interconnessi e sedentari. Come si possono attrarre alla pratica sportiva?
I giovani si devono innanzitutto divertire. Soprattutto i bambini. E in questo noi adulti abbiamo grandi responsabilità. Sono dirigente sportivo da quasi 49 anni. Spesso ho visto che è facile scontrarsi con la mentalità dei genitori e degli educatori sportivi. I genitori talvolta incoraggiano i figli a fare sport perché hanno delle frustrazioni personali: nella loro giovinezza avrebbero voluto fare tanto e non ci sono riusciti. E così caricano i figli di aspettative. Gli allenatori, invece, alcune volte esasperano l’aspetto agonistico con l’intenzione di spingere i ragazzi a dare il meglio di sé.
Così, alla fine di un allenamento, capita di vedere i ragazzi stanchi, con il viso triste e desiderosi solo di tornare a casa. Quando ciò accade dobbiamo preoccuparci. I bambini e i ragazzi devono vivere lo sport con spensieratezza, come se stessero solo giocando. A volte l’assillo, la troppa pressione degli allenatori o dei genitori rischia di allontanare i giovani dallo sport. E questo è molto pericoloso. Non è mai facile già di per sé, infatti, vivere la passione agonistica negli anni della crescita: gli impegni negli studi, le relazioni con gli amici, le prime fidanzatine o i primi fidanzatini non sono semplici da conciliare con l’allenamento quotidiano, soprattutto quando si gareggia ad alti livelli. Per questo serve una grande motivazione personale, che viene direttamente dal cuore dell’atleta.
Olimpiadi. Cresce il numero degli atleti paralimpici. Come si possono aiutare i disabili a praticare sport?
Insieme al presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli, sono stato uno dei primi a spingere perché venissero aperti ai disabili i gruppi sportivi militari. E questa oggi ormai è una realtà. Il Comitato paralimpico italiano è nato grazie a un’evoluzione sociale e al lavoro di tante persone. Prima esisteva la Federazione italiana handicappati, che, come si può notare già dal nome, aveva una connotazione molto ghettizzata. Oggi questa concezione si è modificata. Ma le famiglie hanno ancora qualche perplessità o addirittura pudore a spingere i ragazzi a fare gli atleti. Si arriva a praticare sport soprattutto per il desiderio di imitare chi già lo fa. Come è stato per Ambra Sabatini, che ha visto alle Paralimpiadi Martina Caironi e ha deciso di andare anche lei a gareggiare. In Italia sono necessari più centri di avviamento allo sport. Lo sono per i normodotati. Ancora di più per i disabili. Ogni città dovrebbe mettere a disposizione degli spazi in cui le famiglie possono portare i loro figli a imparare un’attività sportiva, mettersi alla prova e divertirsi. A tutti deve essere data l’opportunità di praticare sport per non creare incolmabili diseguaglianze.
