«La Costituzione ci porta al cuore della democrazia: fonda la Repubblica sul lavoro, non sul voto». Alla Settimana sociale dei cattolici lo ha ribadito Filippo Pizzolato. Parto di lì per sottolineare come sia importante il lavoro per costruire cittadinanza e partecipazione. Per errate scelte di politica industriale, (ricerca del minor costo e non della maggiore qualità, crisi economica dal 2008, crisi pandemica ecc.) il lavoro ha progressivamente perso dignità e ruolo, causando crescenti squilibri sociali. I dati su occupazione sono evidenti.
Lavoro. Meno attenzione alla sicurezza, salari al ribasso, contratti precari. Instabilità da combattere

Guardando a coloro che hanno un impiego, all’interno del mondo produttivo e dei servizi, preoccupano le diminuite attenzioni alla sicurezza sul lavoro, i salari al ribasso, la precarietà dei contratti, la quota crescente di lavoro nero e sottopagato, tutti elementi che indicano uno svilimento nei fatti della colonna portante della nostra concezione di società. Preoccupa ancor più l’accondiscendenza a una cultura assistenzialista alternativa alla cultura del lavoro, con il costante aumento della quota delle risorse pubbliche destinata alle politiche passive a discapito di quelle attive, finalizzate a migliorare l’occupabilità delle persone e a rendere sostenibile la mobilità del lavoro.
Settimana Sociale dei cattolici. Dalla Dottrina sociale della Chiesa, un nuovo valore alla categoria di popolo
Oggi ci può guidare la Dottrina sociale della Chiesa che in Fratelli tutti di papa Francesco afferma: “Il tentativo di far sparire dal linguaggio la categoria di popolo, potrebbe portare a eliminare la parola stessa democrazia” (n. 157).
Occorre passare da una visione “mistica” o ideologica di popolo ad una “mitica”, intesa cioè come “un’identità fatta di legami sociali e culturali…in un processo lento, difficile… verso un progetto comune”. L’obiettivo è tornare protagonisti della partecipazione.
Settimana Sociale dei cattolici. Via cristiana verso una comunità aperta e generativa.
Mentre le narrazioni sociali raccontano oggi un’Italia “senza”: senza cittadini, senza abitanti, senza fedeli, senza lavoratori, vogliamo scorgere, con una lettura sapienziale, cosa c’è e cosa occorre risvegliare perché ci sia democrazia. Si tratta di percorrere la via cristiana verso di essa, che non mira alla questione del potere e delle decisioni, ma “si ferma davanti ad una domanda più radicale: che cosa può fare di noi una comunità aperta e generativa”.
Settimana sociale dei cattolici. Come agire nelle aree urbane sensibili per stimolare la partecipazione

La partecipazione, in contesti denominati “aree urbane sensibili”, ha come principale finalità l’”accompagnamento sociale” degli abitanti con attività di coinvolgimento. Il problema era come riuscire ad avere partecipanti e superare una radicata sfiducia nelle istituzioni, e di supporto ai destinatari della trasformazione urbana in corso, per affrontare meglio i disagi (ad es. la cantierizzazione dell’area). O per poter cogliere alcune opportunità (ad es. l’implementazione di alcuni servizi locali), il rapporto centro e periferia, montagna e città, usando lo schema dei fiumi, da monte a valle.
Settimana sociale dei cattolici. Il ruolo delle comunità locali per un modello si sviluppo sostenibile
E in Italia intorno all’evento della Settimana sociale si sono svolti una miriade di dibattiti e incontri, compreso quello di un gruppo di amministratori locali che hanno proposto un patto permanente di dialogo e confronto dandone prontamente conoscenza alla stampa che, di solito, è attenta alle ricadute politiche immediate di ciò che avviene in queste occasioni. Il protagonismo dei comuni e delle comunità locali, dal basso, è fondamentale per accelerare il processo di sviluppo sostenibile, capace di tenere insieme la questione ambientale e quella sociale».
Settimana sociale dei cattolici. Spazi di discussione per superare diseguaglianze e diversità
Nonostante le semplificazioni mediatiche ricorrenti non si tratta di un embrione di un nuovo partito politico di ispirazione cristiana, ma di uno spazio costante di dialogo tra politici su temi concreti. Il modello sembra quello proposto dall’economista Leonardo Becchetti di offrire “uno spartito” che diversi attori politici possono discutere, condividere e mettere in pratica. È ciò che già fanno su alcuni temi realtà come l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile e il forum Diseguaglianze e diversità.
Papa Francesco. “Essere una voce che denuncia, in una società afona”
Il criterio discriminante per valutare il rapporto con i decisori politici è stato indicato domenica mattina 7 luglio dal Papa nel suo intervento ai delegati per ribadire la necessità di agire non per difendere interessi e privilegi di parte ma essere una “voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. Tanti, tanti non hanno voce. Tanti. Questo è l’amore politico”. Queste tematiche non possono rimanere di competenza di pochi addetti, devono diventare una «questione sociale».
Settimana sociale dei cattolici. Necessario un sindacato per difendere salute, sicurezza e confronto

Di fronte a queste problematiche – spiega papa Francesco – non è possibile difendersi in modo individuale, rivendicare i propri diritti, la propria dignità, salvaguardare la salute e la sicurezza, il riconoscimento professionale. È indispensabile uno strumento come il sindacato unitario, da loro liberamente scelto, che li rappresenti sul lavoro e poi in pensione, che sostenga le legittime esigenze e necessità, con una visione generale. È indispensabile – sottolinea ancora Francesco – un patto con le forze politiche, con le istituzioni per trasformare in scelte politiche di visione. I “dialoghi tra le buone pratiche, spazi nuovi di messa in rete”, domandandosi “cosa possiamo fare per essere utili e sfidanti per la politica”. Il Papa cita infine la possibilità di “promuovere luoghi di confronto e discernimento” tra persone impegnate in politica.
Settimana sociale dei cattolici. Serve un’economia dal volto umano
Non c’è pace senza lavoro dignitoso e giustizia sociale. Oltre al diritto ad un lavoro dignitoso, prima di tutto un’economia dal volto umano. Oggi purtroppo sta fiorendo un’economia di guerra che genera una ricchezza immediata per pochi, ma che ci renderà tutti più poveri alla lunga, perché a servizio di una macchina di distruzione e di morte. C’è poi il grande tema della partecipazione democratica. La politica detta le regole del gioco, ma i singoli cittadini hanno la possibilità di orientare la politica. Non dobbiamo assolutamente rinunciare alle diverse forme di partecipazione democratica, a partire dal voto.
Settimana sociale dei cattolici. Tutti chiamati ad agire per il cambiamento
Un altro ingrediente per costruire la pace è poi la cosiddetta riconversione ecologica delle attività produttive che deve però sempre avere una sua sostenibilità sociale. Se un’attività produttiva deve cambiare perché produce rischi per la salute della gente o del territorio, il costo del cambiamento non può cadere sugli operai, sui lavoratori. Sembrano problemi davvero più grandi di noi… “Lo sono – considera Francesco – ma non dobbiamo diventare fatalisti. Ogni singola persona può dare il suo contributo al cambiamento”.
Settimana sociale dei cattolici. La spinta a vivere una fede incarnata nella storia
“Prima di tutto – ammonisce il Papa – bisogna informarsi e diventare più consapevoli delle dinamiche e dei problemi sociali. Poi occorre mettere in atto stili di vita responsabili e sostenibili. Infine cercare di orientare la politica, perché agisca per il bene comune e in una prospettiva di pace». Il metodo vedere-valutare-agire resta fondamentale nell’impegno sociale. Come laici e laici associati abbiamo ricevuto una grande spinta a vivere una fede incarnata nella storia e insieme aperta e testimone di speranza e fiducia. La Chiesa poi deve per sua natura essere aperta a tutti, ma non deve rinunciare a stare dalla parte degli ultimi, magari per paura del conflitto.
