
Più che un segretario comunale serve oggi un pool di segretari a servizio dei comuni e delle comunità montane. Ne è sicuro Marco Bussone, presidente dell’Unione nazionale comuni e comunità enti montani (Uncem), che anzi chiede al Viminale una radicale rifondazione del ruolo a cento anni dalla sua istituzione. “Se la politica deciderà che venga mantenuta – spiega Bussone – la figura del segretario comunale è totalmente da rivedere nel quadro del ripensamento del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali TUEL e di cosa sono i comuni in Italia, cosa fanno, piccoli e grandi e come lavorano insieme”.
Bussone: “No agli uffici di segretari comunali in outsourcing”
Oggi ci sono segretari che seguono, con enormi soddisfazioni economiche, anche 15 comuni, grazie a scavalchi e incarichi spalmati su più comuni e unioni montane. E non di rado, per dotarsi di un segretario comunale, i comuni, in particolare piccoli, mettono i loro uffici in outsourcing affidandosi a società molto spesso composte da segretari in quiescenza. Ma, secondo Bussone la strada da imboccare è un’altra: “Non basta chiedere più segretari comunali e proroghe per i vicesegretari. La figura va ripensata, come tutti gli altri incarichi dirigenziali”.
Segretari comunali al centro dei processi di crescita e sviluppo dei comuni
Secondo Bussone il segretario deve trasformarsi in un vero manager della PA e dei comuni, “propulsore di sviluppo locale e servizi efficienti, capace di montare progetti comunitari, fare innovazione, programmare e pianificare”. Un vero generatore di comunità”. In questa visione, il segretario diventa il perno dei comuni uniti e di una valle, “accanto al sindaco e al presidente di Unione e di Comunità montana – puntualizza Bussone – E nel primato della politica”.
Segretari comunali: meglio se in pool
Ed è proprio per la centralità del ruolo che, Bussone pensa, più che a una figura singola, a un pool di segretari – o come si chiameranno alla luce della riforma. A suo parere i gruppi di lavoro dovranno essere incardinati nell’Uncem e posti alla guida dei processi di crescita, sviluppo, promozione, pianificazione, strategia, per dieci o anche quindici comuni insieme e per l’ente intercomunale. Certo si tratterà sempre di professionisti ben pagati, ma, prosegue Bussone, “senza una mercificazione del ruolo. E senza la corsa esasperata dei sindaci a trovarli, a chiederli con ansia ai prefetti, a cercarli lungo la settimana, a farli collegare on line per Giunte e Consigli, a bloccare le loro agende per due ore di incontro al mese in Comune”.
Segretari comunali 2.0 per l’innovazione e la digitalizzazione
Bussone sollecita un cambio di passo. “I nuovi segretari 2.0 coordinino gli uffici associati, generino innovazione, digitalizzazione. Siano manager veri della PA”. Non mancherebbero nemmeno precedenti virtuosi. “In molte comunità montane lombarde – osserva Bussone – ci sono già in alcuni casi figure che coordinano azioni di trasformazione del territorio. Sanno inserirsi nei processi di cambiamento della società e delle valli, guidano le risposte alla crisi climatica e demografica. E stanno lontani da mere logiche burocratiche, da controlli e iniziative di ordinarie in Consigli, Giunte, Uffici”.
Bussone ragiona anche in termini di budget. “5, 8mila euro al mese siano finalmente investiti dagli enti per fare dei segretari dei generatori di crescita e sviluppo – invita – Rendiamo queste figure a prova di futuro, moderni, innovatori, pezzi di comunità vive”. Quel che occorre oggi sono gli “artefici di comunità, i costruttori di moderni enti locali che siano finalmente pilastri della PA italiana, dei territori, delle valli”.
