L’allarme di Mario Draghi sulla sopravvivenza dell’Unione Europea

Il Rapporto sulla competitività indica le riforme necessarie all’integrazione economica, finanziaria e politica

Che il momento sia difficile un po’ ovunque nel mondo, in particolare dove continuano ad infuriare le guerre, non ci deve fare dimenticare la pace fragile che vive l’Unione Europea e le sue debolezze politiche e istituzionali. Se fosse ancora necessario ci sta pensando Mario Draghi a suonare l’allarme con un Rapporto di imminente pubblicazione sul futuro dell’Unione Europea. O, meglio, su che cosa fare perché l’UE abbia un futuro.

Unione europea. Il rapporto sulla competitività

Il documento che Draghi ha, a grandi linee, annunciato al Parlamento europeo mercoledì scorso, sarà presentato nei prossimi giorni alla Commissione, cui è destinato in prima battuta. Porta il titolo in parte ingannatore di “Rapporto sulla competitività”. Ma da quello che già si sa l’ambizione va oltre e punta a disegnare le riforme necessarie per la sopravvivenza della straordinaria avventura dell’integrazione europea. Non solo quella economica ma più ancora quella politica.

L’incarico per questo Rapporto era stato affidato a Draghi, come l’altro già presentato da Enrico Letta sul rafforzamento del mercato comunitario, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, per avere indicazioni sul futuro cantiere UE.

Unione europea. Il difficile dialogo tra i 27 governi nazionali.

Per il rapporto di Draghi, non a caso, la consegna è stata ritardata dopo le elezioni europee e, ancora oltre. Per dare il tempo ai nuovi vertici UE di insediarsi e riavviare i lavori. Questo riguardava in particolare la presidente della Commissione, adesso riconfermata per un secondo mandato, alle prese nei prossimi giorni con due scadenze importanti. La prima è la formazione del Collegio dei commissari con l’affidamento di portafogli e priorità; la seconda è l’elaborazione del programma di legislatura che la nuova Commissione dovrà presentare al Parlamento europeo nel quadro di un difficile dialogo con i 27 governi nazionali.

Nel rapporto di Draghi le sfide economiche, finanziarie e sociali dell’Unione europea

Ci sarà tempo, a pubblicazione avvenuta del Rapporto, di valutarne i contenuti e registrare le reazioni dei vari attori in campo su temi così vasti, dalle forze politiche presenti nel Parlamento europeo ai Capi di Stato e di governo UE, dagli interlocutori economici e finanziari e anche dalle organizzazioni sindacali e della società civile europea.

Nel rapporto una lettura severa delle debolezze dell’Unione europea

Ma qualcosa è già possibile anticipare, tanto sulla tonalità del rapporto che sulle proposte politiche e istituzionali. La tonalità è quella fortemente segnata da una lettura severa delle debolezze dell’UE e dall’urgenza di correre ai ripari prima che sia tardi. Un’invocazione che suona drammatica come un “incubo”, parola pronunciata in proposito dal compassato ex-presidente della Banca centrale europea.

Il rapporto Draghi sollecita più investimenti, più strategie economiche comuni, più difesa comunitaria

I temi affrontati non risparmiano nessuno dei nodi essenziali da sciogliere per liberare l’UE dalle sabbie mobili in cui rischia di affondare: dagli investimenti indispensabili per contrastare calo della produttività europea alla pericolosa dipendenza dalle materie prime necessarie, al futuro della nostra economia. Dalla necessità di affrontare la transizione climatica con un’attenzione alla sua sostenibilità sociale fino all’urgenza di una risposta comunitaria in materia di sicurezza e difesa. Tutti temi accompagnati da considerazioni di natura finanziaria, compresa una revisione degli strumenti di bilancio dell’UE, con la prospettiva di ricorrere ad un debito pubblico comune.

Riforme necessarie al Trattato dell’Unione europea

Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi l’attuale macchina istituzionale, lenta e zavorrata dal voto all’unanimità, ha bisogno di una manutenzione straordinaria, sfruttando meglio le opportunità offerte dall’attuale Trattato, da riformare non appena ve ne siano le condizioni politiche.

Senza aspettare troppo, perché di tempo se ne è già perso abbastanza.

(Foto di carattere generico dagli archivi Freepik e Pixabay)

Franco Chittolina