Nella notte tra il 14 ed il 15 di settembre una piccola imbarcazione salpa dalla costa francese alla volta di quella inglese. A bordo sono stipate 59 persone che provengono da Eritrea, Sudan, Siria, Afghanistan ed Egitto e di cui soltanto una decina è dotata di un giubbotto di salvataggio.
Migranti. In 21 mila quest’anno hanno attraversato il canale
Nel naufragio che segue muoiono otto migranti. Appena una dozzina di giorni prima, in circostanze simili, altri dodici migranti, tra cui molti eritrei, perdono la vita e due risultano dispersi. Ciò nondimeno continua massiccio il flusso che solca la Manica dalla Francia verso il Regno Unito. Secondo i dati forniti dallo Home Office britannico, i migranti che nei primi otto mesi del 2024 riescono a concludere la traversata sono quasi 21.000, mentre nell’intero 2023 hanno sfiorato i 30.000, dopo il picco di oltre 45.000 raggiunto nel 2022.
Migranti. L’impegno di Parigi e Londra a impedire gli attraversamenti
Come successo in altre occasioni, anche in Italia, le due recenti tragedie ripropongono domande e dubbi sulla politica migratoria sin qui adottata dai due Paesi per il tratto di Mare del Nord che li separa. I media, soprattutto quelli francesi, non rinunciano a sottolinearne limiti e contraddizioni. Tutto prende avvio nella metà degli anni’90 quando viene aperto il tunnel sotto il Canale e vi inizia il passaggio dei migranti al di fuori dei canali ufficiali. Su pressione di Londra, Parigi rafforza il controllo dell’accesso ferroviario, poi esteso a quelli portuari della regione.
Nel corso dei successivi decenni, almeno cinque accordi vengono raggiunti tra le due capitali, l’ultimo dei quali risale al 2021, quando l’una e l’altra ribadiscono la determinazione di «impedire gli attraversamenti al 100%». In realtà, a tre anni dall’ambizioso annuncio, i risultati ottenuti continuano ad essere assai distanti da quelli perseguiti.
Migranti. Bloccato solo il 60 per cento delle partenze sulla Manica
Innanzitutto la stima è che, fino ad oggi, riesca ad essere bloccato soltanto il 60 per cento delle partenze via mare. E ciò nonostante le massicce risorse finanziarie, logistiche e tecnologiche impiegate. In particolare, negli ultimi dieci anni il Regno Unito versa alla Francia oltre 800 milioni di euro e ancora nel 2023, per il triennio successivo, il premier britannico si impegna ad erogarne altri 541. Dal canto suo, la Francia mobilita lungo la costa ben 1.700 unità delle forze dell’ordine con moderne dotazioni di sorveglianza tra cu idroni, telecamere termiche e visori notturni.
Migranti. In Francia e Regno Unito l‘esternalizzazione’ delle frontiere
Il meccanismo di cooperazione allestito da Regno Unito e Francia costituisce un esempio di «esternalizzazione» delle frontiere che ora, pur con diverse modalità, raccoglie il crescente consenso di Stati, innanzitutto tra quelli del Nord del mondo. Esternalizzare significa, in estrema sintesi, bloccare i flussi migratori già nei Paesi di origine o transito e affidare a tali Stati la gestione dei migranti e del loro destino. L’esempio del Regno Unito, che incarica la Francia di «stop the boats», rimane comunque peculiare, in quanto il rapporto di delega dal primo alla seconda interviene tra Stati non solo vicini, ma anche per molti aspetti omogenei. Ambedue condividono la secolare alleanza, la potenza economica, lo Stato di diritto, il peso internazionale, la maturità democratica, lo sviluppo tecnologico, l’adesione a tante organizzazioni regionali e globali.
Migranti. L’arduo obiettivo di salvare vite e combattere i trafficanti

Eppure, nonostante i non pochi comuni elementi di forza e coesione, i due Paesi accusano non poca fatica nel raggiungere l’obbiettivo. Analizzarne le cause, con equilibrio e senza troppe ansie securitarie, potrebbe perciò esser d’aiuto per capire se, in quale misura e a quale prezzo – umano ed economico-, sia davvero praticabile l’esternalizzazione delle frontiere. Finalità questa, tantopiù difficile da raggiungere quando, come nella gran parte dei casi, il progetto coinvolge Paesi e regioni del mondo distanti e/o disomogenei. Ora, anche sul piano dei costi umani la politica migratoria perseguita da Regno Unito e Francia offre utili spunti di riflessione critica. “Salvare vite umane” e “lottare con i trafficanti di migranti” è il duplice leitmotiv delle autorità dei due Paesi che accompagna gli sforzi di sigillare la costa francese e quindi dissuaderei migranti dall’attraversare la Manica. In realtà, i provvedimenti messi in atto non mancano di produrre risultati incoerenti rispetto all’uno e all’altro intento, di per sé condivisibile.
Migranti. 46 vittime nella Manica nel 2024
Così, con le 46 vittime contabilizzate fino a settembre, il 2024 già si afferma come il più letale degli ultimi anni. Del resto, nelle sole 24 ore che precedono l’ultimo naufragio costato la vita a otto migranti, le autorità francesi bloccano otto imbarcazioni pronte a partire e soccorrono duecento persone con interventi aerei e marittimi.
A fronte della costante forte pressione migratoria, dovuta alle tante crisi e instabilità nel pianeta, le misure volte a rendere ostile il Canale, e quindi arduo il suo passaggio non riducono – e tantomeno azzerano – i tentativi. I migranti non vi rinunciano, ma semplicemente accettano un più elevato livello di rischio.
Fino a 80 migranti per battello. Elevatissimi i rischi di naufragio
La conseguenza è che il passaggio dalla costa francese a quella inglese, già azzardato causa delle condizioni atmosferiche avverse e del pesante traffico commerciale, diventa ancor più pericoloso perché affrontato a bordo di battelli pneumatici, minuscoli e sovraccarichi oltre il verosimile.
Dall’intervista di magistrati e investigatori apparsa sul quotidiano francese “La Croix” del 17 settembre 2024 si apprende che se nel 2021 gli occupanti delle imbarcazioni erano in media 20-30, “oggi sono sovente più di 50” e talora il numero può “salire fino ad 80 migranti” ed è questa “una delle ragioni che spiegano la moltiplicazione dei naufragi o talune morti per soffocamento”.
Vite in ostaggio di gruppi criminali
Quanto poi al contrasto del traffico dei migranti, vale richiamare lo stimolante contributo di un esperto di cooperazione di polizia, pubblicato su “Le Monde” dell’11 settembre 2024. Secondo il docente universitario l’attraversamento del Canale, in quanto reso sempre più difficile, finisce per esigere competenze e risorse logistiche che trascendono le capacità dei singoli migranti. Da qui il sorgere in una vera e propria domanda di assistenza alla quale i gruppi criminali danno riscontro prestando, a caro prezzo, i necessari servizi.
Dai 1500 ai 5000 euro il costo di un passaggio
Di nuovo “La Croix” (17 settembre 2024) apre una finestra su questo mercato fatto di tariffe individuali oscillanti tra 1.500 e 5.000 euro, a migrante, di traversate prioritarie con più alte possibilità di successo per coloro che maggiormente pagano, di profitti fino a 200.000 euro per ogni imbarcazione che attraversa la Manica.
Difficile risalire ai vertici delle organizzazioni criminali
Altrettanto illuminante si presenta, infine, la descrizione della manovalanza impiegata in mansioni assai parcellizzate quali l’acquisto in Paesi vicini delle piccole imbarcazioni, la raccolta di coloro che intendono attraversare il Canale, il compimento degli imbarchi e dei viaggi, nonché la sorveglianza delle zone circostanti. Si tratta di una moltitudine di esecutori, per lo più persone marginali e financo migranti, che poco o nulla conoscono dei vertici delle organizzazioni criminali, spesso – insieme ai loro guadagni delittuosi – al sicuro in Paesi che talora non prestano la necessaria collaborazione.
Lenta e non sempre efficace la risposta penale al traffico dei clandestini
La risposta penale al traffico dei migranti, pur irrinunciabile, si presenta dunque ardua, lenta e non sempre in grado di colpire con efficacia coloro che promuovono e dirigono il traffico dei migranti. Come tale, essa mal tollera il ruolo risolutivo che sbrigative parole d’ordine le attribuiscono nel controllo della migrazione.
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