Morti sul lavoro. La strage di Brandizzo

Morti sul lavoro, la coscienza collettiva offesa

A un anno dalla strage di Brandizzo, convegno all’Università di Torino. 469 le vittime nel 2024

Morti sul lavoro. Un anno dopo, la strage non si ferma. Il sacrificio di cinque giovani vite spezzate sui binari di Brandizzo non è stato l’ultimo. Lo stillicidio quotidiano non è terminato, continua alla media di due morti al giorno, due vite che ogni giorno svaniscono durante il lavoro, una attività, quest’ultima, che dovrebbe qualificare l’uomo anziché togliergli la vita.

Strage sui binari di Brandizzo. Una catena di errori

La commissione d ’inchiesta parlamentare sul caso Brandizzo ha consegnato nei giorni scorsi la sua relazione, evidenziando alcuni punti critici; tra gli altri, la mancanza di tecnologia di protezione utile alla sicurezza dei lavoratori, la necessaria formazione qualificata del personale coinvolto, la catena di subappalti. Sono 469 gli incidenti mortali sul lavoro denunciati dall’inizio del 2024, come confermano i dati pubblicati dall’Inail, l’istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro. Secondo cui nel primo semestre di quest’anno si è registrato un aumento del 4,2% degli incidenti sul lavoro rispetto allo stesso periodo nel 2023.

Sicurezza sul lavoro in Italia. Convegno all’Università di Torino

Sul tema il dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino ha organizzato un convegno dal titolo: «La sicurezza sul lavoro in Italia: un problema di salute pubblica». Tutto nell’ambito del festival cinematografico internazionale dedicato alle tematiche del lavoro e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori «Job Film Days». Un’occasione di studio e di confronto sul tema della sicurezza attraverso diversi angoli di analisi.

La catena dei subappalti, grave fattore di rischio

Una delle questioni sollevate ha riguardato la presenza di subappalti nella produzione in modo da sollevare il committente da responsabilità nei confronti del lavoro e dei lavoratori. Questo primo anello non è a conoscenza dei successivi anelli presenti nel subappalto, che a loro volta possono attivare ulteriori anelli nella catena dove le condizioni di lavoro possono essere a rischio.

Lavoratori stranieri. Anche un problema di lingua

Questa situazione è spesso aggravata dalla presenza di lavoratori stranieri che mettono maggiormente a rischio gli stessi a causa della lingua e della mancata formazione specifica alla sicurezza. Occorre ribadire il necessario rapporto tra il territorio e i lavoratori e qualificare il tema della sicurezza come un investimento e non come un costo in più da sostenere, che spesso appesantisce anche la burocrazia aziendale. È frequente che le aziende siano protagoniste di disimpegno nei confronti dei lavoratori, distanza morale connessa ad una indifferenza che non valorizza l’esperienza umana del lavoro.

Necessaria un’economia morale per combattere le morti sul lavoro

Occorre ridefinire una economia morale per non ubbidire alla logica del solo profitto. Occorre rallentare quei fattori acceleranti delle condizioni a rischio (subappalti, mancato uso di tecnologia, formazione). La salute occupazionale può essere un orizzonte da perseguire. Secondo uno studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), la spesa per infortuni sul lavoro in Italia è paragonabile alla spesa annuale relativa agli investimenti in sanità. Un dato che ci interroga sulla necessità di intervenire anche sul piano economico per diminuire gli incidenti, diffusi nel settore edile, ma presente in tutte le categorie lavorative.

Cultura della sicurezza contro le morti sul lavoro

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La catena causale degli infortuni è ancora lunga, occorre aggredire i fattori scatenanti individuali e collettivi, legati a regole e procedure che spesso non incidono direttamente nel miglioramento e nella capacità di evitare incidenti. I controlli sono necessari, ma è altrettanto urgente creare una cultura della sicurezza, dove anche la magistratura oltre a svolgere compiti di repressione, avvii processi di prevenzione a partire dalle condizioni segnalate e che possono servire da spia di situazioni da investigare.

Le cosiddette «morti bianche» non sono di questo colore, ma sono «nere» per il lutto delle persone che non ci sono più. Come ha recentemente detto il presidente della Repubblica Mattarella «i morti sul lavoro sono un’offesa alla coscienza collettiva».

Foto: Voce E Tempo

Tommaso Marino (Fonte: Voce E Tempo)