Cattolici e democrazia. Il nuovo libro di Ernesto Preziosi, occasione di riflessione ad Aosta. Presente l’autore

Cattolici e democrazia: un rapporto fecondo

Il nuovo libro di Ernesto Preziosi, occasione di riflessione ad Aosta. Presente l’autore

«Trieste e Camaldoli: andata e ritorno. Cattolici e democrazia, tra storia e attualità» è il libro di Ernesto Preziosi, direttore del Centro di ricerca e studi storici e sociali (Censses) e docente a contratto di Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”.

Spunti dalla 50a Settimana sociale dei cattolici

Ernesto Preziosi

Preziosi ha una militanza di lungo corso e ad alti livelli nell’Azione Cattolica, direttore per quasi trent’anni delle pubbliche relazioni dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica, ed una esperienza da deputato dal 2013 al 2018. La presentazione del suo volume – nei giorni scorsi ad Aosta – è stata l’occasione per Massimo Liffredo, responsabile diocesano della Pastorale Sociale e del Lavoro, per raccontare e restituire alcuni dossier della 50a Settimana sociale dei cattolici in Italia. L’evento che si è svolto a Trieste nello scorso mese di luglio sul tema “Al cuore della democrazia: partecipare tra storia e futuro”.

Una Chiesa che invita alla speranza e alla partecipazione

Obiettivo della serata è stato prima di tutto evidenziare “la fecondità del rapporto tra cattolici e democrazia” e il ruolo della Chiesa chiamata a “coinvolgere nella speranza”. “Sicuramente la scelta da parte della Chiesa italiana di mettere al centro e in evidenza i temi della democrazia e della partecipazione – ha detto Liffredo – è stata operazione coraggiosa e opportuna. Coraggiosa per il momento storico in cui siamo immersi. Opportuna per il contributo che può portare al cammino sinodale in corso di svolgimento”. Una riflessione che a partire dalla storia ha dato spunti anche per il presente.

A introdurre la serata Paolo Gheda, professore associato di Storia contemporanea presso l’Università della Valle d’Aosta, che con Preziosi ha condiviso diversi percorsi di ricerca. Gheda ha esordito: “Dai movimenti democratici cristiani di don Romolo Murri al Partito Popolare di don Luigi Sturzo, e poi a partire dalla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti e sino alle più recenti esperienze di cattolicesimo in politica della “seconda repubblica”, un chiaro file rouge attraversa l’esperienza del cosiddetto “partito italiano”. Ovvero il confronto tra il mondo cristiano con i suoi valori e la dimensione dello Stato (pre)unitario, prima monarchico e poi repubblicano, in un articolato processo che ha costituito uno dei tratti caratterizzanti l’identità nazionale della Penisola”.

La responsabilità morale e sociale dei cattolici in politica

Da qui la necessità di “una seria riflessione sul senso istituzionale dei cattolici in politica, in termini di responsabilità sociale e morale e in un’ottica di promozione dello sviluppo e delle prassi democratiche. Cosa che non può prescindere dall’analisi dell’evoluzione storica del senso di partecipazione dei credenti italiani alla vita pubblica. Anche alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa e della sua applicabilità all’interno della concreta prassi politica nei vari momenti politico istituzionali della vicenda nazionale”.

Liffredo ha poi posto alcune domande a Preziosi collegando Trieste alla pagina storica di Camaldoli. Una storia, quella del rapporto tra cattolici e democrazia, per nulla scontata. Un percorso che va dall’estraneità, seguita alla stagione risorgimentale e interpretata dal non expedit. Sino al confronto che si svolge all’inizio del ‘900 con i contributi di Toniolo, Murri e Sturzo, e alla fondazione del Partito popolare nel 1919. E poi al secondo dopoguerra quando, con la Resistenza al nazifascismo, inizia una stagione nuova che vede la nascita della DC degasperiana.

Preziosi ci ha permesso di scoprire come si sia trattato di una stagione intensa, segnata da eventi significativi. «Uno di questi – ha spiegato – è senz’altro l’incontro, dal 23 al 25 luglio 1943, di un gruppo di intellettuali cattolici nel monastero di Camaldoli. Notare che il 25 luglio è approvato lo storico ordine del giorno Grandi, al quale seguì la caduta del governo di Mussolini e il suo arresto da parte dei carabinieri reali”. Sono giorni molto particolari. “La stessa Chiesa aveva percepito che erano in corso grandi cambiamenti. Dalle riflessioni di quei giorni e da una elaborazione rallentata dagli eventi bellici, uscirà nella primavera del 1945 il Codice di Camaldoli”.

Papa Pio XII e l’apertura alla democrazia

Nel frattempo, con il radiomessaggio natalizio del 1944, Pio XII apre la strada alla scelta democratica. “Il Papa afferma che i popoli resi “edotti da un’amara esperienza” si oppongono al potere dittatoriale e si aprono verso la “tendenza democratica”. Di lì a poco, nell’ottobre 1945, a Firenze riprendono le Settimane sociali dopo una interruzione ventennale, con il tema Cattolici e Costituente”.

Per Preziosi da allora il rapporto tra cattolici e democrazia ha attraversato diverse fasi. “Quelle in cui il partito di ispirazione cristiana ha avuto la responsabilità di guidare la ricostruzione e una lunga stagione di governi e di riforme. Fino agli anni della contestazione e del terrorismo, quindi la crisi che ha travolto le forme partitiche”. È seguita una lunga diaspora in cui i cattolici si sono misurati con differenti scenari. “Dalle spinte separatiste della Lega prima maniera, al confronto con forze politiche che hanno promosso l’antipolitica, a partiti avvitati intorno ai leader, al sorgere di forze populiste simpatizzanti per una democrazia plebiscitaria con tendenze che vanno nella direzione di democrazie illiberali, che fanno breccia nelle società scosse dai fenomeni di modernizzazione e in profonda trasformazione”.

Fasi diverse in cui la democrazia ha visto crescere fattori di crisi. Temi su cui sono state dedicate più edizioni delle Settimane sociali. “Non è difficile riconoscere come la democrazia costituisca il fil rouge che collega il periodo della seconda guerra mondiale ai nostri giorni, quando i cattolici sono chiamati a farsi carico della crisi della democrazia rappresentativa”.

Paolo VI. La politica come forma alta di carità

Seguendo il filo di questo ragionamento Preziosi ha toccato il tema della carità politica. «Quella frase che tutti attribuiamo a Paolo VI, e che per primo fu detta da Pio XI alla Fuci alla metà degli anni ’30, cioè la politica come forma alta della carità, e cioè l’amore. La carità della Caritas o della San Vincenzo e quella della politica sono due facce della stessa medaglia. Con la prima interveniamo a valle, rispondiamo ai bisogni, alle mancanze, alle necessità delle persone, a raddrizzare dove possibile la devianza. Quanto supplenza allo Stato. Con la seconda si interviene insieme a monte per eliminare i motivi strutturali che determinano quelle povertà e quelle emarginazioni. E quindi agire sul sistema casa, lavoro, immigrazione. Non è una politica per qualcuno”.

Crisi del sistema democratico e istituzioni svuotate

Guardando a Trieste, Preziosi ha trovato interessante la scelta del tema: Al cuore della Democrazia. “Questa scelta ha voluto dire che i credenti si rendono conto che c’è un passaggio molto delicato nella vita del Paese. Ed è la crisi del sistema democratico. Le istituzioni rimangono in piedi, ma sono come svuotate. Oggi parliamo di partiti, ma non ci sono più. Non ci sono congressi, spesso si fanno convention che sono momenti di altro genere. Tutti i partiti ormai in qualche misura sono partiti del leader. Non ci sono più le correnti. Non c’è più elaborazione culturale. Un tempo all’interno dei partiti ci si confrontava, ci si scontrava e chi perdeva. A differenza di oggi non se ne andava a fondare un altro partito, ma restava a fare opposizione per candidarsi al congresso dopo”.

La crisi della democrazia non è dovuta soltanto alla scarsa affluenza elettorale, ma anche al non funzionamento delle strutture. “Questo è molto pericoloso perché la nostra democrazia è partecipativa, non è soltanto un modo per decidere, ma anche per partecipare. La stessa Chiesa quando più si è interessata del problema politico lo ha fatto per difendere delle istituzioni, non degli interessi di bottega”.

La valenza sociale del Vangelo

Preziosi ha anche affrontato il tema della formazione politica che deve essere sviluppata dal basso. «La formazione politica è la valenza sociale del Vangelo perché la nostra presenza sociale altro non è che una evangelizzazione incarnata. Io non mi sono mai sognato di fare politica per fare politica. Ma ho continuato a fare in un modo corretto, laico, con le giuste mediazioni, quello che facevo nell’Azione Cattolica. A dare quello che potevo, l’annuncio del Vangelo nella situazione concreta. E quindi leggere le situazioni, trovare delle risposte possibili, trovare le coperture economiche. Noi dobbiamo esigere programmi concreti. I credenti devono tornare a contare in Italia, ma questo lo si fa avendo un pensiero».

Fabrizio Favre

pubblicato su Corriere della Valle