Stazione di posta. Il vescovo di Pinerolo, mons. Olivero, riflette sull’apertura della casa di accoglienza per i più fragili in centro città

Una locanda aperta ai feriti della società

Il vescovo di Pinerolo, mons. Olivero, riflette sull’apertura della casa di accoglienza per i più fragili in centro città

Oggi abbiamo inaugurato la “Stazione di posta”. Un evento importante per la città e per il territorio. Avevamo la sensazione di essere dentro un evento storico. Per tutto il giorno ho portato nei miei pensieri un antico racconto, conosciuto fin da bambino. Un uomo stava percorrendo una strada quando alcuni briganti lo derubarono, lo picchiarono e lo lasciarono agonizzante al margine della strada. Passarono due persone. Lo videro, ma erano di fretta. Inoltre, a quel tempo, avevano regole da rispettare, pratiche da compilare, permessi da chiedere per poter soccorrere un ferito. Così andarono oltre. Dopo un po’ passò uno straniero che aveva molta fretta. Forse era lì per lavoro. Aveva il tempo contato. Lo vide, si fermò, lo curò con le poche medicine che aveva con sé. Lo portò ad una locanda. Pagò il soggiorno e le cure. Anzi, promise che sarebbe tornato a saldare il conto (Cfr. Lc 10).

L’inaugurazione di Stazione di posta

Alla luce di questo racconto pensavo: “Oggi abbiamo costruito questa locanda a Pinerolo”. Lì i “feriti” della società possono trovare una mensa, lavarsi, dormire. Una vera locanda. Posta in centro città. Voluta proprio in centro. Per una serie di valide ragioni. In centro perché i “feriti” non sono una questione da specialisti (Servizi sociali, Amministrazione, Caritas, chiese, volontari…) ma di tutta la comunità. In centro perché sia visibile. Tutti passeremo più volte davanti a questa locanda. Ci parlerà, ci chiamerà, ci questionerà. Qualcuno risponderà dando un po’ di tempo come volontario, altri offrendo un contributo come benefattori, altri sentendosi stimolati a vivere in casa l’attenzione ai “feriti”.

Stazione di posta. Chi è messo ai margini non è marginale

La festa della comunità per l’inaugurazione di Stazione di posta

Stazione di posta è in centro perché papa Francesco ci invita a capire che la questione di chi è messo ai margini non è una questione marginale. Scrive: “Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società” (EG 187). In centro per aiutarci a trattare i “feriti” con dignità. La locanda non sarà una “catapecchia”, ma una vera casa, dignitosa. Per ora abbiamo inaugurato il piano terra. Ora guardo in alto e in avanti. In alto, verso gli altri due piani. Per poter ospitare i “feriti” anche la notte. E in avanti, sognando che la collaborazione avviata nella ristrutturazione continui nella gestione. Con lo spirito della “Festa della Comunità”. Uno splendido modo di stare insieme senza differenze.

Uscire dalla logica noi-loro

I “feriti” hanno fatto l’aperitivo con noi, senza essere relegati in spazi “speciali”. Non sono “i feriti”, ma “persone con ferite”. Ringrazio gli organizzatori della festa perché ci hanno insegnato ad uscire dalla divisione “noi-loro”. Per allenarci a superare altre divisioni: noi nativi italiani – loro immigrati; noi adulti – loro giovani; noi uomini – loro donne; noi eterosessuali – loro omosessuali; noi sposati regolarmente – loro divorziati; noi praticanti – loro non praticanti; noi credenti – loro non credenti. Siamo tutti della stessa famiglia umana. Siamo tutti “umani in cammino”. Non saremo mai pienamente umani fin quando qualcuno resterà tagliato fuori dalla squadra. Sicuramente “la locanda” ci aiuterà ad essere tutti più umani.

Foto Dario Costantino per l’Eco del Chisone

Mons. Derio Olivero

pubblicato su L'Eco del Chisone