Bellezza e vita. Le riflessioni del vescovo di Pinerolo, mons. Olivero, durante una passeggiata lungo un sentiero ligure, nel silenzio

Se tutti insegnassimo la bellezza alla gente

Le riflessioni del vescovo di Pinerolo, mons. Olivero, durante una passeggiata lungo un sentiero ligure, nel silenzio. I colori e la vita

Derio Olivero

Sono a Spotorno. Quattro giorni intensi, con i vescovi del Piemonte. Ho saltato pranzo e sono andato a camminare. Ho percorso un bellissimo sentiero fino alla cima del monte Mao. Là in basso il mare luccica, sotto il sole. Mi accompagna l’isolotto di Bergeggi, sempre più piccolo, felicemente immerso nell’acqua.

Il travaglio della vita

La giornata è limpida e mite. Non incontro nessuno. Immerso nella macchia mediterranea. Come colonna sonora il rumore dei miei passi sul pietrisco. Come carezza la musica delle onde. Un silenzio piacevole. Mi sento fuori dal tempo, sospeso. Costeggio un muro a secco, di pietre grigio-bianche. Mi torna alla mente la poesia di Montale ambientata in un luogo simile. Anche lui si ferma a guardare un muro, in un giorno assolato. E conclude amaro: ‘E andando nel sole che abbaglia / sentire con triste meraviglia / com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”. Il muro diventa per lui una “muraglia” invalicabile. Oltre non si può andare.

Oltre agli alberi e ai colli, l’infinito nulla?

La vita ha una muraglia che impedisce di vedere oltre, di cogliere il senso. Non rimane che accettare l’aridità che ci circonda. Dentro un infinito nulla. Oltre alita su di noi, sarcastico, il nulla. Montale lo dice in un’altra poesia, dove immagina di essere a passeggio. Ad un certo punto sente la sete di un miracolo. Vedere oltre quella muraglia. Ma, ahimè, davanti a lui compare il nulla. Oltre gli alberi, le case e i colli non c’è assolutamente niente. Ci sembrano tanto, ci sembrano belli, ci sembrano densi… ma è solo un “inganno consueto”. 

La bellezza dei cespugli di timo, lentisco e corbezzolo

Macchia mediterranea ligure

Mentre cammino mi chiedo: sono immerso nel nulla o nella densità? Sono immerso in un’assenza o in una presenza? Mi fermo e cerco il nome delle piante (lo chiedo a Google). I cespuglietti grigio-cenere che da un po’ costeggiano il sentiero sono ‘timo’. Gli arbusti con le bacche rosse e nere sono ‘lentisco’. I cespuglietti color salvia sono ‘cisto’. La pianticella con le bacche rosse e gialle e le foglie seghettate con tagli finissimi simili a un ricamo è ‘corbezzolo’. L’arbusto con foglie giallo limone e spruzzi arancio-marrone è ‘terebinto’.

Un cammino immerso nella bellezza

A poco a poco la sensazione di vuoto scompare. Le piante hanno un nome, un’identità. Le guardo a lungo, con rispetto. La macchia mediterranea, prima indistinta, si anima di ‘personaggi’. Guardo le foglie, i colori, le forme. Il verde si accende qua e là di cespugli rossi, arancioni, gialli. Ad ogni passo una pianticella mi saluta. Lo spazio si riempie. Mi chiedo: ‘Perché tanta bellezza?’. È una bellezza densa. Mi sento immerso in qualcosa di intenso. Non sono in balia del nulla. Non sto camminando verso il nulla, ma verso la bellezza.

Fiori e frutti. I doni sulla strada della vita

Oltre la muraglia con i cocci di bottiglia c’è un giardino. È un oltre che continua questo spazio, moltiplicandone la bellezza all’infinito. Lascio che questi pensieri mi accarezzino l’anima. Al ritorno, già verso il paese, costeggio un nuovo muro. Ad un certo punto trovo una porta aperta. Dentro c’è proprio un giardino con tre piante di arancio cariche di luminosi frutti e una grande bouganville viola. Mi emoziono. Forse è proprio così il cammino della vita? Sì.

(Foto di carattere generico dagli archivi Freepik e Pixabay)

Mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo

pubblicato su L'Eco del Chisone