
Dal prossimo anno l’informazione del mondo sociale sarà più afona e più povera. Redattore Sociale, l’agenzia di stampa fondata oltre vent’anni fa da don Vinicio Albanesi il prossimo 10 gennaio – come hanno reso noto lo stesso Cdr e l’assemblea dei dipendenti – interromperà il suo servizio. Un presidio di democrazia che si estingue, una opportunità in meno di dare voce a chi non ha voce. La Federazione italiana dei settimanali cattolici in una nota a firma della vicepresidente nazioanle Chiara Genisio esprime solidarietà ai giornalisti e assicura il continuo impegno comune nel raccontare e informare il mondo del volontariato e del Terzo settore.
Redattore Sociale e la Comunità di Capodarco di Fermo

Il network di Redattore Sociale ha raggruppato diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle la Comunità di Capodarco di Fermo. Dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni.
Motore di questa rete è stata appunto la redazione dell’agenzia giornalistica quotidiana Redattore Sociale, nata nel febbraio 2001. La sua nascita ha tratto origine da una sensibilità verso la comunicazione nata ben prima dell’affermazione di internet.
Il Comitato di redazione: “Da sempre contro il disagio”

La crisi di Redattore sociale è iniziata anni fa, quando sono diminuiti i contributi statali. Attualmente, stando al sito internet della testata giornalistica, ci sono 8 redattori e un direttore, Stefano Caredda, più diversi collaboratori. “Tutti saranno licenziati – spiegano in una nota il Comitato di redazione e l’assemblea dei dipendenti – Come giornalisti di Redattore Sociale ci sentiamo di dover denunciare questa situazione nello stesso modo in cui nel tempo ne abbiamo denunciate di analoghe”.
“Per anni, nonostante le difficoltà, abbiamo assicurato un notiziario, nella convinzione che c’era un mondo fuori dall’informazione mainstream che andava (e va) raccontato. Da due anni, nonostante le sollecitazioni della redazione, l’editore non ha cercato nessun’altra soluzione per tenere in piedi un progetto che considerava ormai concluso. Poco importa che quel progetto in questi anni abbia raccontato per primo il disagio, economico e sociale, sempre crescenti nel nostro Paese. Che abbia dato voce agli emarginati, ai disoccupati, ai lavoratori poveri. E a tutte quelle categorie di persone che, nella convinzione dei giornalisti di Redattore sociale, erano i primi a dover essere ascoltati, rilanciati e protetti”.
