
La priorità è informare i cittadini sulla possibilità di ricorrere al parto in anonimato. E sui servizi offerti dalla Regione Piemonte alle gestanti in grave difficoltà. Tutto per evitare la soppressione o l’abbandono dei neonati, fatti che purtroppo le cronache talvolta riportano. L’appello è stato lanciato dai rappresentanti dell’Associazione nazionale delle famiglie adottive e affidatarie (Anfaa) e dei quattro soggetti gestori delle funzioni socioassistenziali competenti in materia di gestanti. I gruppi sono stati ascoltati in audizione – su richiesta del M5s – nella Commissione Sanità della Regione, presieduta dal presidente Luigi Icardi e dal vicepresidente Daniele Valle.
Solo in Piemonte una legge sui parti in anonimato
“Solo in Italia e, con modalità diverse, in Francia, è possibile ricorrere al parto in anonimato a tutela della partoriente e del neonato. E il Piemonte è l’unica regione ad aver legiferato in materia”, ha ricordato Frida Tonizzo di Anfaa. “Si tratta di un’opportunità spesso è ignorata proprio dalle gestanti. Che si trovano in grave difficoltà, sovente giovani o giovanissime, non di rado straniere. Donne che in grande maggioranza necessitano di servizi socioassistenziali prima, durante e dopo il parto per mancanza di lavoro, casa o sussidi”.
Claudia Roffino, sempre di Anfaa, ha invece evidenziato la necessità di “cercare le donne in difficoltà, accoglierle, assisterle. E aiutarle a scegliere se riconoscere o no il proprio figlio senza pregiudizi. Perché una donna che partorisce in anonimato non è altro che una donna in difficoltà che sta dicendo: non sono in grado di fare la mamma”.
A questo proposito, hanno aggiunto le esponenti di Anfaa, “abbiamo ottenuto che la possibilità di ricorrere al parto in anonimato sia inserita nella nuova edizione dell’Agenda di gravidanza realizzata dalla Regione”.
Le culle per la vita non incoraggiano l’assistenza sanitaria

Citando un rapporto di Save the Children, le portavoce di Anfaa hanno espresso riserve sull’efficacia delle “culle per la vita”, che “rischiano di incentivare parti senza l’adeguata assistenza sanitaria per la mamma e per il bambino. Lasciando la partoriente completamente in balia di sé stessa”. Di qui La richiesta di valutare il ritiro dell’ordine del giorno in materia, recentemente approvato dall’Assemblea.
Volantini multilingue per far conoscere i parti in anonimato
Tra i rappresentanti dei gestori delle funzioni socioassistenziali – Città di Torino, Consorzio socioassistenziale (Csac) del Cuneese, Cissaca di Alessandria e Comune di Novara – Sara Bergamo del Cissaca di Alessandria ha sottolineato “l’importanza, dal 2023, di collaborare insieme per realizzare volantini e opuscoli multilingue con i numeri dedicati e i servizi offerti. Materiali poi messi a disposizione dei servizi sociali territoriali, dei consultori, degli ospedali e dei punti nascita”. È stata anche lanciata l’idea di un convegno sul tema.
Aiutare le donne in difficoltà a scegliere, senza pregiudizi

Dal 2022, sul territorio di Alessandria i parti in anonimato sono stati 5. Nel Cuneese dal 2007 al 2024 sono stati seguiti 35 casi di donne ricorse al parto in anonimato. Il 25% dei quali ha interessato donne straniere. Nel Comune di Torino dal 2023 sono stati presi in carico 4 casi, uno riguardante una minore. Tra questi due donne hanno optato per il parto in anonimato. Nel Comune di Novara su 6 casi seguiti nell’ultimo biennio, 2 hanno scelto il parto in anonimato e 4 hanno optato per il riconoscimento del bambino.
Tutti gli operatori hanno concordato sull’importanza di uniformare il più possibile i servizi sul territorio. Per consentire alle donne di uscire dalla solitudine ed entrare in un contesto di relazione. Ribadita anche la necessità di promuovere iniziative per far conoscere il parto in anonimato nelle scuole superiori e nelle facoltà universitarie.
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