
È sera. Sono a Roma per il Consiglio Permanente della CEI. I problemi sul tavolo sono sempre molti. Si lavora parecchio. Alloggio in un albergo poco distante dalla sala del Consiglio. Posso spostarmi a piedi. Mattino, pausa pranzo e sera percorro sempre la stessa strada. Siamo in periferia. Palazzi anonimi, strade trafficate, un centro commerciale, un bar, un grande incrocio, un fioraio… Un quartiere anonimo, simile a mille quartieri di altre città.
Una strada bruttina nella bellissima Roma
Poco fa, tornando a casa per cena, guardavo i palazzi e mi dicevo: non mi sembra di essere a Roma. Non riuscivo a collegare quelle strade con Roma. Eppure poco oltre c’è San Pietro, piazza Navona, il Colosseo. A poca distanza ci sono i dipinti di Caravaggio, la Cappella Sistina, le stanze di Raffaello, la Pietà di Michelangelo. A pochi passi ci sono opere famose in tutto il mondo. Sono proprio nella bellissima Roma. A questo pensiero anche quella strada “bruttina” assumeva piano piano un altro aspetto. Diventava “un pezzo di Roma”, quasi un frammento dei Fori o della Fontana di Trevi.
Cercare la bellezza nei fiori, nel verde, nella vetrina di una pasticceria

Così ho provato a cercare la bellezza in quel luogo: due giardini verdissimi, i fiori del fioraio, i dolci nella vetrina del pasticcere, gli alberi del piccolo viale che conduce all’albergo. Non tutti i posti sono opere d’arte, ma ogni angolo della terra nasconde frammenti di bellezza. Ora qui, nella mia stanza, riprendo il messaggio di una cara amica, arrivato in questi giorni. Sono parole di Pier Paolo Pasolini: “Il problema è avere occhi e non saper vedere. Non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio”.
Credere alla bellezza per imparare a vederla
Ecco la questione. A volte non crediamo più alla bellezza e, pertanto, non la vediamo. Non basta avere gli occhi per vedere. Bisogna crederci. Desiderare. Solo chi crede alla bellezza di questo mondo ne intravede, di tanto in tanto, i frammenti. La fede ci viene in soccorso. Ci racconta che alla radice di questa terra c’è un ‘giardino’. Il Giardiniere piantò un giardino. E continua a fare il giardiniere, continua a curare la sua creatura. Tenace, continua a credere nelle potenzialità del giardino.
Non siamo macchine, ma creatori di bellezza
Per questo posso attraversare strade periferiche di Roma o di Pinerolo e cercare tracce di bellezza. Posso incontrare qualunque persona e cercare in lei tracce di bellezza. E sognare di essere capace di generare bellezza. Non sto al mondo per sopravvivere, ma per abbellire questa terra. Con un sorriso, un gesto di affetto, un lavoro fatto con passione, un aiuto gratuito, un atto di onestà. Non siamo macchine, ma giardinieri. Non siamo macchine, ma artisti. Non siamo macchine, ma creatori. Io non sono Michelangelo e neppure Giotto. Ma posso creare bellezza e regalarla. Posso abbellire il mondo. E anche tu. Abbiamo una meravigliosa missione. Proviamoci insieme.
(Foto di carattere generico tratte da Freepik e da Pixabay)
