Chiesa. Mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, si sofferma sui recenti lavori dell’assemblea sinodale. Partecipata e aperta al confronto

La primavera di una Chiesa in dialogo

Nella sua rubrica Le parole per dirlo, mons Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, si sofferma sui recenti lavori del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità. Un’assemblea che non è ribelle. Piuttosto coraggiosa e aperta

Mons. Olivero all'Abrahamic Family House di Abu Dhabi, come presidente della Commissione per l'ecumenismo e il dialogo Interreligioso CEI
Mons. Derio Olivero

Sono sul treno. Come al solito ho preso l’ultimo, quello delle 18,25 con arrivo a Torino alle 23,20. Appena fuori Roma, dal finestrino, mi ha sorpreso una striscia di bellissimi papaveri rossi. Ho ancora la testa nell’inverno. Quei papaveri mi hanno riempito gli occhi di meraviglia: è primavera. Nella valigia ho ancora maglie pesanti. Il rosso dei papaveri mi ha gridato: “Sveglia, è primavera”. Ritorno a lavorare sul mio computer portandomi dentro il tepore sussurrato da quei fiori che mi hanno salutato gioiosi. Mi rallegrano e mi riscaldano. Mi aprono al nuovo, alla natura che sta rinascendo.

Treno in ritardo. Voci di rabbia

D’altronde “aprile” deriva dal latino “aperire” (aprire). È il mese dove si “apre” una rinascita, dove sboccia la ripartenza. Aprile, mese di una nuova apertura. Il pensiero mi accompagna fino a Firenze. Poi una voce gentile comunica che, a causa di una manifestazione sui binari, il treno avrà un ritardo di almeno 150 minuti. Due ore e mezza! Arriverò a casa alle tre. Intorno si levano voci di rabbia. Ammetto, anch’io sento in cuore un po’ di rabbia. Arrivo da giorni di lavoro intenso, ho pure il torcicollo che mi tormenta. Ed ora questo contrattempo.

Riprendo a lavorare al computer. I papaveri sfumano e nella mia mente ritorna l’inverno, la nebbia e il freddo. I pensieri di apertura e di primavera cedono il passo a pensieri di stizza. Sembra una “gelata” sui peschi in fiore. Dopo un po’ mi dico: “Derio, sei proprio stupido. I papaveri non sono scomparsi”. È vero, il contrattempo del ritardo non ha cancellato i fiori. E neppure la luce calda del sole al tramonto che avevo ammirato poco prima. Nessun contrattempo può fermare la primavera. Rallenta, ferisce, fa arrabbiare. Ma non frena la primavera.

Primavera, prodigio di rinascita che un contrattempo non cancella

Attorno a me, di tanto in tanto, salgono commenti rancorosi. Alcuni trattano in malo modo il capotreno. Io continuo a pensare ai papaveri, alla primavera, al prodigio della rinascita. Ci arrabbiamo per così poco mentre attorno a noi sta avvenendo il miracolo della primavera. Intorno a noi riprende lo splendore (ver, dal sanscrito vas, significa proprio “splendore, luce”). Intorno a noi torna a splendere la luce e noi ci rabbuiamo per così poco.

Assemblea sinodale. Primavera nella Chiesa

L’assemblea sinodale

In fondo è ciò che ho vissuto a Roma in questi giorni. A prima vista sembrava una “sconfitta”. Molti giornali hanno parlato di una Chiesa “in rivolta”, in crisi, divisa. Una “notte” della Chiesa italiana. Per me è stata un’aurora, una primavera. I giornali hanno parlato di un’Assemblea “ribelle”. Io, invece, ho sentito un’Assemblea viva, coraggiosa, libera, desiderosa di cambiamento, aperta al futuro. Un’assemblea generativa. Come ha detto mons. Castellucci: “Abbiamo vissuto dei giorni davvero spirituali, non solo nei momenti di preghiera, ma anche in quelli di dialogo, dibattito, confronto e ricerca di consenso. L’azione dello Spirito, infatti, non mira al livellamento e all’uniformità, ma alla comunione, che è armonia delle diversità e ricerca di una sintesi superiore… I momenti di tensione, dunque, fanno parte da sempre dei percorsi sinodali e sono esperienze spirituali, se vissuti come è successo in questa Assemblea in modo costruttivo”. Sembrava inverno, era primavera.

(Foto generiche dall’archivio Freepik)

Mons. Derio Olivero

pubblicato su L'Eco del Chisone