Si affaccia sulle onde infinite dell’Atlantico l’hospice di Capo Verde. Intitolata a Nossa Senhora de Encarnação – Nostra Signora dell’Incarnazione -, la casa di cure palliative è stata inaugurata domenica 18 maggio nell’isola di Fogo, comune di São Filipe. All’interno del complesso rivierasco delle Casas do Sol, il resort dei frati cappuccini piemontesi. E proprio dai cappuccini la struttura è stata fortemente voluta. Per alleviare le sofferenze dei malati terminali e per accompagnarli in serenità nell’ultimo, spesso doloroso, tratto della vita. Primo tra tutti a caldeggiare il centro è stato padre Ottavio Fasano, cappuccino piemontese, da sessant’anni impegnato nella realizzazione di progetti in Capo Verde, in particolare nell’isola di Fogo.
L’Hospice aprirà in autunno
L’apertura della casa è prevista per l’autunno. Nel frattempo, saranno formati gli operatori sanitari, anche grazie all’aiuto della dottoressa Behnaz Saber, responsabile medico dell’hospice Faro “Ida e Sergio Sugliano” di Torino.
Gli ospiti dell’hospice potranno contare su infermieri preparati, ma anche sul conforto dei padri cappuccini. “L’accompagnamento alla morte è una cosa seria – spiega padre Gilson, che è anche il custode dei cappuccini di Capo Verde – La morte ci trova tutti, anche se in maniera diversa. C’è chi soffre molto, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente e psicologicamente. Per cultura e tradizione siamo abituati a pensare che i nostri anziani muoiano in casa. Ma sappiamo anche che ciò non sempre è possibile. E un centro di cure palliative è la giusta risposta. Sentire che c’è qualcuno accanto a te in una prova così difficile, è importantissimo. La fede va al di sopra della disperazione”.
L’idea dell’hospice ha 60anni. I ricordi di padre Ottavio Fasano

L’hospice sorge ora. Ma il suo progetto albergava nel cuore di padre Ottavio da almeno 60 anni. “«Tutto è partito nel 1965 – annuisce padre Fasano – Quando, come segretario delle Missioni estere dei frati cappuccini piemontesi sono arrivato a Capo Verde. Non mi ci è voluto molto a capire che qui la morte è più vicina che non da noi”. Il frate vedeva tagliare il cordone ombelicale ai neonati con coltelli arrugginiti. “Le conseguenze erano immaginabili. Non era possibile restare indifferente”. Ma per padre Ottavio quello con Capo Verde non è mai stato un rapporto a senso unico. “Capo Verde ha trasformato profondamente la mia vita di uomo e di sacerdote. Sarò per sempre grato alla sua gente”.
Hospice. Una costruzione in pista da sette anni
La posa della prima pietra data a sette anni fa. A depositarla fu cardinale Arlindo Gomes Furtado, vescovo di Santiago di Capo Verde. Poi pian piano, mattone su mattone, la costruzione. “Architettonicamente, la struttura si ispira alle abitazioni tradizionali dell’isola – illustra il direttore dei lavori, ingegner Rocco Montagnese – Abbiamo voluto ottimizzare l’inserimento ambientale. E sfruttare al meglio il dislivello naturale del terreno per creare un piano seminterrato. Qui abbiamo allestito la camera mortuaria. E anche i magazzini e la centrale tecnica”.
Una casa con vista sull’oceano
Dotato di un ampio porticato e di un terrazzo coperto con vista sull’oceano, il piano principale si sviluppa su circa 470 metri quadri. Interamente accessibile, è privo di barriere architettoniche. “Dall’ingresso principale si accede a un corridoio che conduce a sei camere di degenza – dettaglia Montagnese – Sono tutte dotate di servizi igienici per disabili. E predisposte anche per accogliere familiari o visitatori”. Non mancano poi gli spazi comuni. “Abbiamo allestito un soggiorno e una sala da pranzo – precisa Montagnese – E aree dedicate ai servizi sanitari. Come la farmacia, l’infermeria, locali per colloqui medici, servizi igienici pubblici, lavanderia e locali per il personale”.
Il sostegno di Amses dietro al finanziamento dell’hospice

Il finanziamento dell’hospice – come la messa a terra di tanti altri progetti dei padri Cappuccini a Capo Verde – si deve all’opera dell’Associazione missionaria solidarietà e sviluppo (Amses). Suo presidente è Luigi Marianella. L’imprenditore piemontese, che, in risposta a una precisa richiesta dello stesso padre Ottavio, da ventitré anni mette le sue capacità imprenditoriali al servizio dei poveri. “La realizzazione dell’hospice per noi è stato davvero uno sforzo importante. Direi oltre le nostre possibilità – afferma Marianella – Questo progetto è frutto dell’impegno di molti. Dobbiamo ringraziare i tanti donatori, che, goccia dopo goccia, ci hanno assicurato le risorse per proseguire e portare a termine il lavoro. I loro nomi sono scolpiti sulle mattonelle delle pareti all’ingresso dell’hospice. Un segno della nostra riconoscenza”.
