Questa mattina, 17 giugno, davanti al Consiglio regionale del Piemonte a Torino si è svolto un nuovo pressing per riportare al centro del dibattito politico il gioco d’azzardo.
Il gruppo di associazioni che negli anni hanno lavorato per favorire una nuova legge contro il gioco patologico, non si arrende. Acli, Libera, Sermig, Caritas, Pastorale del Lavoro e della Salute della chiesa piemontese e altre sigle chiedono con grande determinazione e urgenza che la politica si prenda cura della salute dei cittadini e contrasti con forza la diffusione del gioco d’azzardo.
Nel 2024, le spese per le scommesse in Italia hanno raggiunto i 157 miliardi di euro. Di fronte a un’insufficiente reazione politica, il mondo religioso e la società civile hanno il compito di cooperare per arginare questa piaga sociale, in un ambito dove le considerazioni etiche si intersecano intimamente a quelle politiche.
E mentre il sistema “finanzia campagne per curare i giocatori patologici che esso stesso crea” – come ha ricordato il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna -, appare sempre più evidente la necessità di trattare la dipendenza come una “questione sociale, educativa e sanitaria”, piuttosto che una “mera questione economica”.
La riflessione delle pastorali Caritas, Salute e Lavoro piemontesi
Anche il Piemonte la piaga del gioco patologico è in aumento. “Pensiamo – scrive in una nota Gaetano Quadrelli responsabile regionale della pastorale Sociale e Lavoro – che sia indispensabile, una legge quadro nazionale, che ponga al centro il diritto alla salute delle persone. E che regolamenti seriamente l’offerta, salvaguardando la potestà normativa dei territori, per quanto di loro competenza. Non possiamo sempre e solo partire dagli introiti erariali che l’azzardo produce, che fra l’altro sappiamo non essere poi così rilevanti rispetto alla massa di denaro speso”.

Il caso Piemonte
“Abbiamo il caso esemplare e concreto – spiega – di ciò che è accaduto in Piemonte.
Con la legge del 2016 (prima della modifica del 2021) che regolamentava seriamente l’offerta, in termini anche di orari e distanze da luoghi sensibili, (fortemente voluta da tante organizzazioni ed associazioni della società civile) non si sono persi posti di lavoro. Si sono, invece, registrati effetti positivi sulla riduzione della diffusione della dipendenza. Siamo per la regolamentazione, non siamo proibizionisti. Sappiamo quali sono gli effetti di politiche proibizioniste. Non ci spaventa il ricatto occupazionale e sappiamo come tutelare e difendere tutti i lavoratori coinvolti, con la consapevolezza che nelle regioni dove negli anni scorsi si è normata l’offerta, non ci sono state conseguenze sull’occupazione, ma risultati positivi per le persone”.
Alcuni dati
La metà delle persone che si rivolgono alle fondazioni antiusura e ai centri di ascolto Caritas sono afflitte da debiti legati all’azzardo, che troppo spesso sfociano nell’usura. Numeri preoccupanti. Si stima che 1,2-1,5 milioni siano le persone che hanno un problema compulsivo o patologico abitudinario dell’azzardo, davanti a un numero di alcolisti e di tossicodipendenti che si aggira a poco più di 400.000.


L’emendamento respinto
La consigliera regionale del PD, Monica Canalis, riferisce che il suo emendamento al DDl (disegno di legge) Omnibus della giunta regionale contro il gioco d’azzardo patologico è stato bocciato in Commissione, proponeva di aumentare la distanza delle slot machines dai luoghi sensibili nei comuni con più di 5.000 abitanti e di aumentare il numero di luoghi sensibili.
Durante la manifestazione davanti alle porte del Consiglio regionale si è impegnata a ripresentare domani (18 giugno) la questione durante i lavori consiliari.
Il documento indirizzato al Presidente del Consiglio regionale del PIEMONTE
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