Casa Porta di speranza ha sei mesi. Accoglienza e programmi di reinserimento sociale. Progetto finanziato con l’8xmille alla Chiesa Cattolica

Casa Porta di speranza. Per ripararsi e ripartire

Ha sei mesi il rifugio di via Chiala. Accoglienza notturna e diurna e programmi di reinserimento sociale. Progetto finanziato con l’8xmille alla Chiesa Cattolica

Non è solo un tetto, un riparo per la notte o un luogo caldo dove ristorarsi. Casa Porta di Speranza – il centro multiservizi messo a disposizione dalla Arcidiocesi di Torino e dalla parrocchia San Remigio Vescovo, in via Luigi Chiala 14 a Torino – ha dimostrato, in questi primi sei mesi di attività, di essere un progetto di integrazione a servizio del territorio. Fin da subito affidata al coordinamento della Caritas della Diocesi torinese, è stata concepita non solo come presidio di accoglienza e accompagnamento per le persone senza fissa dimora, ma anche come un centro di aggregazione, relazione e conoscenza. Un punto dove ritrovarsi: famiglie del quartiere, bambini, ragazzi e individui fragili alla ricerca di dignità e di occasioni di riscatto. Tutto grazie anche alle risorse dell’8xmille alla Chiesa Cattolica. Fondi a cui tutti possono contribuire. Grazie alla propria firma sulla dichiarazione dei redditi.

Casa Porta di speranza. Parte di una rete di accoglienza comunale

Casa Porta di Speranza. Il giorno dell’inaugurazione

“In via Chiala abbiamo inaugurato le attività il primo novembre dello scorso anno – informa Pierluigi Dovis, referente della Caritas di Torino – I suoi programmi di inserimento e recupero sono stati inquadrati nel piano di Inclusione sociale della Città di Torino. E in particolare ricondotti al progetto semestrale ‘Soglie di speranza: 5 quartieri, 8 sedi, 110 volti’ per l’assistenza dei senza dimora nel periodo invernale 2024 – 2025”.

150 nel complesso i senza tetto e gli emarginati che sono stati accolti e presi in carico, anche a rotazione, nei diversi quartieri e presidi torinesi dal novembre 2024 all’aprile 2025. “I servizi di accoglienza sono ufficialmente terminati il 30 aprile 2025 – spiega Dovis – Ma di fatto sono subito ripresi senza soluzione di continuità. Sfociando in una nuova progettualità semestrale, On summertime, in calendario sino al 31 ottobre”.

Casa Porta di Speranza. Accoglienza e servizi H24

Tessera di un più ampio mosaico cittadino, Casa Porta di Speranza spicca nel progetto torinese per alcune caratteristiche sue proprie. Legate all’anima ecclesiale, ma anche alla conformazione del complesso di via Chiala.

Casa Porta di speranza

Sei i suoi nuclei operativi, per attività e servizi h24.

  • Nucleo notturno di accoglienza residenziale ‘Betania’

Situato al secondo piano dello stabile, ha accolto 56 uomini senza dimora, non ancora accompagnati in processi di reinserimento abitativo. La sua gestione operativa è stata affidata alla cooperativa sociale Centro Torinese di Solidarietà. Che ha impiegato un coordinatore di servizio e due operatori.

Due le tranche di soggiorno, ciascuna di massimo tre mesi. Le stanze, da quattro letti ciascuna, sono state messe a disposizione degli ospiti tutti i giorni dalle 17 alle 9. Aperti anche un locale comune e una cucina per riscaldare il pasto serale e la colazione. A corredo sono state poi allestite due batterie di servizi e docce, e una lavanderia.

  • Nucleo notturno di accoglienza Residenziale ‘Lidia’

Collocato al primo piano dello stabile, ha dato riparo a 13 donne senza dimora. Anch’esse ospitate in due tranche di soggiorno, di tre mesi ciascuna. Anche in questo caso la gestione operativa è stata condotta dal Centro Torinese di Solidarietà. Due le operatrici. Che fanno riferimento allo stesso coordinatore di Betania, per dare il massimo di continuità alle due accoglienze.

Le stanze, da tre letti, sono state aperte tra le 17 e le 9. Disponibili anche un locale comune, la cucina per riscaldare i pasti, una batteria di servizi e le docce.

  • Nucleo diurno aggregativo ‘La Piccola Sosta’

Allestito al secondo piano, nel corpo centrale dello stabile, ha servito per ogni giorno di apertura almeno 18 tra uomini e donne. Tutti senza dimora e tutti ammessi anche all’ accoglienza notturna. La gestione operativa del reparto è affidata a 15 tra operatori e volontari coordinati direttamente da Caritas Diocesana.

La Piccola Sosta conta 200 giornate di servizio, tutti i lunedì, mercoledì, venerdì e sabato tra le 14 e le 17. Qui sono si promuovono anche iniziative di fraternità e aggregazione con giochi comuni, visione di programmi televisivi. Ci sono stati poi momenti di discussione e dialogo, accanto a tempi di riposo individuale. Ma soprattutto si conducono, per chi lo desiderava, colloqui di indirizzo.

  • Laboratorio diurno ‘D’accapo – il valore ritrovato’

Dislocato al primo piano dello stabile, ha accolto 12 uomini impegnati in percorsi alternativi al carcere o sottoposti a misure cautelari, limitative della libertà. Aperto dal martedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, il centro ha offerto ai suoi ospiti vari possibili percorsi di attività manuali: lavorazione del legno, bricolage, serigrafia, confezionatura di piccoli manufatti. Tutto allo scopo di sostenere i soggetti nella progressiva scoperta o recupero delle proprie capacità progettuali. E per favorire la socializzazione positiva tra le persone.

Nel corso dei sei mesi hanno preso forma vari elementi di arredo, su richiesta di privati. Come mensole per libri, sedie speciali, librerie di modeste dimensioni. O articoli commissionati da enti. Come gadget per un convengo nazionale, targhe identificative. Persino una panchina da esterni.  E non sono mancati vari studi di prova sempre in materiale ligneo.

Referenti operativi delle attività sono anche qui operatori e volontari coordinati direttamente da Caritas Diocesana. Hanno poi prestato il proprio contributo un falegname professionista e una persona con un passato di senza dimora.

  • Nucleo diurno igienico ‘Teresa’

Situata al piano rialzato, l’area si apre a uomini ed, eventualmente, anche a donne senza dimora e solo di passaggio. Con il solo scopo di consentire la pulizia e l’igiene personale. Il servizio non è comunque ancora disponibile per alcuni limiti strutturali, ora in corso di superamento.

Per i senza dimora un servizio di rete

Una volta concluso il periodo di permanenza, gli ospiti dei vari nuclei di accoglienza possono contare su sistemazioni alternative. Spiega infatti Dovis: “In base a un protocollo comunale di avvicendamento dei beneficiari dei servizi, alla scadenza dei tre mesi, la stessa Città di Torino provvede a dare ospitalità in altre strutture della rete”.

Verso la costruzione di una comunità

Se l’urgenza è offrire riparo e accoglienza, Casa Porta di Speranza mira, comunque ,a ben più ambiziosi obiettivi. Offire alle persone che vivono in strada una soluzione di riscatto. Dar loro nuovi scopi e progetti di vita.Dopo la necessaria fase di rodaggio della casa – prosegue Dovis – dal mese di gennaio 2025, abbiamo iniziato anche a sperimentare iniziative volte alla costruzione di una comunità”. Duplici i piani di azione, incentrati sulla convivenza e sulla conoscenza reciproca.

  • La gestione della convivenza

“La con-presenza di più nuclei operativi e la stessa eterogeneità dei soggetti ospitati ha richiesto un percorso di educazione alla convivenza – precisa Dovis – Un impegno non facile, guidato dagli operatori e volontari di ogni singolo nucleo. Speciale attenzione ha richiesto la convivenza di genere, in particolare per la parte femminile”. Allo scopo è stato anche redatto un diario giornaliero dove, pur nel rispetto della privacy, i vari operatori annotano i singoli atteggiamenti e comportamenti e gli episodi più degni di nota. “Di tanto in tanto si è resa anche necessaria la supervisione di un referente di Caritas diocesana – commenta Dovis – per rendere più costruttivo il cammino individuale e collettivo. Il fine è comunque quello di fornire a tutti i giusti strumenti per gestire con consapevolezza le dinamiche della vita comunitaria”.

  • Counselling per sane relazioni e conoscenze

Fondamentale alla costruzione di un clima sereno nella casa, la positiva relazione tra gli ospiti. Rimarca Dovis: “Nel primo semestre di attività, per non appesantire la coabitazione, l’approfondimento della conoscenza tra le persone e l’offerta di counseling professionale ha avuto come esclusive protagoniste le donne”. Dieci finora le sessioni di incontro con una operatrice del servizio sociale. “A partire da questo mese estenderemo il servizio anche agli uomini. Con la possibile presenza in struttura – a orari e giorni predisposti – di un counselor professionale”.

Casa porta di speranza affacciata sul quartiere

Dovis

Aperta alle persone fragili, Casa Porta di Speranza ha sempre cercato il confronto con il suo quartiere di riferimento: Mirafiori Sud. Anzi il suo obiettivo principe è proprio quello di una sempre più stretta integrazione. Con le famiglie e con le comunità pastorali. “Negli ultimi mesi del 2024 – conferma Dovis – tra ottobre e dicembre, quando l’esperienza era in fase di avvio, abbiamo promosso quattro incontri con i gruppi parrocchiali e i centri di animazione. E questo per confrontare i bisogni dei senza dimora con le necessità del quartiere. E per contribuire a contemperarli”.

L’iniziativa più significativa è stata di certo la benedizione delle attività. L’incontro si è tenuto il 14 novembre, non a caso in prossimità della Giornata mondiale dei poveri. “Lo ha presieduto il cardinale Roberto Repole – ripercorre Dovis – Alla presenza di vari esponenti dell’assessorato al welfare della Città di Torino, primo fra tutti il dirigente Maurizio Pia”.

Alla cerimonia sono intervenute oltre cento persone. Dopo un momento di preghiera comune nella chiesa del complesso –  dedicata alla venerazione della Madonna di Loreto – i partecipanti hanno anche potuto visitare i locali. “E – spiega Dovis – rendersi conto con i propri occhi del carattere e del valore dei diversi servizi. È stato allora, credo, che si sono poste le basi per un proficuo rapporto con il territorio. E per una condivisione di obiettivi con le istituzioni”.

I legami con il borgo. Il laboratorio socio-culinario e occasioni open doors

Un forte collante con il quartiere è rappresentato dalla fornitura dei pasti serali per la Casa. “Da gennaio – sottolinea Dovis – l’abbiamo affidata a una società collegata a Fondazione Mirafiori, storico pilastro della comunità di Torino Sud. Si chiama La Locanda. Ed è parte di Mirafood. Un originale laboratorio socio-culinario locale”.

Ora con la bella stagione le incursioni sul territorio si potranno moltiplicare. “Abbiamo già in serbo un calendario open doors – anticipa Dovis – Occasioni di incontro, di gioco e di festa. A cui inviteremo anche famiglie, ragazzi, bambini. Perché i nostri ospiti devono sentirsi parte attiva di una comunità. A partire da questo borgo. E poi via via in tutta la città”.

8xmille Come si firma

COME FIRMARE – DESTINAZIONE 8XMILLE Un piccolo gesto,
una grande missione
Non è una tassa, e a te non costa nulla. Con la tua firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica potrai offrire formazione scolastica ai bambini, dare assistenza ad anziani e disabili, assicurare accoglienza ai più deboli, sostenere progetti di reinserimento lavorativo, e molto altro ancora. Firmare è molto semplice. Scopri come fare seguendo le istruzioni riportate sul sito www.8xmille.it/come-firmare .  
Modello 730Modello RedditiModello CU
     
Per chi, oltre ai redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati, possiede altri redditi da dichiarare e/o oneri detraibili/ deducibili e non ha la partita IVA.Per chi non sceglie il modello 730, oppure per chi è tenuto per legge a compilare questo modello.Per chi è esonerato dalla dichiarazione dei redditi in quanto possiede solo redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati e non è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi.

Il video dell’8xmille alla Chiesa Cattolica

I social dell’8xmille

Paola Cappa