Dentro il vestito. All’Arsenale della Pace challenge con 20 giovani per combattere gli scarti e valorizzare il dono dell’usato

Dentro il vestito. No allo spreco di rifiuti tessili 

Challenge di 4 giorni all’Arsenale della Pace con 20 giovani tra i 18 e i 30 anni. Proposte per combattere gli scarti e valorizzare il dono dell’usato

Anche un vestito usato può essere un dono prezioso. Un regalo destinato agli amici più cari. Perché anche chi è senza mezzi merita rispetto. E quindi il diritto di indossare un abito decoroso. È stato questo il filo conduttore della challenge ‘Dentro il vestito’, contro lo spreco dei materiali tessili. Una quattro giorni di formazione, progettazione e impegno sociale e civile promossa tra il 21 e il 24 luglio all’Arsenale della Pace di Torino Sermig. Coinvolti 20 giovani tra i 18 e i 30 anni.

La challenge di Dentro il vestito. Contro l’ultrafast fashion

Dentro il vestito. Locandina

Ispirato al metodo del Challenge based learning (Cbl), il programma ha posto al centro del lavoro la riflessione sugli scarti crescenti tra i vestiti. Un fenomeno perlopiù dovuto alla diffusione della fast fashion e ancor più della ultrafast fashion – cioè la moda ultra veloce. Che porta a un aumento esponenziale delle quantità e a un corrispondete calo della qualità dei capi.

Acquistati a basso costo e usati per breve tempo, numerosissimi abiti non sono più in alcun modo riutilizzabili. E debbono essere gettati -perché troppo scadenti – anche all’Arsenale della Pace. Il luogo per eccellenza a Torino, dove si recuperano e riusano ogni giorno centinaia di capi, da destinare a persone in difficoltà in Italia e all’estero.

Nel loro lavoro di analisi, i giovani sono stati chiamati ad affrontare il nodo dello sperpero di risorse e del sovraccarico di rifiuti con un approccio concreto, esperienziale e collaborativo. Ad aiutarli nella sfida Ilaria Pertot, professoressa dell’Università di Trento esperta nel metodo Cbl. Intervenuta in qualità di coordinatrice. E Andrea Segrè, professore di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile dell’Università di Bologna. Nonché direttore scientifico della Campagna spreco zero.

“Crediamo molto nel metodo Cbl – ha commentato Pertot – Perché si rivela strumento potente per stimolare intelligenza collettiva e spirito critico tra i giovani. Un problema reale si trasforma in percorso educativo tangibile e partecipato”.

Bassa qualità dei tessuti e propensione allo spreco. L’analisi di Dentro il vestito

Le giornate di studio sono state articolate in tre fasi. La prima è consistita in un’analisi del contesto. Con lo studio dei meccanismi del fast fashion. I dati sulla produzione e lo smaltimento dei vestiti. Le dinamiche di donazione e le difficoltà di selezione del materiale. In seconda battuta ci si è concentrati sulle cause principali dello scarto. E qui è emerso evidente il sempre maggior numero di capi di bassa qualità e usurati. In ultimo i partecipanti al contest sono stati invitati a portare soluzioni concrete. Direttamente applicabili al contesto dell’Arsenale della Pace.

Le soluzioni mirano innanzitutto, com’è naturale, alla prevenzione. Campagne di sensibilizzazione, rivolte ai donatori. Per educare alla qualità del dono e rendere chiara la differenza tra “donare” e “liberarsi di un rifiuto”. Quindi progetti basati sull’efficienza riciclo, come la selezione dei capi realizzati con fibre effettivamente riutilizzabili. Prime tra tutte la lana e il cotone.

Dentro il vestito. Contro la cultura dello spreco la valorizzazione del dono

Le proposte finali sono state presentate a una giuria composta dai conduttori della Cbl. Affiancati da esperti e operatori:

  • Monica Canalis, consigliere regionale, Regione Piemonte
  • Alessio Stefanoni, responsabile Comunicazione e ufficio stampa presso Cna Torino
  • Paola Bragantini, presidente Amiat, e Flavio Frizziero, direttore operativo Amiat
  • Elena Ferrero, amministratrice di Atelier Riforma, capofila del progetto RiVestiTo 
  • Alberto Chiara, giornalista e scrittore 
  • Federica Bello, giornalista de La voce e il tempo 
  • Carlo Degiacomi, giornalista e divulgatore scientifico
  • Rosanna Tabasso, responsabile Sermig, insieme con altri membri della Fraternità

Valutati in base ai criteri di originalità, fattibilità e impatto sociale, tutti i progetti sono stati apprezzati. Ciascuno per caratteristiche e peculiarità diverse. Come la valorizzazione del gesto del dono da parte di chi porta gli abiti usati. La riqualificazione degli spazi dedicati a ricevere i materiali. Azioni di sensibilizzazione sui benefattori e sui volontari del Sermig. E ancora la promozione di un tavolo allargato di confronto sul tema degli scarti tessili. Incontri di approfondimento destinati ai giovani. Fino alle concrete soluzioni in fatto di corretto riciclo.

All’Arsenale della Pace un impegno a lungo termine contro gli sprechi tessili

Rosanna Tabasso

Premiando tutti per il lavoro svolto, Rosanna Tabasso ha rilanciato la challenge. Invitando i gruppi di lavoro a realizzare insieme al Sermig le proposte. “Il tema è complesso – ha osservato – E va ben oltre le mura dell’Arsenale della Pace. Ma i gruppi di lavoro ci hanno aiutato a mettere a fuoco i molteplici aspetti del problema. E i possibili percorsi diretti a una soluzione. È emerso tra i ragazzi un grande senso di responsabilità. A conferma dell’importanza di continuare a dare fiducia ai giovani. Credo che questa quattro giorni non sarà una parentesi. Ma l’inizio di un impegno a lungo termine”. 

Sermig, laboratorio di comunità più giuste e sostenibili

Più in generale, esperienze di questo tipo possono rappresentare un’opportunità preziosa per la città di Torino e per il contesto italiano e internazionale. “In un periodo caratterizzato da guerre, crisi ambientali e sociali, investire sulla partecipazione attiva dei giovani è una delle chiavi per costruire comunità più giuste, sostenibili e solidali – ha tirato le fila Andrea Segrè – Da questo punto di vista il Sermig si conferma laboratorio di pace e innovazione sociale. Dove i problemi si trasformano in sfide. E le sfide in occasioni per costruire il bene comune.”

A cura di: Redazione