Terra Santa. Il videomessaggio del cardinale Pizzaballa al Giubileo dei giovani a Roma. “Tutti insieme dobbiamo diventare operatori di pace”

La speranza è viva in Terra Santa

Il videomessaggio del cardinale Pizzaballa al Giubileo dei giovani, riuniti in piazza San Pietro. “Tutti insieme dobbiamo diventare operatori di pace. Capaci di dire con il Risorto: la pace sia con voi”

Dalla Terra Santa una testimonianza di incrollabile speranza. È arrivata dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. Rivolta ai gruppi di ragazzi riuniti, giovedì 31 luglio, in piazza San Pietro per il pomeriggio di riflessione, festa e preghiera dedicato a ‘Pietro, testimone di salvezza’, culminante con la professione di fede, presieduta dal card. Matteo Zuppi, presidente della CEI. Tutto nel quadro degli incontri del Giubileo dei giovani, in corso fino a domenica 3 agosto.

Accanto alle testimonianze di don Antonio Loffredo, Laura Lucchin e Nicolò Govoni, il toccante videomessaggio di Pizzaballa. Giunto in risposta a un preciso invito a rinnovare insieme ai vescovi e a papa Leone, successore di Pietro, la professione di fede dei ragazzi.

Dalla Terra Santa il messaggio di Cristo al mondo

Il Card. Pizzaballa

La Terra Santa sta al centro di tutto, come ha spiegato Pizzaballa. Il viaggio dell’apostolo Pietro verso Roma è proprio partito da qui, “per comunicare il messaggio e l’esperienza di Cristo a tutto il mondo e custodire la fede nella Chiesa”.

In Terra Santa la sofferenza dilaga. “Stiamo vivendo un momento molto complesso, molto difficile – ha esordito il Patriarca – Le morti non si contano, la mancanza dei medicinali, la mancanza di cibo, la fame non sono una teoria, sono una realtà concreta. Che colpisce direttamente migliaia e migliaia di persone in maniera inimmaginabile. Tutto sembra parlare di morte, di odio, di distruzione, di violenza. Sembra una notte che non finisce mai”.

Oltre il dolore c’è la fede. La volontà di donarsi

Là dove la disperazione sembra non lasciare scampo è però tanto più importante anche “dire una parola di fede, avere uno sguardo libero che non parta solo dal dolore”. Pizzaballa è puntuale: “Il dolore c’è e non lo possiamo negare… ma non possiamo fermarci al dolore”.

Soccorso di feriti a Gaza

E tra tante ombre, s’intravedono squarci di luce. “Sono tantissime le persone che, ancora oggi, a Gaza, in Israele, in tutta la Terra Santa, sono pronte a dare la vita per l’altro. A mettersi in gioco, rischiando la propria vita. Perché a Gaza è pericoloso uscire per strada. E in Israele fare qualcosa a sostegno di Gaza non è sempre compreso”.

Tutti insieme per ricominciare in Terra Santa

Se Gaza affonda in un mare di sfiducia e di odio, tanti “sono ancora capaci di mettersi in gioco per fare qualcosa per l’altro”, afferma Pizzaballa. “Perché non si arrendono a questa situazione di ‘io e nessun altro’. Ma puntano sul ‘noi insieme’. Questo è il futuro della Terra Santa. Lo si voglia o no. Tutti resteremo qui. Tutti dovremo trovare un modo per ricominciare e per riprendere”.

Più speranza per ricostruire in Terra Santa

Preghiera comunitaria in Terra Santa

Sacerdoti, volontari, associazioni cattoliche e di altre fedi sono testimonianza viva di amore e di abnegazione. “È molto bello vedere come si possa dare concretezza alla parola speranza – prosegue Pizzaballa – che in questo Giubileo è così importante. E che sembra così lontana dalla nostra esperienza. Bisogna guardare queste persone, tenerle vicine. Perché verrà il momento in cui – quando si dovrà ricominciare a ricostruire tutto quello che è andato distrutto – saranno necessarie. Avremo bisogno di uno sguardo nuovo, capace di guardare oltre sé stessi”.

“Con la Chiesa, noi tutti operatori di pace”

Imprescindibile in questo percorso di ostinata speranza è il ruolo della Chiesa. “Dobbiamo essere lì, dentro tante difficoltà e incomprensioni – ribadisce il Patriarca – Nel dialogo, nella discussione, anche dialettica se necessaria. Dobbiamo essere capaci, come i primi Apostoli, come Pietro, di portare una parola, un linguaggio che costruisce. Che apre orizzonti, che crea occasioni di fiducia. Innanzitutto, con i gesti. Perché le parole da sole non bastano”.

Pizzaballa: “Riabbracciamoci a Gerusalemme”

La pace, che oggi pare un miraggio, deve farsi impegno concreto e quotidiano. “Tutti insieme, ciascuno nel proprio contesto, dobbiamo diventare operatori di pace – invita il cardinale – Capaci di dire con il Risorto: la pace sia con voi. Una pace che non è solo un augurio, ma è vita vissuta e sperimentata”. Infine, un auspicio: “Speriamo che presto questa guerra finisca. I pellegrinaggi possano riprendere e che possiamo rincontrarci e abbracciarci a Gerusalemme”.

Terra Santa. Il videomessaggio del card. Pizzaballa

A cura di: Redazione