C’è un luogo dove la vita missionaria si racconta, con la forza dell’esempio e lo sguardo della fede. Questo luogo è Torino, dove tra il 9 e il 12 ottobre si terrà il festival della missione. “Ottobre è mese di missione – si legge nella sua presentazione – Quest’anno il suo vento ha la stessa direzione del Giubileo della Speranza”. Nonostante il contesto di guerra e crisi, la missione resta seme di fiducia. “Un invito ad essere, come dice san Paolo, lieti nella speranza”.
Missione. La Passione che attraversa l’Amazzonia

Come sempre, il festival è diffuso. Spalmato su un ampio calendario. Si partirà già a settembre con un percorso di avvicinamento, attraverso mostre e incontri. Il 19 settembre inizierà ufficialmente il prefestival con un dialogo al Sermig tra il cardinale Matteo Zuppi e il geopolitico Dario Fabbri sul tema Conquistare la pace e organizzare la speranza. Subito dopo, sempre al Sermig, l’inaugurazione della mostra ‘Passione Amazzonia’. Rassegna che presenta i disegni di padre Ezechiele Ramin.
“Il Festival della Missione quest’anno comincia da una storia che parla ancora – spiegano gli organizzatori – E che porta il nome di padre Ezechiele”. Missionario comboniano, padre Ramin arrivò in Brasile negli anni ’80 per difendere i diritti degli indios Surui e dei contadini senza terra. Il 24 luglio 1985 fu ucciso durante una missione di pace. Non aveva ancora compiuto 33 anni.

“Padre Ramin amava disegnare. Nei suoi taccuini trovavano posto volti, mani, alberi, parabole”. E proprio quei disegni animano la mostra ‘Passione Amazzonia’ Dodici pannelli, dodici stazioni. “La Passione di Cristo raccontata attraverso la passione dei popoli amazzonici. Una via crucis che non finisce nel dolore, ma si apre alla speranza di una terra che rinasce”. La mostra è un invito ad andare oltre. “A cogliere la trasfigurazione della realtà e il suo significato più profondo. Che solo uno sguardo e un’esperienza di fede rendono accessibile”.
Partire. Il fuoco della missione
Andare, incontrare, condividere. La testimonianza di padre Ramin – il dono della sua vita per gli ultimi – si rinnova nell’esempio di tanti missionari che continuano a scegliere di partire, in un mondo cambiato ma con la stessa urgenza di allora. Storie che s’intrecciano. Che attraversano e tengono insieme mondi. E che si fanno volti e voci al festival della missione. L’ invito per tutti è quello di andare oltre la propria soglia. Di scoprirci parte di una immensa famiglia.
La missione. Un viaggio e mille mete
A padre Alessandro Brai, missionario saveriano, il desiderio di partire gli è nato tra i banchi di scuola, ascoltando i racconti dei religiosi che tornavano dal Congo e dal Burundi. “Mi sono chiesto se la missione potesse far parte della mia vita”, spiega lui stesso. E dopo anni di formazione, è partito. Prima quattro anni in Camerun, poi tredici anni in Tailandia. Ora è in Italia per dedicarsi alla formazione di giovani e volontari. “Quest’anno – racconta – abbiamo preparato settanta ragazzi per esperienze all’estero. Chi in Camerun. Chi in Indonesia. Chi in Brasile”. Anche lui sta per rimettersi in viaggio. Le sue mete sono la Sierra Leone, poi la Tailandia, la Colombia, le Filippine.
Geografia di luoghi e intrecci di relazioni
La missione di padre Brai non è solo una geografia di luoghi, ma una geografia di relazioni. “Essere missionario – precisa – vuol dire non dimenticare che come persone, e ancora più come cristiani, facciamo parte di una grande famiglia. Il mondo è casa nostra. Non possiamo limitarci alla nostra piccola realtà”. Tra i giovani, secondo padre Brai, c’è questo desiderio di partire e di conoscere. “Di impiegare il tempo che magari altri giovani usano per le vacanze per vivere un’esperienza di servizio significativa, umana e di fede”.
Papa Francesco. La sfida di una Chiesa in uscita
Per padre Brai, la sfida oggi è partire davvero. Non solo con il corpo ma con la mente e con il cuore. «C’è chi dice – osserva – C’è bisogno anche qui, perché partire?”. Una domanda a cui papa Francesco aveva dato risposta. “Bergoglio diceva sempre che il missionario è in uscita. La missione è il fuoco della Chiesa. Perché rende sempre attuale l’invito di Gesù ad andare”.
Lo sguardo nuovo di Perla dopo il servizio in Costa d’Avorio
Anche Perla Zanatto è rientrata da poco. La sua missione continua a parlarle dentro. Ha vissuto ad Alepè, in Costa d’Avorio, con le suore Dorotee. “La giornata comincia presto, ad Alepè – ricorda – Con la colazione insieme. Poi le attività. Accompagniamo un gruppo di ragazzi in laboratori di musica, giochi, arte”. La barriera della lingua non è insormontabile. “Troviamo sempre il modo di farci capire – sorride – Al pomeriggio visitiamo i villaggi, tra polvere rossa, manioca e bambini che corrono”.

Perla racconta la forza delle piccole cose. I giovedì passati al mercato tra banchi colorati e voci che si intrecciano. Le donne che portano pesi in equilibrio sulla testa con una naturalezza che incanta. Le messe domenicali che sono sempre una festa. “Canti e balli che riempiono la chiesa – s’illumina – Tamburi che scandiscono i passi della liturgia”. Quindi il servizio al centro medico: “Abbiamo ricevuto persone che arrivavano da lontano per operazioni alla cataratta. In Costa d’Avorio la cecità è un problema diffuso. Ma un intervento può cambiare la vita… Tante volte mi capita di pensare che anche noi torniamo a casa diversi. Con occhi nuovi”.
On a mission from God. Missione in bicicletta per i giovani del CSI
Spesso la missione, più che individuale, è collettiva. E può anche cominciare su una bicicletta. ‘On a mission from God’ – un titolo che riecheggia il celebre film dei Blues Brothers – è il progetto che ha messo in sella 37 ragazzi per 720 chilometri dalla Valle Camonica a Roma. In tempo per il Giubileo dei Giovani. Ogni chilometro è servito a una raccolta fondi per la missione del Centro sportivo italiano per il mondo in Burundi.

Nel frattempo, CSI per il Mondo si è ufficialmente costituto in fondazione. “Un sogno, ma anche uno strumento per crescere – spiega Massimo Achini, presidente CSI Milano –. Dopo anni di iniziative, era un passo necessario”.
Quest’anno le missioni sono già in cammino. In Burundi, appunto, sei volontari tra i 20 e i 25 anni stanno animando tre settimane di oratorio estivo, con attività sportive e giochi, nelle scuole delle suore Dorotee di Cemmo. Un gruppo da Cernusco e Monza è a Yaoundé, in Camerun, per un programma di formazione di animatori e sostegno nei quartieri periferici. Nel frattempo, nella comunità Shipibo di Santa Martha, in Perù, è nata la prima società sportiva locale. Frutto di una missione tenutasi nel mese di gennaio. Achini annuisce: «Non sempre vedi subito i risultati. Ma quando qualcosa mette radici e comincia a camminare da solo, capisci che il lavoro ha lasciato un segno”.
