Don Ciotti. Lettera a sostegno della giornata di digiuno per il cessate il fuoco a Gaza. "Rinunciamo al cibo per denunciare la fame"

“Rinunciamo al cibo per denunciare la fame”

Lettera di don Luigi Ciotti a sostegno della giornata di digiuno di medici e personale sanitario per il cessate il fuoco a Gaza

Digiunare è un atto di forte valore simbolico. Nel caso di Gaza significa anche mettersi concretamente nei panni delle persone ridotte alla fame in conseguenza della guerra. Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera e del Gruppo Abele, ha diramato una lettera per dare il suo convinto sostegno alla giornata nazionale di digiuno per il cessate il fuoco a Gaza.

Una delle manifestazioni di digiuno in Piemonte

Una manifestazione di silenziosa protesta a cui hanno aderito, giovedì 28 agosto, 60 mila operatori sanitari e giornalisti. In solidarietà con la popolazione gazawa e con i colleghi che rischiano la vita nella Striscia per portare aiuti e per sensibilizzare il mondo sul conflitto.

Fame di pane, di pace di giustizia

“Rinunciamo al cibo – commenta don Ciotti – per denunciare la fame reale di migliaia di uomini, donne e bambini. E la nostra fame di pace e giustizia per ciascuno di loro”. Nella sua lettera don Ciotti si rifà a Gandhi, “che adottò il digiuno come forma di resistenza non violenta alle ingiustizie”. Pioniere e teorico del satyagraha, cioè la protesta civile passiva, Gandhi definiva il digiuno ‘la preghiera più pura’, che aiuta a ‘guardarci dentro’.

Don Ciotti. “La fame di infinito ci aiuta a sentire l’altro”

La pratica del digiuno, argomenta don Ciotti, “non è solo testimonianza verso gli altri. Un tentativo di stimolare la società e la politica a schierarsi contro il genocidio in corso. Esprime anche una fame che ci connota come esseri umani. La fame di infinito, di trascendenza. Di altro e di oltre”. Sentire questo tipo di fame, nel corpo e nell’anima, ci rende capaci di sentire l’altro dentro di noi. Il suo dolore come fosse anche nostro. Capaci di compassione e fratellanza”.

“La fame di pace ci aiuterà a costruirla”. L’auspicio di don Ciotti

Don Ciotti si fa interprete dello sdegno di medici e operatori sanitari. “Per voi, abituati a lavorare a stretto contatto con le sofferenze della gente per alleviarle, l’idea di una sofferenza causata intenzionalmente a così tante persone deve risultare ancora più insopportabile. Condivido il vostro dolore che ha scelto di manifestarsi in questo modo nobile”. Quindi un’esortazione: “Insieme restiamo affamati di pace e giustizia. E delle scelte politiche coraggiose che servono per costruirle”.

A cura di: Redazione