Non resta altro tempo per mettere fine alla spirale d’odio. Qui e ora è necessario mettere in campo qualsiasi iniziativa di incontro per salvaguardare la civile convivenza, purificare il linguaggio e tessere la pace a Gaza. Questo l’appello lanciato alle Istituzioni Italiane, ai cittadini e ai credenti in Italia.






A firmarlo, con il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), sono gli esponenti delle comunità religiose in Italia. Noemi Di Segni,presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). Yassine Lafram, presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia (Ucoii). Abu Bakr Moretta, presidente del Comunità religiosa islamica italiana (Coreis). Naim Nasrollah, presidente della Moschea di Roma. E l’imam Yahya Pallavicini, della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis).
Mettere fine ai conflitti nell’unità delle fedi
La responsabilità di mettere fine ai conflitti e alle morti – a Gaza e altrove – è di tutti: soggetti singoli e collettivi. Ne sono convinti i massimi esponenti delle comunità religiose. “Il nostro appello esprime il tanto che unisce – si legge nel testo – messo a dura prova da quanto sta accadendo. Ma nella certezza che il dialogo deve trovare le soluzioni a quanto umilia le nostre fedi”. Non si negano le differenti sensibilità tra le diverse confessioni. “Ciascuno di noi – primi firmatari – avrebbe certamente qualcosa da aggiungere per esprimere il dolore che proviene dalle rispettive comunità. Nelle quali vi sono posizioni e convinzioni diverse. Così come aspettative rispetto a determinati fatti e scelte”.
Per Gaza una via nel dialogo interreligioso
L’invito è però di accantonare quanto divide, “per rafforzare ciò che ci unisce, nello sforzo comune di capire il dolore e le ragioni dell’altro. Generando un impegno rinnovato per trovare soluzioni giuste e durature per tutti”. In modo particolare, l’appello va al ‘Tavolo delle religioni’, aperto da tre anni presso la sede della Cei. L’intento è quello di cercare una “via italiana del dialogo interreligioso”.
Per Gaza volontà di pace e di coesistenza fraterna
La volontà di pace e di fertile coesistenza fraterna sono presenti in tutte le grandi confessioni monoteiste. E non certo a caso l’appello apre con emblematiche citazioni ai testi sacri.
- “Sta lontano dal male e fa il bene, cerca e persegui la pace”. (Salmo 34, 15)
- “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto”. (Rm 12,15)
- “Abbiamo prescritto ai figli di Israele che chiunque ucciderà una persona è come se avesse ucciso l’intera umanità, e chiunque avrà dato la vita a una persona sarà come se avesse dato la vita all’intera umanità. Sono giunti loro i Nostri inviati con le prove chiare eppure molti di loro, pur dopo questo, sono stati intemperanti sulla terra”. (Corano, V: 32)2
Argomenta lo scritto: “La coscienza dei tempi oscuri che stiamo attraversando e del potere di illusione che soffia anche sulla tragedia in corso in Medio Oriente, ci richiama, come leader di comunità religiose, come credenti e come cittadini, a denunciare l’insinuarsi di pericolose generalizzazioni e dannose confusioni tra identità politiche, nazionali e religiose. E ci spinge a invocare cautela nello scambio di informazioni e alla pacatezza nei toni e nelle azioni”.
Per Gaza rifiuto di ogni fanatismo, strumento di distruzione
Sopraffazione e fanatismo si travestono da servizio verso il comune Dio e il bene dei fedeli. Ma non bisogna cadere nel tranello di assecondare una falsa giustizia superiore e agire in nome di una finta fratellanza. “Il giustizialismo populista, una folle prospettiva suprematista e un vittimismo sordo alle ragioni della responsabilità ci obbligano a denunciare una strumentalizzazione anche della politica – l’appello diventa denuncia aperta – Si tratta di un male che si nasconde dietro il paravento della ‘maggior ingiustizia dell’altro’. E che mira solo a rendere tutte le parti in gioco pedine inconsapevoli della distruzione del mondo ricostruito e ricostituito nel secondo dopoguerra.
Le differenze sono arricchimento, non motivi di divisione
Il dito è puntato contro “la nefandezza di una propaganda che, sfruttando ingenuità e visceralità, ottenebra un discernimento sano. E banalizza il senso profondo della nostra stessa umanità, inducendo a schierarsi l’uno contro l’altro”. Di qui, alternativamente antisemitismo e islamofobia. O ancora le inveterate avversioni al cristianesimo cattolico e alle religioni in generale. Occorre piuttosto una prospettiva diversa: “Condividere originalità, curiosità per i significati dei nostri testi sacri, con studio e conoscenza. E difenderli da ogni abuso e distorta interpretazione. Che allontanano verso derive dell’odio, pregiudizio e violenza altrui”.
Giustizia per il popolo di Gaza e sicurezza per Israele
Astio, ostilità, ferocia non hanno mai alcuna legittimità, né ragion d’essere. “Portano – si legge – solo alla diffusione della crudeltà di chi cura ambiguamente interessi paralleli. Volgarizzando e corrompendo le interpretazioni e la natura autentica dei testi sacri per benedire l’uso delle armi e organizzare la morte dell’altro”. Ma una cosa è certa: “Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco. Il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi”.
“Fermi tutti. Tacciano le armi”. Esortazione per Gaza
L’appello dei leader delle comunità religiose poggia su precedenti pronunciamenti. Come la dichiarazione congiunta ‘Fermi tutti’ di Bologna. Lanciata il 23 di luglio dallo stesso cardinale Zuppi, nella veste di arcivescovo di Bologna, e dal presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz, è un appello ai credenti e ai cittadini a unire le proprie voci per reagire alla guerra in corso. “Tacciano le armi – si legge – le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti”. E poi ancora “Bisogna ripartire dalla testimonianza della sacralità della vita e dalla santità della terra. Doni di Dio che nessuno possiede in esclusiva a discapito dell’altro. Questo patrimonio va custodito insieme con la fratellanza autentica e la vera pace”.
“Incontriamoci tutti. E promuoviamo attività formative”
‘Incontriamoci tutti’ è invece la proposta contenuta nella lettera aperta elaborata dal Coreis a Milano. “Incontriamoci tutti! Incontriamoci subito – almeno in Italia – vescovi, rabbini e imam, dalle varie regioni. Un incontro semplice, diretto, non convenzionale né confessionale, per testimoniare insieme una responsabilità comune…Auspichiamo che, sulla scia di questo messaggio, le nostre comunità religiose possano promuovere attività locali e nazionali, culturali e formative, con l’attivo coinvolgimento delle istituzioni nazionali e delle amministrazioni comunali”.
Gli organi confessionali uniti esortano a riconoscere come lo stesso sviluppo dell’Italia poggia sull’alleanza tra comunità di origine e nuova immigrazione. Un ponte che tutti “siamo chiamati a difendere attraverso la prova della convivenza e il rigetto del nemico inventato”. Il documento invita a “credere che esiste un domani libero verso il quale alzare lo sguardo e impegnarsi assieme”.
A Torino un ‘Tavolo della speranza’ per sollecitare l’impegno di tutte le fedi
Come concreto segno di speranza, in queste settimane, religiosi ebrei, cristiani e musulmani hanno già trovato l’ispirazione e il coraggio per incontrarsi in alcune città italiane. E per confrontarsi, nella preghiera e nella fede. Il 4 agosto a Torino si è costituito il ‘Tavolo della Speranza’, aperto a rappresentanti cristiani, ebrei, musulmani e laici. E ha subito lanciato un accorato appello. “La coscienza dei credenti, indipendentemente dalla fede di appartenenza, non può non essere fortemente turbata dalle notizie provenienti dal teatro di guerra. L’impegno personale nella preghiera e nel dialogo è l’unico modo per liberarsi dal senso di impotenza che, per ammissione dello stesso Papa Leone XIV, sta attanagliando chi invoca la tregua e l’accordo”.
Rispetto per la dignità di ogni confessione e di ogni persona
L’appello interreligioso unitario giunge a sigillo di tutte i documenti finora prodotti di esortazione al dialogo e all’impegno comune. L’obiettivo è promuovere con “chiarezza di intenzioni, metodo, linguaggio e contenuti” una vera pace. Nel rispetto e salvaguardia della dignità di ogni comunità religiosa. E di ogni essere umano”.
