Durante una delle ostensioni della Sindone riservate ai giovani venne chiesto a mons. Nosiglia di accogliere davanti alla teca una persona che giovane non era più. Amica di un’amica, la signora era gravemente ammalata, e aveva chiesto di poter vedere la Sindone almeno una volta, prima di morire. L’arcivescovo disse subito di sì. E volle essere presente quando la signora arrivò in Duomo. La accolse e la accompagnò di fronte al vetro dietro cui era stesa la Sindone.
Rimasero a lungo fermi a guardare, poi si allontanarono dalla cappella. Nosiglia abbracciò la signora tenendole le braccia sulle spalle, e avvicinò la fronte alla sua; la signora piangeva.
Per Nosiglia la Sindone era strumento di fede
L’attaccamento alla Sindone non era, nell’arcivescovo Custode, un atteggiamento di ‘dovere’. Nel primo incontro con lui a Vicenza, il giorno dopo la pubblicazione della sua nomina a Torino, prima di salire in Vescovado entrai in cattedrale. Subito all’inizio della navata sinistra c’era esposta una copia 1:1 del Telo. Una di quelle che la Commissione diocesana di Torino mette a disposizione delle diocesi o delle comunità che ne fanno richiesta, in vista di un utilizzo pastorale o catechistico.
Nosiglia. “Il Telo dà un senso alla nostra vita”
“Soprattutto la Sindone ci parla di Gesù Cristo, e questa è la cosa più importante – sono le parole di mons. Nosiglia in quella prima intervista a Vicenza – Il racconto che il Telo ci propone, dal suo silenzio, è una grande occasione di catechesi (…) Quel che ci appassiona è Gesù Cristo. Non un simbolo, un personaggio storico, un concetto filosofico: ma una persona vera e viva, quel ‘centro’ che si permette di accendere e dare senso alla nostra vita”.

Insomma, si partiva bene. Nei suoi primi giorni a Torino l’arcivescovo volle vedere il Telo. Con lui c’era la mamma, che lo aveva seguito anche qui, dopo aver accompagnato il suo servizio a Roma e a Vicenza.
Il valore pastorale della Sindone soprattutto per i giovani
Furono gli uomini delle istituzioni a chiedere, anche con qualche insistenza, l’ostensione del 2015, a soli 5 anni dalla precedente. Ma certo l’arcivescovo non era contrario.

Oltre alla sua passione per l’immagine, negli anni torinesi aveva imparato a coltivare il ‘senso pastorale’ della Sindone. Perché comunque quel Volto, e le domande che suscitava, erano una provocazione per tutti. E soprattutto per i giovani, su cui Nosiglia stava investendo moltissimo. Non a caso ai giovani di tutta Europa era anche stata dedicata una travagliata ostensione straordinaria. Che avrebbe dovuto accogliere i partecipanti al raduno continentale delle comunità di Taizé, a dicembre 2020. Ma il Covid cancellò il raduno, che si tenne poi nel luglio 2022.
Nosiglia davanti alla Sindone. Solo silenzio e preghiera
Ogni volta, di fronte alla Sindone, l’arcivescovo sembrava voler entrare nel profondo del mistero. Intorno a lui poteva esserci chiunque. Ma la sua attenzione – esteriore e interiore – era concentrata su quell’immagine.

Sul clima e il contesto di silenzio che circondano sempre il Telo, anche nelle occasioni in cui viene portato alla luce per le semplici manutenzioni, o nei ‘tempi morti’, in attesa delle celebrazioni. Cesare Nosiglia, lì davanti, non ‘vedeva’ più nessuno. Come se fosse arrivato al centro di tutto.
