Mons. Sacchi. Il messaggio del vescovo di Casale Monferrato per l’anno pastorale 25-26, nel giorno dell’esaltazione della Croce

Mons. Sacchi. “Speranza al centro della fede”

Il messaggio del vescovo di Casale Monferrato per l’anno pastorale 25-26, nel giorno dell’esaltazione della Croce. "Dalla Croce la certezza che ogni ferita può diventare fonte di grazia"

Sono giorni di smarrimento, di solitudine, di sofferenza e magari anche di indifferenza religiosa. Non è quindi un caso che mons. Gianni Sacchi, vescovo di Casale Monferrato, abbia scelto il 14 settembre, festa dell’esaltazione della Croce, per far arrivare il suo messaggio di speranza per l’anno pastorale 2025 – 2026.
Segno di dolore e anche di riscatto, la Croce di Cristo “resta il centro della nostra fede – – ammonisce mons. Sacchi – La sorgente da cui attingere forza e coraggio…La Croce ci ricorda che Dio non abbandona mai l’uomo. Anzi, nel suo Figlio ci è venuto incontro fino al dono totale. Dalla Croce scaturisce la certezza che ogni ferita può diventare fonte di grazia. Ogni debolezza può trasformarsi in possibilità di amore”.

Il vescovo invita le comunità di fedeli a vivere questo non facile anno come tempo di missione. Aprendosi al Vangelo con rinnovato entusiasmo. E come tempo di comunione, “perché solo camminando insieme potremo essere Chiesa viva e credibile”.

Sacchi. “Chiesa che ascolta, celebra, serve”. Il cammino sinodale

Nella sua lettera, mons. Sacchi si rivolge a tutti. Parrocchiani, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose.

“Ogni nuovo anno pastorale è un dono. È tempo favorevole per riscoprire la bellezza della nostra vocazione battesimale”. Un’occasione per ridare slancio alla missione che a ciascuno è stata affidata. E un invito a ravvivare la comunione che lega il popolo di Dio.

“Negli ultimi anni siamo stati coinvolti in due percorsi strettamente intrecciati – considera il vescovo – Il cammino sinodale della Chiesa universale e italiana. E il mandato missionario che ho dato alla nostra diocesi nel novembre 2022. Entrambi hanno posto al centro due grandi priorità. La diaconia di ogni battezzato. E la formazione spirituale del popolo di Dio”.

A che punto è il cammino di fede?

Ora, all’inizio di un nuovo tratto di strada da percorrere uniti, Sacchi, attingendo alla Genesi, ricorda ai fedeli la domanda che Dio rivolse ad Adamo nel giardino dell’Eden: ‘Dove sei?’. “È una parola che ci raggiunge non per condannare. Ma per chiamare. Non per giudicare, ma per riallacciare un legame. La voce di Dio ci cerca e ci invita a guardarci dentro”. E a porci domande inequivoche. “Dove siamo noi nel nostro cammino di fede? Dove siamo come comunità cristiane? A che punto è arrivata la nostra conformazione a Cristo? E la nostra capacità di vivere il suo stile e i suoi sentimenti?”. Di qui la proposta di una serie di impegni condivisi per l’anno pastorale che si apre.

Autunno di riflessione e preparazione in convergenza con l’Avvento

Il mandato, per tutte le comunità parrocchiali della Diocesi, è quello di iniziare il proprio anno pastorale e i processi comunitari di iniziazione cristiana in convergenza con l’Avvento. Cogliendo i mesi di settembre, ottobre e novembre come occasione di verifica dei vari compiti. E di approfondimento delle opportunità formative offerte a livello diocesano. Tutto anche alla luce di quanto verrà definito dalla terza assemblea sinodale della Chiesa Italiana in programma a Roma il 25 ottobre. E in sintonia con l’assemblea straordinaria della CEI, in calendario ad Assisi dal 17 al 20 novembre.

Il Vangelo tra le mura domestiche. Al centro della vita quotidiana

La prima consegna è quella del Vangelo. Da vivere direttamente nelle case.  Non è nemmeno da oggi che mons. Sacchi invita ad ascoltare la Parola di Dio tra le famiglie. “Non si tratta di un’iniziativa facoltativa o secondaria – rimarca Sacchi – Ma di una vera scelta missionaria. Riportare il Vangelo al cuore della vita quotidiana, dentro le mura domestiche”.

Alcune comunità di fedeli hanno già aderito all’esortazione vescovile. Ma – è opinione di Sacchi – questa esperienza deve crescere e diffondersi. Abbiamo bisogno di famiglie che aprano le porte. Di laici che si rendano disponibili ad animare questi incontri. E di comunità che abbiano il coraggio di fare spazio alla Parola. In un tempo in cui tanti vivono nella lontananza e nell’indifferenza, la Parola condivisa attorno a una tavola può diventare lampada che rischiara. Seme che mette radici. Sorgente che disseta”.

Piccole luci che lo Spirito farà brillare

Il vescovo chiede a ogni unità pastorale e a ciascuna parrocchia di fare un censimento delle famiglie e delle persone disponibili. “Quelle che hanno iniziato un percorso o che ci hanno anche solo provato – puntualizza Sacchi – Non per riempire statistiche, ma per accendere piccole luci che lo Spirito saprà far brillare”.

Sacchi. Preparazione comunitaria dell’omelia

Una tappa fondamentale del cammino sinodale sta – secondo Sacchi – nel confronto vivo e condiviso sulla Parola di Dio. Questi approfondimenti collettivi, argomenta il vescovo, si possono rivivere in ogni parrocchia. “Non si tratta di sostituirsi al parroco. Ma di creare uno spazio in cui la comunità, radunata in preghiera, ascolti e condivida ciò che lo Spirito suscita nei cuori”.

L’omelia nasce anche dall’ascolto della vita delle famiglie. Delle loro fatiche e delle loro speranze. Deve – secondo Sacchi – farsi “eco della comunità illuminata dal Vangelo”. “È un passo di maturità che chiede disponibilità, umiltà, ma anche fiducia reciproca. Il sacerdote che si lascia aiutare. E i fedeli che si mettono in ascolto non solo della Parola, ma anche gli uni degli altri”.

Sacchi. La bellezza della liturgia. La messa salva il mondo

In visita nelle diverse parrocchie, Sacchi ha potuto constatare con piacere quanto la cura delle celebrazioni renda la fede più viva. “Là dove c’è attenzione, preparazione, dedizione, la liturgia diventa un’esperienza di incontro con il Signore risorto. Una vera scuola di vita cristiana”.

Mons. Sacchi rammenta quanto ebbe modo di osservare papa Leone di fronte ai ministranti francesi, incontrati il 25 agosto. “L’Eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei tesori – aveva rimarcato il pontefice – Fin dal primo giorno della sua esistenza, e poi nei secoli, la Chiesa ha celebrato la messa, di domenica in domenica, per ricordarsi che cosa il suo Signore ha fatto per lei”.  E poi ancora, “Tra le mani del sacerdote, e alle sue parole Gesù dona ancora la sua vita sull’altare, versa ancora il suo sangue per noi oggi. Cari ministranti, la celebrazione della messa ci salva oggi! Salva il mondo oggi! È l’evento più importante della vita del cristiano e della vita della Chiesa. Perché è l’incontro in cui Dio si dona a noi per amore, ancora e ancora. Il cristiano non va a messa per dovere, ma perché ne ha assolutamente bisogno. Il bisogno della vita di Dio che si dona senza chiedere nulla in cambio!”.

“La messa non è un dovere. Ma un bisogno vitale”

Mons. Sacchi sottolinea il valore di queste parole pronunciate da Prevost. Ed esorta a farne tesoro. “La messa non è un dovere esterno, ma un bisogno vitale. È l’appuntamento settimanale che rigenera la nostra fede. Nutre la nostra speranza e ci plasma alla carità”.

Di qui la decisa richiesta di “valorizzare i gruppi liturgici parrocchiali”. E di istituire, dove possibile, un ministero dell’accoglienza “che renda visibile il volto fraterno della comunità che accoglie. E che faccia sentire le persone a casa e in famiglia”.

Le veglie funebri, occasioni di evangelizzazione e speranza”

Da curare anche le veglie funebri, “perché siano veri momenti di evangelizzazione e di speranza attraverso la Parola di Dio. La tradizione della preghiera a Maria. E testi che rispondano a situazioni reali di vita segnata dal dolore e dalla sofferenza”.

Per comprendere appieno la bellezza dei riti come vie di salvezza mons. Sacchi invita a riflettere sulla lettera apostolica Desiderio desideravi,scritta da papa Francesco nelgiugno 2022. “Leggetela nei vostri consigli pastorali – esorta Sacchi – nei gruppi liturgici, nei cammini catechistici”.

La carità come forma della vita cristiana

Non va mai poi lasciata indietro la carità. L’amore che si fa prossimo. “La carità non è filantropia – avverte Sacchi – non è assistenzialismo: è la forma stessa della vita cristiana. Non basta delegarla ai gruppi Caritas. È responsabilità di ciascun battezzato”. Di qui il richiamo alle fondamentali parole di San Paolo nella sua lettera ai Corinzi. “Senza la carità, anche la fede, la profezia e la conoscenza perdono consistenza… Una comunità può avere numeri, strutture, iniziative, ma se manca la carità diventa una campana che suona a vuoto”.

Nell’esercizio della carità ognuno deve mettersi in gioco personalmente. “Crescere nell’amore concreto – chiosa il vescovo di Casale Monferrato – Con gesti di fraternità, attenzione e servizio. Solo così le nostre comunità potranno essere credibili e missionarie”.

Da Sacchi invito alla corresponsabilità e alla vigilanza nelle parrocchie

Centrale anche lo sforzo di rinnovamento. A partire, come indica il Sinodo, dalle reti di partecipazione. “Consigli pastorali, consigli per gli affari economici, équipe di unità pastorale non sono opzionali – precisa Sacchi – Sono strumenti preziosi per vivere la corresponsabilità e per camminare insieme. Dove sono assenti, è urgente istituirli. Dove sono deboli, è tempo di ravvivarli e di viverli con regolarità, costanza e corresponsabilità”.

Va tenuta alta la guardia anche su eventuali ipotesi di abuso. Sessuale, spirituale ed economico. “La Chiesa ci chiede una vigilanza attenta e continua – indica il vescovo – Non è un tema secondario. Ma un dovere evangelico di custodia, trasparenza e verità. Solo così la nostra comunità potrà essere un luogo sicuro e affidabile. Capace di accogliere e di far crescere nella libertà e nella fede”.

Riscoprire il Battesimo, fonte di vita

Al cuore di tutto c’è poi il sacramento del Battesimo. “È lì che ciascuno di noi è stato immerso nella vita di Cristo – richiama Sacchi – Rivestito della sua dignità. E inviato nella missione”. È solo nel battesimo che tutti possiamo essere investiti del mandato a noi attribuito.

Quello di essere sacerdoti, profeti e re. “Siamo sacerdoti – argomenta Sacchi – perché ogni giorno possiamo offrire al Padre la nostra vita, le gioie e le fatiche. Trasformandole in sacrificio spirituale gradito. Siamo profeti, perché con la parola e con le scelte testimoniamo la speranza che non delude. E siamo re, perché regnare con Cristo significa servire, custodire la giustizia, costruire fraternità”.

Non si tratta di ideali lontani. Ma della vocazione di ciascun battezzato. Conclude Sacchi: “Una piccola luce accesa in ciascuno può diventare un grande fuoco di Chiesa”.

“Offriamo la testimonianza di una comunità viva”

Anche in questi giorni bui – segnati da echi di guerra e violenza – Mons. Sacchi non si stanca di esortare alla fiducia. “Non siamo soli – incoraggia – Il Signore risorto cammina accanto a noi. Maria Santissima, Regina di Crea, ci accompagna come madre e stella del cammino. La comunione dei santi ci sostiene. Offriamo al mondo non parole vuote, ma la testimonianza di una comunità viva. In continua conversione e missionaria. Così il nuovo anno pastorale sarà davvero tempo di grazia e di rinnovata fraternità”.

(Foto generiche realizzate con Copilot)

A cura di: Redazione