Più di 45 giorni di appuntamenti, oltre 100 eventi diffusi a Torino e una trentina in tutto il Piemonte, 150 ospiti. Tutto questo per parlare di comunità, mobilità umana e multiculturalità. E per stimolare una comprensione sempre più profonda e articolata di cosa significhi realmente ‘accogliere’ nel nostro tempo. E’ dedicata al tema ‘La speranza è una radice’, la quinta edizione del Festival dell’Accoglienza che torna a Torino e in varie città del Piemonte fino al 31 ottobre.
Card. Repole: occorre creare una cultura dell’accoglienza
“La Chiesa può dare speranza anzitutto operando l’accoglienza e collaborando con altre istituzioni e realtà. Questo perché una società diventi accogliente e permetta a tutti di sentirsi a casa, quindi disinneschi meccanismi di odio, violenza e guerra a cui stiamo assistendo. – Lo ha affermato il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino alla presentazione avvenuta in Comune a Torino martedì. “E può dare speranza – ha detto – promuovendo un’autentica cultura dell’accoglienza, cosa su cui siamo ancora un po’ indietro tutti.
Rischiamo di lavarci in fretta la coscienza perché materialmente accogliamo qualcun altro, ma rimanendo quelli che siamo.
In fondo nel passato abbiamo colonizzato altri popoli imponendo la nostra cultura. Dobbiamo vigilare oggi per evitare che sotto mentite spoglie non ci sia una forma di neocolonialismo perché accogliamo degli altri per rimanere quello che siamo anche nelle nostre forme disumanizzanti”.
Card. Repole: attenzione a non cadere in una forma di neocolonialismo
“Faccio due esempi su cui forse dobbiamo accendere i riflettori – ha proseguito -. Dobbiamo chiederci che cosa capita con le seconde generazioni di quelli che abbiamo accolto. Spesso succede che le vivono con gli standard nostri. Oppure possiamo chiederci se, con tutta l’accoglienza giusta, legittima, necessaria, indispensabile che mettiamo in atto, riusciamo a intervenire nelle disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri, attrezzati e meno attrezzati.
Disuguaglianze che provocano la necessità di radicarsi altrove perché non si hanno più radici. Ecco – ha concluso – a me pare che la Chiesa possa essere un faro di speranza, promuovendo una cultura dell’accoglienza a tutto tondo, che accenda la luce. E questo lo fai nei confronti delle persone che emigrano e che devi accogliere nella misura in cui lo fai con tutte le persone che incontri”.
Il tema culturale dell’accoglienza, è per Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione Crt (uno degli sponsor della manifestazione) una questione urgente da affrontare a livello Europeo, se non ci sono radici, sostiene, non si può accogliere. Ed ha ammonito: la democrazia è un valore che va costruito giorno dopo giorno, non è acquisito per sempre.
Durando: che cosa è il festival dell’Accoglienza
Sergio Durando, responsabile del Festival dedicato a ‘La speranza è una radice” organizzato dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino e dall’Associazione Generazioni Migranti, ha spiegato che è “un laboratorio di futuro dove le differenze non dividono, ma diventano radici comuni da cui far germogliare speranza e comunità”.
Una speranza, aggiunge, che “è la nostra risposta più concreta alle paure del presente, ma che non cresce da sola, ha bisogno delle mani, delle voci, delle scelte di ciascuno di noi perché diventi albero di vita per tutti”. Un festival ha ancora precisato che è il frutto del lavoro di tutto l’anno di tante associazioni, movimenti, istituzioni.
La collaborazione con altre manifestazioni legate all’accoglienza
Nell’ambito del Festival, sostenuto da Fondazione Crt, Compagnia di San Paolo e Fondazione Migrantes, saranno anche celebrate alcune ricorrenze importanti come la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e la Giornata Missionaria Mondiale.
In programma nei 45 giorni incontri e dibattiti, spettacoli teatrali e musicali, laboratori, proiezioni cinematografiche, mostre, presentazioni di libri.
Il Festival si interseca con quello della Missione che si svolgerà a Torino dal 9 al 12 ottobre e vede come anteprima il 19 settembre al Sermig, il cardinale Matteo Maria Zuppi che, insieme a Dario Fabbri, dialogherà su come costruire la pace in tempi di guerra.
Il programma completo su: https://festivalaccoglienzatorino.it/
