Ora è una bambina maltrattata o un mendicante. Ora una madre in cerca di cibo per i figli o un anziano senza forze sul ciglio di una strada. Sono tanti i volti del prossimo. E tutti li vuole guardare bene in faccia e abbracciare il Festival della missione, intitolato al ‘Volto prossimo’ . La sua terza edizione si svolge a Torino, da giovedì 9 a domenica 12 ottobre. Promossa e sostenuta da Fondazione Missio e dalla Conferenza degli istituti missionari in Italia (Cimi), in collaborazione con l’Arcidiocesi di Torino e Fondazione Crt. I suoi eventi si intrecceranno con quelli del festival dell’Accoglienza, già in corso fino al 31 ottobre in tutto il Piemonte. Tra i suoi luoghi di elezione ci saranno quello della preghiera – la chiesa di San Filippo Neri – quello della Cultura – la facoltà Teologica di via XX Settembre – E quello deputato agli incontri di piazza nella centralissima piazza Castello.
Prastaro. “Missione è portare il Vangelo e dare un senso alla vita”

Non c’era quindi posto migliore della facoltà Teologica per presentare un’iniziativa tanto ricca di testimonianze e spunti di approfondimento. Qui si sono dati appuntamento gli organizzatori dell’iniziativa e chi la missione la vive, quotidianamente. Negli angoli più sperduti del pianeta, come nelle proprie periferie affamate di pane, di comprensione e di amore. “Che cosa significa fare missione in questi tempi di guerra e di violenze diffuse?”. Una domanda-provocazione quella di mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti, che fin dalla prima ora ha sostenuto il festival per conto della Conferenza episcopale del Piemonte e della valle d’Aosta.
“Vedere nell’altro il volto di Cristo”
“Il mandato del Vangelo è quello di portare la parola di Dio in giro per il mondo – ha osservato il vescovo di Asti – E quello di dare un senso alla vita. Di cambiarne le prospettive. Il Vangelo trasforma le persone e anche le società”. La missione è condivisione di esperienze e di sofferenze. Ma anche di fede. “Invita tutti – non solo i missionari – a guardare il prossimo con occhi nuovi. E a farci carico delle sue necessità”. Lo sguardo sull’altro è peraltro un’esperienza mistica. “Perché svela il volto vero di Cristo. Ed è questo l’incontro che ci trasforma”.
Mons. Giraudo. “Accoglienza e missione. Due gesti di fede”

La memoria dei grandi missionari fidei donum torinesi. E ancora la lezione delle missioni ‘ad gentes’ volute da San Giuseppe Allamano. Crocevia di santi sociali e patria dei primi missionari, nessuna città più di Torino poteva farsi faro di questa visione missionaria. “Abbiamo accolto con favore la proposta di ospitare il festival della missione – conferma mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Torino – Tanto più in connessione con il festival dell’Accoglienza. Accoglienza è fare posto agli altri nella loro ricchezza e unicità. Missione è raggiungere gli altri là dove vivono”: Due movimenti complementari. Come quelli del respiro e del battito del cuore. “In questi gesti di fede possiamo allargare lo sguardo e la prospettiva. Guardare con meno superficialità e indifferenza a ciò che accade al di fuori della nostra quotidianità. In una parola avvicinarci a chi pensiamo lontano”.
In cammino verso un futuro di fraternità
Il Festival della Missione è anche un esempio di collaborazione piena tra tutti gli organismi missionari in Italia, come ha sottolineato don Giuseppe Pizzoli, direttore di Fondazione Missio-Cei. “La prima dimensione è quella del camminare insieme – ha spiegato padre Fabio Baldan, presidente della Cimi, ricordando anche il legame tra il Giubileo del mondo missionario e il Festival – La bellezza di guardarci negli occhi. L’altro elemento è la speranza. Siamo in tanti a sognare un futuro segnato dalla fraternità“.
Una casa per ridare speranza a bambine maltrattate e cacciate dalle famiglie

A Torino, da paesi sperduti, approderanno racconti di sofferenza. Ma anche storie di riscatto. Come quelle che porterà la missionaria Natalina Isella. Suora laica della Congregazione delle Discepole del crocefisso, da decenni suor Natalina dedica la propria vita al prossimo in situazioni di estrema povertà. Da quasi cinquant’anni opera nella Repubblica Democratica del Congo come responsabile della casa di accoglienza Ek’abana da lei creata a Bukavu, nella regione del Kivu, per le minori perseguitate. Qui segue e accompagna in percorsi di sostegno le numerosissime bambine accusate dai parenti di essere streghe. Ritenute causa delle disgrazie e avversità che si sono abbattute sulla famiglia.

“Si tratta di trattamenti ingiusti, conseguenza della povertà spirituale in cui sono immerse queste comunità – afferma suor Natalina – Ma nonostante questo noi ci impegniamo per la riconciliazione. E per il reinserimento delle piccole nelle loro famiglie di origine. Non è mai facile. Le persecuzioni subite sono spesso un pugnale nel cuore di queste bambine. Ma con la tenerezza e con l’accoglienza riusciamo a far rinascere la speranza”.
Dare dignità agli ultimi. L’opera degli agostiniani in Perù

Dal Perù arriva la testimonianza di César Eduardo Piscoya Chafloque, consulente presso il Centro di programmi e reti di azione pastorale del Consiglio episcopale latino-americano (Celam). Piscoya è stato segretario esecutivo della vicaria pastorale della diocesi di Chiclayo accanto all’allora monsignor Robert Prevost. Oggi papa Leone XIV. “In Perù papa Leone ha fondato la sua opera missionaria sulla giustizia sociale. Sulla sinodalità effettiva e sulla corresponsabilità. Ha tracciato un cammino che stiamo tuttora seguendo. Un percorso che supera l’assistenzialismo e dà dignità agli ultimi”. Gli ultimi, appunto. Che sono il volto prossimo. Quello di Cristo.
Gli appuntamenti al Festival della Missione

Sono davvero tantissimi i volti e gli eventi che animeranno questa terza edizione del Festival. Stanno arrivando testimoni dalla Palestina come da Israele. Volti conosciuti e altri meno, ma tutti con una grande storia da condividere. Il programma completo: https://www.festivaldellamissione.it/
