Temperature estreme, nubifragi e alluvioni non sono una condanna ineluttabile. È ancora possibile invertire la marcia del surriscaldamento. Ed evitare il baratro incombente sul pianeta terra. Il messaggio di speranza si è imposto nel dibattito ‘Cambiamo la rotta’, tavolo su crisi globale, conversione ecologica e giustizia economica ospitato venerdì 10 ottobre nella chiesa di San Filippo Neri nel quadro del festival della missione. L’iniziativa che – in stimolante intreccio con il festival dell’Accoglienza – è stata dedicata al ‘volto prossimo’. E che ha avuto come promotori la Fondazione Missio (della Cei) e la Conferenza degli istituti missionari in Italia (Cimi).
Economisti, ricercatori e studiosi contro il climate change
Prestigioso il palco dei relatori. Jeffrey Sachs, direttore del Center for sustainable development alla Columbia University e presidente dell’UN sustainable development solutions network, in collegamento dagli Usa. Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, professore ordinario di Economia politica all’Università Lumsa di Roma ed editorialista di Avvenire. Guendalina Anzolin, economista e ricercatrice presso l’Institute for manufacturing dell’università di Cambridge. Master of science in Global economic governance alla School of oriental and african studies all’Università di Londra e dottore di ricerca all’Università di Urbino.



Contro il degrado del clima più cooperazione tra Paesi
Combattere il declino del pianeta è una sfida necessaria per la società globale. La si può vincere a partire dalla volontà popolare. “L’astuzia è quella di trovare risposte semplici a crisi complesse – ha osservato il professor Sachs – E in questo ci torna utile una buona dose di buon senso e di diplomazia”. Occorre innanzitutto un mutamento di mentalità. “Riallacciamo le fila della cooperazione tra Paesi. Cina, Usa, Europa e America Latina – invita il luminare – E poi insieme, sulla base di un criterio economico, cerchiamo le soluzioni più efficienti, meno costose e con garanzie di futuro”. Sempre ragionando nell’interesse della gente comune e non delle lobby del petrolio o delle armi.

Bisogna concentrarsi sui fondamentali. Sfruttare al meglio le risorse della terra. Il sole, il vento, le foreste. “La terra chiede una rigenerazione – chiosa Sachs – Ed è nostro dovere soddisfare questa attesa. Possiamo ancora arrestare la corsa dissennata del degrado”.
L’emergenza del Covid ha oscurato la crisi del clima
Per la verità le strade giuste erano già state tracciate con le Conferenze delle parti sul clima di qualche decennio fa. “Purtroppo, l’epidemia del Covid e l’emergenza sanitaria che ne è conseguita ci ha distratto – ha rilevato l’economista Bruni – Ha avuto un effetto cortina sulla crisi ambientale. Ha appannato lo sguardo. Ci siamo risvegliati dal torpore solo l’altro ieri. E ora si tratta di recuperare il tempo perduto”.
La guerra contro il surriscaldamento deve essere planetaria
L’ondata di nazionalismi ha fatto del resto la sua parte. “L’odio imperante tra Stati, le guerre, le ondate di violenza non aiutano certo a vincere la battaglia per il benessere del pianeta – precisa Bruni – Questa contesa globale si può affrontare con ragionevoli speranze di successo solo unendo le forze”. E solo cambiando i paradigmi. Passando, cioè, dalla cultura del business a quella della partecipazione e della solidarietà. “L’ecologia non dà guadagni, perlomeno non immediati – riflette Bruni – In questa partita ciascuno deve rinunciare a qualcosa. E proprio in termini di profitto”.
Per la transizione verde investimenti e programmazioni internazionali
In tema di transizione verde mai come oggi risulta più evidente lo scollamento tra la volontà popolare e le logiche delle élite. Sempre molto attente agli attivi di bilancio. E sempre piuttosto tiepide verso le ragioni dell’ambiente. “Per salvare la terra dall’autodistruzione occorrono investimenti – ha chiarito Anzolin – Ma più ancora sono necessarie corrette programmazioni industriali. Governance, senza le quali non ci può muovere lungo una direttrice di efficienza”. A intervenire, per guidare la trasformazione, debbono essere gli Stati, o, meglio ancora, organismi sovranazionali. “La sfida del cambiamento richiede innanzitutto collaborazione. E poi, certo, la salute del clima non si sposa con politiche di austerità”.
(Foto generiche dall’archivio di Freepik)
