Myanmar. I birmani chiedono aiuto al mondo per liberarsi dal regime. Tra i democratici in carcere, il Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi

Grida di aiuto dal Myanmar

Da quattro anni sotto il giogo dei militari, il popolo birmano invoca il sostegno del mondo libero. Tra i leader democratici in carcere Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace

Salviamo il Myanmar. Questo l’appello lanciato nell’incontro promosso a Torino venerdì 10 ottobre alla Facoltà Teologica nell’ambito del festival della Missione. L’iniziativa promossa in partnership con il festival dell’Accoglienza dalla Fondazione Missio (della Cei) e dalla Conferenza degli istituti missionari in Italia (Cimi).

A Torino il figlio della premio Nobel per la pace Aung San Suu Kye

Al tavolo dei relatori Kim Aris – figlio secondogenito della premio Nobel per la pace birmana Aung San Suu Kye. Accanto a lui Albertina Soliani, presidente dell’istituto Alcide Cervi in Italia per la memoria della Resistenza, ambasciatrice di pace dell’Universal peace federation (Upf), e fondatrice, nel 2021, del network internazionale ‘Alliance for a democratic Myanmar’.

Kim Aris con Albertina Soliani e Gianni Criveller alla facoltà Teologica di Torino

Moderatore dell’incontro Gianni Criveller, presbitero missionario del Pontificio istituto opere missionarie (Pime), insegnante a Hong Kong, Taiwan, Macau e Cina popolare. Sinologo, storico e teologo.

Myanmar. Paese straziato dal regime militare e dal terremoto

Il terremoto di magnitudo 7.7 che ha devastato il paese e che ha fatto miglia di vittime, è solo l’ultimo dei flagelli che ha colpito il Myanmar. Dai colpi di Stato al genocidio ‘dimenticato’ dei Rohingya, sin dalla sua fondazione il Paese è stato straziato da scontri e conflitti. Ma ora da quattro anni un regime militare sparge terrore tra la popolazione, incurante delle sue più elementari necessità. 

Il colpo di Stato in Myanmar

Tutto mentre gli anziani leader della democrazia sono in prigione, a scontare lunghe condanne in isolamento e senza cure mediche. Tra loro, a rischiare quotidianamente la vita, c’è anche Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, icona dei diritti umanitari. E proprio per parlare di Aung San Suu Kyi, dei suoi compagni di prigionia e della sorte del popolo birmano Kim Aris è impegnato in un tour di conferenze in tutta Italia.

Myanmar tra repressione militare e resistenza del popolo

In quella che papa Francesco ha definito la terza guerra mondiale a pezzi una delle più gravi e persistenti crisi attualmente in corso è certo quella che attraversa l’estesa Nazione asiatica divisa fra il delta del Gange e la penisola indocinese. Ma – tra repressione militare, collasso economico, fragili annunci di nuove elezioni e gravi violazioni dei diritti più elementari – la comunità birmana continua a resistere. E a rivendicare libertà e dignità. “Sul Myanmar si apra finalmente un dialogo inclusivo – ha sollecitato Albertina Soliani – Occorre una transizione verso la democrazia secondo le attese della gente”.

I leader democratici chiusi in carcere in condizioni disumane

Da escludere al momento un ribaltamento delle forze di governo all’interno del paese. La voce dell’opposizione è di fatto imbavagliata dalla dittatura. Gli anziani esponenti della National league for Democracy (Nld) risultano tutti rinchiusi in carcere, per mano della giunta dell’esercito del Myanmar. Che nel 2021 che ha estromesso il governo eletto e infranto le basi della giovane democrazia. Gli osservatori ritengono che le lunghe condanne e la negazione di cure mediche adeguate facciano parte di una precisa strategia tesa a eliminarli.

Aung San Suu Kyi malata e a rischio di vita

Tra loro, Aung San Suu Kyi era stata la leader che aveva fatto sognare il Myanmar traghettando il suo Paese, con fatica e dolore, verso la democrazia. Oggi ottantenne e sofferente di cuore, la donna da quasi cinque anni è tenuta in stretto isolamento, dal regime della giunta militare, senza che i famigliari possano vederla.

Kim Aris. “Salvate il popolo birmano. Salvate mia madre, prima che sia troppo tardi”

Kim Aris con la madre

Kim Aris, il suo secondogenito, è in Italia proprio su invito dell’ex senatrice Albertina Soliani. Per incontrare politici e attivisti e amplificare le voci delle comunità oppresse. Invoca un’azione globale per il ripristino della giustizia, della dignità e delle libertà fondamentali. Per sua madre invece chiede il ritorno a casa.

“Mia madre è in precarie condizioni di salute – ha spiegato Kim Aris – Ma in Myanmar i generali continuano a tenerla in carcere in condizioni inumane. Invoco ogni giorno un intervento in suo favore da esponenti del mondo libero. Spero ancora che chi ha il potere di farlo interceda per lei prima che sia troppo tardi”.

A cura di: Redazione