Figlie di madre terra. Con il suo titolo evocativo, esplora il legame profondo tra ecologia integrale e donne il numero di novembre di Donne, Chiesa Mondo, la rivista femminile de L’Osservatore Romano diretta da Rita Pinci. In edicola dal 31 ottobre, il mensile – come richiamato nell’editoriale I corpi della terra e delle donne – si sviluppa nell’intreccio di due importanti appuntamenti novembrini. La conferenza sul clima Cop30 di Belem e la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere.
Donne in difesa della casa comune
Il numero si apre con un testo che intreccia memoria e attualità. E racconta le storie di attiviste che, in ogni parte del mondo, sono impegnate nella difesa della casa comune. Esperienze di cura, di resistenza e visione offrono uno stimolante spaccato di nuovi modelli di convivenza e sostenibilità.

Ambasciatrici dei diritti degli ultimi, dall’Australia all’Amazzonia
Lucia Capuzzi intervista Patricia Gualinga, leader del popolo Kichwa di Sarayaku, in Ecuador, e suor Adele Howard, religiosa australiana, portavoce dei diritti degli aborigeni d’Australia. Gloria Satta racconta il documentario prodotto da Leonardo Di Caprio e dedicato a Juma Xipaia, prima donna capo del popolo Xipaya dell’Amazzonia brasiliana.
Donne contro l’inquinamento e per l’educazione ambientale
Federica Re David firma il reportage sulle attiviste africane. Beatrice Nutekpor, in prima linea in Ghana contro l’inquinamento costiero. Le Black Mambas, ranger sudafricane che proteggono la fauna dai bracconieri.

Hindou Oumarou Ibrahim, ambasciatrice del popolo Mbororo del Ciad. E ancora Nourhene Ghanmi, giovane tunisina promotrice dell’educazione ambientale; Vanessa Nakate, fondatrice in Uganda del movimento Rise Up Climate Movement. Inna Modja, artista e attivista maliana.
Terre Joniche. Agricoltura sostenibile nei poderi sottratti ai criminali
Carmen Vogani rivolge cinque domande a Raffaella Conci, presidente della cooperativa Terre Joniche, che gestisce oltre cento ettari di terreni confiscati alla criminalità nel Sud Italia. Campi trasformati in luoghi di legalità e agricoltura sostenibile.
Chiude la sezione internazionale la testimonianza della giovanissima Licypriya Kangujam, quattordicenne indiana simbolo della lotta al cambiamento climatico.
Nei monasteri femminili, dove la preghiera si sposa all’agricoltura generativa

Uno spazio speciale va è anche ai monasteri femminili che coniugano vita contemplativa e rispetto per l’ambiente. Le trappiste di Vitorchiano, che, in Italia, sono modelli di autosufficienza e sobrietà. Le benedettine dell’abbazia di Regina Laudis a Bethlehem, nel Connecticut, che si distinguono come pioniere nell’agricoltura rigenerativa. Le monache di Erie, in Pennsylvania, impegnate in progetti educativi e ambientali. Infine, la comunità di Notre-Dame de Compassion a Martigné-Briand, in Francia, che promuove uno stile di vita fondato sulla cura del creato.
La libertà del Creato è segno di Dio

Alla teologa Marinella Perroni è affidata una riflessione conclusiva. Il mondo vive di autonomia e responsabilità – afferma la studiosa – La libertà del Creato è segno di Dio.
