conferenza card. Repole in Fondazine Crt

Il dono, dimensione essenziale per l’esistenza della società

E' il tema scelto dal card. Roberto Repole per il suo intervento in Fondazione Crt invitato dalla presidente Poggi

Ha scelto di parlare del valore del dono nella sede della Fondazione Crt. Un luogo dove vengono assunte decisioni importanti per l’economia cittadina e regionale.Invitato dalla presidente Anna Maria Poggi e dal consigliere Giampiero Leo, il card. Roberto Repole, ha incentrato la sua articolata relazione su ciò che solo apparentemente può apparire come qualcosa di semplice, bello e immediato. L’incontro è avvenuto lunedì pomeriggio nella prestigiosa sede della Fondazione Crt a Torino.

La società è caratterizzata da relazioni gratuite. “Se togliessimo – ha ricordato il Cardinale – tutto ciò che ha la sua radice nella gratuità generosa, libera ed imprevedibile, cristiana o non, ci troveremmo semplicemente davanti alla deflagrazione della città: resterebbero solo i centri commerciali dove tutto si compra e si vende, ma nella dissoluzione totale di ogni legame e in un crescendo di indifferenza, violenza e sfruttamento reciproco”.

Card. Repole: il valore della gratuità del dono

Spaziando dalla filosofia alla sociologia, all’approfondimento teologico e all’antropologia l’Arcivescovo di Torino ha citato vari testi sul senso del dono, come il celebre saggio di Marcel Mauss, dove afferma che “un dono potrebbe essere sporcato da altri interessi”. Perchè il dono è gratuità e per essere tale ha bisogno di essere accolto.

“Troppe volte – ha detto – si fa passare per dono o per gratuito l’offerta di qualcosa di concreto (ad esempio il cibo, i vestiti, il denaro) o di immateriale (ad esempio il tempo, l’attenzione, l’ascolto, una visita a chi è malato o solo…) che però porta con sé altri interessi: ad esempio, il sentirsi buoni, il venire apprezzati, l’avere un’immagine buona di sé come di una persona generosa, il colmare un vuoto o una solitudine…”.

“Nel dono è in gioco l’altra persona, – ha rimarcato – sono in gioco io ed è in gioco il legame che ci unisce: non si può pensare che il dono sia tale solo se esclude ogni tipo di reciprocità tra donatore e donatario. Al contrario, ciò cui mira il dono è la creazione e la ricreazione del legame tra le persone: un legame basato non sulla costrizione, ma sulla fiducia e su quella libertà delle persone che esprime l’inedito, l’imponderabile, ciò che non può in alcun modo essere previamente «messo in conto”.

Il dono e le relazioni, dono è libertà

Il dono ha a che fare con la libertà, quindi, “nel dono si esprime l’aspetto più personale dell’uomo. Si avverte una sottile stonatura ogniqualvolta qualcuno spezza l’equilibrio, prende l’iniziativa e fa un dono, mentre il donatario vuole contraccambiare il più in fretta possibile”.
Il dono è relazione. “Nel dono è in gioco una reciprocità buona tra le persone; ma questa reciprocità si può paradossalmente creare e rinsaldare solo sulla base di uno squilibrio. In tal senso si può parlare di uno «squilibrio benedetto»: senza di esso non c’è dono e non c’è la possibilità di quella reciprocità buona e di quel legame che con il dono si crea, si custodisce e si rinsalda”.

Non tutto si vende e si compra

Con uno sguardo alle società occidentali, Repole ha sottolineato: “Si basano troppo spesso sull’assunto che la socialità si riduca alla mera dimensione economica, non vedendo che quest’ultima è invece innestata dentro una socialità che è preservata, custodita, curata da tutto ciò che è dinamica di donazione gratuita e libera”.

Troppo spesso si dà valore ad altro e tutta la dimensione donativa e caritativa finisce per essere considerata l’orpello della vita cittadina. “Con grande lucidità, Benedetto XVI – ha ricordato Repole – aveva già dichiarato nella «Caritas in veritate» come la gratuità veicoli in sé, ad esempio, la dimensione fondamentale della fiducia reciproca, avvertendo che una economia che non possa più contare su questa fiducia è destinata ad autodistruggersi”.

Il dono e il ruolo della Fondazione Crt

Nella parte finale del suo intervento, il card. Repole leggendo il testo si è rivolto in particolare ai vertici della Fondazione: “Si dovrebbe essere avvertiti del fatto che le diverse donazioni fatte non sono sempre necessariamente ascrivibili al registro di quel dono e di quella donazione che fondano e custodiscono la società. Esse sono spesso semplicemente un atto di giustizia, rispetto a meccanismi di iniquità ed esclusione prodotti da società illuse che l’unico circolo possibile e umano sia quello economico. Una giustizia davvero importante e decisiva, eppure ancora diversa dalla gratuità dei legami che fonda la società”. Perchè: “Si possono erogare fondi, mantenendo l’illusione di una società basata sulla logica esasperata del profitto, oppure si possono erogare fondi per contrastare tale illusione e avere una cura reale della società”.

Ebbene, “Una Fondazione come la vostra potrebbe erogare fondi senza accorgersi dell’economicismo esasperato che li ha prodotti e che non viene messo in discussione, ed erodendo di giorno in giorno, anche senza volerlo, quelle relazioni gratuite e libere che fondano una vita in comune. Oppure può scegliere di immettere nella nostra città e nella nostra società il germe benefico di legami che contemplano certamente l’economia al suo interno, ma sono ben più profondi e radicali di quelli offerti dal circolo economico.

Qualcosa di avvincente, credo: le scelte di destinare dei fondi non sono solo meri atti burocratici, ma continuano ad essere atti umani, con tutto il peso di questo aggettivo“.

A cura di: Redazione