particolare del telo sindonico

Baima Bollone, uno studioso animato da una curiosità inesauribile

Il 5 novembre è morto il prof. Pierluigi Baima Bollone lasciando un vuoto incolmabile nella comunità scientifica così come nella nostra vita personale e professionale.

La sua scomparsa rappresenta non solo la perdita di uno dei più eminenti maestri della disciplina medico legale e degli studi sulla Sindone, ma anche l’addio a un uomo animato da una curiosità inesauribile, da un rigore morale incrollabile e da una viva passione per la ricerca scientifica.

Chi era Baima Bollone

Nato a Torino nel 1937 e laureatosi in Medicina e Chirurgia, il professore ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della medicina legale segnandone profondamente l’evoluzione. Dopo i primi anni di formazione, approdò come assistente presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Torino.
Qui ben presto si distinse per l’acume delle sue analisi e la capacità di unire il metodo scientifico a una visione ampia e interdisciplinare del sapere.

Il volto recente di Baima Bollone


Fu professore ordinario di Medicina Legale formando intere generazioni di medici, giuristi e operatori sanitari, sempre con uno stile che rimaneva fedele a due valori cardine.
La precisione della scienza e il rispetto per la vita umana.
Il suo Manuale di Medicina legale è stato adottato nelle principali università italiane, contribuendo a formare generazioni di studenti, magistrati e investigatori.

I suoi collaboratori

Fu presso l’Istituto di Medicina Legale di Torino che io, Stefano, allora specializzando iniziai a condividere le nostre giornate di “lavoro”. Ricordo ancora, con emozione e riconoscenza, quei primi anni passati insieme nelle sale settorie. Durante le perizie più complesse, nei corsi destinati agli studenti e nelle riunioni in cui si discuteva ogni caso con attenzione ai dettagli più minuti.
Non tollerava superficialità: “La verità è nei particolari” ripeteva spesso.

Il cammino professionale ci portò insieme anche all’Ospedale Gradenigo dove continuò la sua instancabile attività peritale e clinica.
Qui, nel reparto di medicina legale, che fondò, vi fu un secondo luogo di crescita e confronto.
Il suo insegnamento mi portò a comprendere che non esiste atto medico-legale che non debba essere affrontato con responsabilità e consapevolezza del suo potere sociale e umano. Il paziente, vivo o defunto che fosse, doveva essere ascoltato e compreso.

La scienza, per lui, era un mezzo per restituire voce a chi non l’aveva più


Le sue straordinarie competenze nel campo della medicina forense gli valsero numerosi incarichi come consulente tecnico in procedimenti giudiziari di grande rilievo, ambito nel quale anche noi abbiamo avuto l’onore di collaborare con lui.
Prima ancora del nostro incontro professionale, la sua figura si era già distinta grazie a un’esperienza destinata a segnare profondamente la sua carriera scientifica: lo studio della Sindone di Torino.

Baima Bollone incontra la Sindone

È infatti impossibile ricordare il Professore senza rivolgere un pensiero ai suoi celebri studi sulla Sindone di Torino. Fu tra i primi, in Italia e nel mondo, ad applicare il metodo scientifico moderno allo studio del Sacro Lino. Con un approccio innovativo e scevro da pregiudizi, che coniugava il rigore dell’analisi con il rispetto per il valore simbolico e religioso dell’oggetto.

Tutto ha inizio nel 1978. Si è da poco conclusa l’ostensione del Telo protrattasi dal 26 agosto all’8 ottobre, e la Sindone viene portata nella sala della “biblioteca” di Palazzo Reale.
Al primo piano dell’edificio tra il cortile interno del Palazzo ed i retrostanti Giardini Reali.

Sono ammessi ricercatori europei ed un gruppo di studiosi statunitensi specialisti delle loro discipline e consorziati nello STURP (Shroud of Turin Research Project).

La scoperta del gruppo sanguigno

Per procedere alle ricerche interdisciplinari, la Sindone viene adagiata su di un apposito tavolo in alluminio. Può ruotare sull’asse longitudinale, in modo da consentire di fotografarla in posizione orizzontale e verticale.
Il piano di appoggio è costituito da una serie di pannelli mobili che rendono possibile tanto la illuminazione per trasparenza quanto l’esame radiologico.

A notte fonda Baima osserva la Sindone e gli sembra quasi che flutti nell’aria, come confesserà molti anni dopo. Cerca di non farsi sopraffare dall’emozione.
Preleva microcampioni di filo da sedi definite come “bianche”.
Ma anche in corrispondenza dell’immagine del cadavere ed altri ancora da aree macchiate di quello che la tradizione indicava, da sempre, essere sangue.
Questi prelievi consentiranno di confermare le caratteristiche strutturali del tessuto e del filato, l’assenza di pigmenti aggiunti nelle sedi analizzate e la natura ematica delle macchie.

Per le indagini chimico-biologiche sul tessuto, sui pollini e sui residui presenti sul telo, si è avvalso delle tecniche allora all’avanguardia, come la microscopia elettronica e l’analisi immunologica.
Fu lui a identificare in modo inequivocabile la presenza di sangue umano di gruppo AB, contribuendo a uno dei dibattiti più vivaci e complessi della storia recente della sindonologia.

Le sue ricerche sono state raccolte in numerose opere fondamentali e testi che sono riusciti, e lo fanno tuttora, a parlare tanto al mondo accademico quanto al grande pubblico.

Il Centro internazionale di sindonologia

Ha diretto il Centro Internazionale di sindonologia, oggi Centro internazionale di studi sulla sindone deputato al coordinamento della ricerca interdisciplinare sul Telo. Recentemente la carica era diventata onoraria. Per alcuni anni è stato anche confratello della Confraternita del SS Sudario fondata nel 1598 per promuovere il culto della Sindone e svolgere opere caritatevoli.

Ma per noi, gli studi sulla Sindone come quelli condotti sul Sudario di Oviedo, sono anche un ricordo personale. Eravamo accanto al grande scienziato ma anche a un uomo la cui umanità traspariva in ogni gesto. Collaborare con lui significava essere coinvolti in un dialogo continuo, mai banale, fatto di numerose e complesse domande alle quali si cercava di fornire significative risposte. Con Pierluigi, persino la fatica si faceva lieve: nei momenti in cui la stanchezza cercava di prendere il sopravvento, era il suo entusiasmo contagioso a sostenerci, trasformando ogni difficoltà in un’occasione di crescita condivisa.

I congressi forensi e sindonologici

Ricordiamo anche con emozione i congressi forensi e sindonologici cui partecipammo insieme ove il “Prof”, così lo chiamavamo, era sempre accolto con stima e palpabile curiosità: non solo per i suoi interessanti risultati scientifici, ma innegabilmente per il suo stile comunicativo sobrio, diretto, capace di tradurre la complessità in concetti universali. Eppure, dietro l’apparente formalità, bastava poco per veder emergere il suo sorriso ironico, specialmente a fronte di domande che riteneva un poco sempliciotte. Pronto a sdrammatizzare e a ricordare a noi e a quanti gli erano accanto in quel momento, che anche nei contesti più accademici è importante non perdere l’umanità.

La sua eredità

Oggi, mentre ci troviamo a scrivere queste righe, siamo consapevoli di quanto la sua figura sia stata per noi un punto di riferimento. Ci guiderà sempre nel difficile cammino della scienza, della comunicazione, del rapporto con il prossimo.
Va detto che non è semplice distinguere il maestro dal collega, il professionista dall’amico.
Il suo insegnamento va oltre le pagine dei suoi libri che abbracciano argomenti di svariata natura, fra i quali in particolare la Sindone, o i referti delle sue perizie.

Corpo umano: un testimone silenzioso della verità


Vive in ogni giovane medico che ha imparato da lui a vedere nel corpo umano un testimone silenzioso della verità.
In ogni criminologo che ha scoperto la potenza delle scienze forensi.
Negli studiosi della Sindone che guardano l’immagine con gli occhi e il cuore come se vivessero la sua stessa esperienza.
In ogni studente che ha ascoltato le sue lezioni, rimanendone travolto dalla sua passione.
In questo odierno mondo complesso, spesso attraversato da incertezze e contraddizioni, la figura del Prof. rimane per noi un faro di coerenza, di rigore intellettuale e di autentica curiosità. La sua capacità di unire scienza e umanità, mente e cuore, ha lasciato un’impronta indelebile non solo nella medicina legale, ma in chiunque abbia avuto la fortuna di incrociare il suo cammino in qualsiasi veste.

Nello Balossino, Museo Sindone UNITO e Stefano Zacà, medicina legale Gradenigo