Cinesi. Don Hou regge la cappellania di Torino. Assistenza spirituale e materiale, celebrazioni, preparazioni ai sacramenti, feste per tutti

C’è don Hou per i cinesi del Nord Ovest

Il sacerdote regge la cappellania cinese appoggiata al Sermig di Torino. Assistenza spirituale e materiale, celebrazioni, preparazioni ai sacramenti e anche feste interculturali per i giovani

Non sono più di 28 su undicimila i cinesi cattolici in Torino e dintorni. Ma a tutti gli undicimila connazionali – e indipendentemente dalle convinzioni religiose – è votata la missione di don Xinlong Hou – noto ai più come don Giuseppe – Da due anni don Hou è il riferimento della cappellania cinese in Piemonte e valle d’Aosta. Un grande impegno il suo, che alle parrocchie del Sermig appoggia il suo servizio spirituale e anche sociale. “La cappellania fa capo alla chiesa di San Gioacchino in borgata Aurora – conferma don Hou – Di fatto però lavoriamo in rete con le vicine chiese di Maria Regina della Pace e Gesù Crocifisso e Madonna della Lacrime”. In pratica tutta la zona di Porta Palazzo, dove la presenza di immigrati cinesi è preponderante.

Accanto a don Hou le parrocchie del Sermig

A sorreggere l’apostolato di don Hou ci sono i co-parroci don Andrea Bisacchi, don Alessandro Rossi e don Marco Vitale e tutti i collaboratori.

Perché quello di don Hou a beneficio della comunità cinese è un incarico totalizzante. “In un tempo di accorpamenti di parrocchie e di riduzione di sacerdoti attivi, don Hou si adopera per un ministero ad personam – spiega don Andrea – Dove c’è bisogno lui va e mai si tira indietro. Foss’anche per una sola anima salta sul treno e la raggiunge. Come già fa periodicamente del resto, per seguire un connazionale ad Aosta”.

Umile, assiduo e minuzioso, il progetto della cappellania merita giustamente il sostegno della collettività. Anche con la firma dell’8xmille alla Chiesa cattolica. E con donazioni in parrocchia nell’ambito della campagna Uniti nel dono (www.unitineldono.it) per il sostentamento del clero.

La vita difficile della famiglia di don Hou in Cina

A oggi 39 anni, non ha avuto vita facile don Hou e neppure la sua famiglia in Cina. Originario di di BaoJi, 800mila abitanti nel sud del Paese, ha vissuto piccolissimo il travaglio dei suoi famigliari, perseguitati dal regime di Mao Zedong. “Il fratello di mio nonno era un sacerdote – ricorda don Hou – Con la Rivoluzione culturale è stato costretto ad abbandonare il suo ufficio di prete e a tornare a casa, approfittando dell’accoglienza del fratello. Già una fortuna per lui essere scampato alla morte o ai rigori del carcere. Ma la dittatura non lo aveva dimenticato. Puntualmente veniva trascinato in piazza dalla polizia di Mao e sottoposto a interrogatori pubblici umilianti. Spesso veniva schiaffeggiato, percosso e frustato perché rifiutava di abdicare al suo credo”.

Don Hou a Roma, laureato in Teologia morale

Era stato il padre di Hou a curare le ferite dello zio. “Per questo si è spaventato a morte quando gli ho manifestato l’intenzione di entrare in seminario – prosegue Hou – Ma io non ho ceduto alle obiezioni. E a soli 29 sono partito per Roma, dove ho studiato e ho preso la licenza in Teologia morale”.

Per i cinesi messe in lingua madre

A Torino Xinlong è arrivato 4 anni fa, proprio per impiantare la cappellania e dare conforto ai suoi connazionali. Che in patria hanno spesso patito le stesse sofferenze toccate a lui e ai suoi cari.

“Per la mia gente celebro la messa delle 11.30 in cinese due volte al mese, la seconda e la quarta domenica – dettaglia Hou – Il pomeriggio della prima domenica è invece dedicato all’Adorazione del Santissimo e al Rosario”.

La preparazione dei catecumeni cinesi in presenza e via whatsapp

La terza domenica del mese è quella riservata ai catecumeni. Adulti non battezzati che chiedono di accostarsi alla fede cattolica. “Loro intraprendono un cammino di due anni per prepararsi – precisa Xinlong – E a biennio concluso possono ricevere i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucarestia, accompagnati nel rito da famiglie italiane”.

Sta di fatto che non tutti i catecumeni possono però partecipare agli incontri a causa di impegni lavorativi o di lunghi periodi di permanenza in Cina. “Li seguo comunque via whatsapp – don Hou conferma anche su questo fronte la sua vocazione ad esserci comunque per tutti, indipendentemente dal fuso orario e sempre senza risparmio di energie – E li attendo a braccia aperte qui, nella cappellania di Torino”.

Nelle solennità celebrazioni unitarie in lingua italiana e cinese

Per le solennità dell’anno liturgicole celebrazioni sono unitarie. Destinate a credenti di tutte le nazionalità. “A Natale, Pasqua e Pentecoste ci riuniamo tutti per la messa grande delle 10 – conferma don Hou – Che si tiene in lingua italiana e anche cinese. Sono momenti di rara intensità”.

Casa, lavoro, burocrazia. L’assistenza a tutto campo di don Hou

L’assistenza offerta alla comunità cinese – cristiana e non – è comunque sempre a tutto campo. Hou interviene a chiamata. “Le esigenze sono infinite – puntualizza il sacerdote – C’è chi ha bisogno di tradurre dei documenti o non sa orientarsi nelle pratiche burocratiche. C’è chi soffre in ospedale e supplica conforto. E chi cerca un lavoro o un tetto. E in questi casi operiamo in collaborazione con la pastorale Migranti”.

Dopo scuola per studenti cinesi in oratorio

Se i servizi di carattere sociale sono rivolti a tutti senza distinguo, è sui bambini e sui ragazzi cinesi che si moltiplicano le attenzioni della cappellania, sempre con l’appoggio delle tre parrocchie della zona.

“Abbiamo approntato un dopo-scuola speciale in oratorio – informa don Hou – Si tiene al sabato e alla domenica, dalle 9 alle 17. Scolari e studenti, a oggi una quarantina, possono beneficiare dell’aiuto di maestri, docenti ed ex docenti e di universitari volontari per svolgere i propri compiti a casa. O per avere risposte a quesiti maturati a lezione”. Ma il pur indispensabile sostegno non si limita alle necessità e alle richieste per stare al passo con i ritmi della scuola italiana.

Lezioni di lingua e cultura mandarina per i giovani cinesi in Italia

A beneficio delle nuove generazioni di cinesi don Hou si fa anche scrupolo di preservare il legame con la loro millenaria cultura originale. “Il paradosso oggi è che i giovani cinesi parlano e scrivono correttamente l’italiano – considera don Hou – In casa conversano in cinese, o meglio nel dialetto della regione di provenienza famigliare, ma non sanno scrivere nella loro lingua”. Una lacuna che secondo il sacerdote va colmata per non tagliare i ponti con la madre patria e la sua storia imperiale.

Danze tipiche e cucina tradizionale per tenere vive le radici con la Cina

Don Hou si prodiga per organizzare lezioni di cultura mandarina in lingua madre e per offrire momenti magari più ameni di incontro con le espressioni originali della classicità orientale. Spettacoli di danza folcloristica si alternano a laboratori di cucina tradizionale. “Così che tutti abbiano ben presenti le proprie nobili radici – riflette don Hou – E ne vadano legittimamente fieri”.

Pizza, riso cantonese, spaghetti italiani e ravioli cinesi per i giovani cinesi in Italia

Durante i pranzi domenicali in oratorio per la verità i giovani si dilettano in improbabili menù fusion. Dove la pizza si affianca al riso cantonese e gli spaghetti italiani condividono lo stesso vassoio con i ravioli al vapore. “Ma va bene così – sorride don Hou – Qui si tratta di giovani cinesi che si sentono e sono cittadini italiani”.

Capodanno cinese e carnevale per feste condivise e comunitarie

L’oratorio è già in fibrillazione in attesa di conoscere i prossimi programmi del Capodanno cinese, che nel 2026 cadrà il 16 e 17 febbraio per inaugurare l’anno del Cavallo. Ma intanto fervono i preparativi per il Carnevale interculturale di borgata. Promossa dal Sermig e dalle tre parrocchie unite di San Gioacchino, Maria Regina della Pace e Gesù Crocifisso e Madonna della Lacrime, la kermesse comunitaria chiamerà in strada tutti. Famiglie, bambini, ragazzi, ciascuno con i propri costumi, miti e leggende da far scendere in piazza. “Sarà una festa di colori – promette don Andrea – Ma prima di tutto un’occasione di amicizia. Per conoscersi più a fondo. E per far confluire usanze e cerimonie in un ricco scrigno di memorie”.

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Paola Cappa