Domenica 15 marzo a Novalesa si terrà la tradizionale processione in onore di Sant’Eldrado, patrono del paese. L’appuntamento assume un significato particolare perché si inserisce nelle celebrazioni per il 1300° anniversario della fondazione dell’Abbazia di Novalesa.
La ricorrenza liturgica del Santo cade venerdì 13 marzo, ma come da tradizione la processione con l’urna contenente le reliquie viene organizzata nella giornata festiva. Il corteo partirà alle 10.15 dalla chiesa parrocchiale e raggiungerà la chiesa abbaziale. Qui sarà celebrata l’Eucaristia della IV Domenica di Quaresima, presieduta dall’abate primario dell’Ordine di San Benedetto, dom Jeremias Schröder. È previsto anche l’intervento delle autorità civili, con il saluto del Commissario prefettizio del Comune di Novalesa, Michele Pappone.
Le celebrazioni inizieranno venerdì 13 marzo con la messa delle 7.45 nella chiesa abbaziale e una seconda celebrazione alle 10 nella cappella dedicata al Santo, che resterà aperta alle visite dalle 9.30 alle 12. In serata, alle 18.30, sono in programma i Vespri. Domenica mattina la cappella di Sant’Eldrado sarà visitabile dalle 10 alle 12.30.
La ricorrenza cade anche nel 53° anniversario del ritorno dei monaci a Novalesa, avvenuto nel 1972 dopo l’acquisto del complesso abbaziale da parte dell’allora Provincia di Torino, oggi Città metropolitana, intervento che ha consentito il recupero del monastero.
Dal punto di vista turistico, da sabato 21 marzo riprenderanno le visite guidate all’Abbazia, alle cappelle e al museo archeologico con l’orario invernale: il sabato alle 10.30 e alle 11.30, la domenica alle 11.30. Le visite sono su prenotazione tramite l’indirizzo e-mail visite@abbazianovalesa.org.
Sant’Eldrado fu abate dell’Abbazia dei Santi Pietro e Andrea di Novalesa nella prima metà del IX secolo. Di origine provenzale e appartenente a una famiglia nobile, guidò il monastero in una fase di particolare sviluppo. Le fonti storiche gli attribuiscono un ruolo significativo nei rapporti con il potere carolingio e nella crescita culturale del cenobio.
La devozione al santo è documentata da secoli e resta particolarmente radicata nella Val Cenischia, ma coinvolge anche fedeli provenienti da altre zone del Piemonte e dalla vicina Francia. Secondo la tradizione, alla processione partecipano confraternite e delegazioni provenienti dai due versanti delle Alpi occidentali.
