Salone del Libro card. Zuppi e Aldo Cazzullo

Zuppi: Leone XIV è disarmato, speriamo anche disarmante

Al Salone del Libro di Torino un dialogo tra il Presidente della Cei e il giornalista - scrittore Aldo Cazzullo

C’è stato un momento, al Salone del Libro, in cui il cardinale Matteo Maria Zuppi ha sorriso davanti alla domanda del giornalista Aldo Cazzullo sul celibato dei preti. E un altro in cui, parlando di fake news e attacchi papa Francesco, ha ammesso: «A volte faccio fatica anch’io a riconoscerle». Tra ironia, memoria personale e riflessioni sul futuro della Chiesa, il dialogo “Da Francesco a Francesco: un nome, due svolte” sabato 16 maggio si è trasformato in un racconto del pontificato appena concluso e delle sfide aperte da Leone XIV: una Chiesa chiamata a essere meno ideologica, più libera e capace di incontrare tutti. Con sullo sfondo San Francesco.

Da lì il confronto ha attraversato il filo che lega san Francesco a Papa Francesco: la libertà interiore, la capacità di essere se stessi, il coraggio del dialogo. Un confronto fitto, ironico a tratti, ma anche molto concreto, sul presente della Chiesa e sulle sfide del pontificato di Leone XIV.

Da Francesco (san) a Francesco (papa)

Cazzullo ha ricordato come papa Francesco sia stato spesso attaccato, persino trattato da alcuni come un “usurpatore”. Zuppi ha osservato che i social network hanno amplificato tensioni e polarizzazioni: «A volte faccio fatica anch’io a riconoscere le fake news», ha ammesso. Per questo ha richiamato la figura di san Francesco, “uomo assolutamente libero”, capace di vivere senza maschere e senza cercare consenso.

Secondo Zuppi, papa Francesco non si è mai sottratto alle critiche, ma chiedeva che il confronto avvenisse dentro la Chiesa e non attraverso polemiche pubbliche o giornali. Da qui anche il riferimento a Giovanni Paolo II e alla sua volontà di arrivare al Giubileo del 2000 attraverso una purificazione della memoria. «Chi ragiona con l’ideologia impone soltanto la propria verità; chi dialoga invece conosce meglio anche il proprio pensiero», ha rimarcato il Cardinale.

Il tema del disarmo

Il tema del disarmo è tornato più volte nel dialogo. «Per disarmare bisogna essere disarmati», ha detto Zuppi, richiamando uno dei tratti più forti del magistero di Francesco: aprire processi più che occupare spazi di potere. «Non si può cambiare tutto subito, ma si possono iniziare processi insisteva papa Francesco. Non servono immediatamente tutte le risposte: l’importante è iniziare». Una Chiesa che, secondo il cardinale, con Francesco ha imparato a chiamare le cose con il loro nome, senza “ecclesiasticismi”, parlando la lingua delle persone comuni.

Alla domanda provocatoria di Cazzullo sul celibato sacerdotale — «Le manca non avere figli?» — Zuppi ha sorriso raccontando che, quando incontra gli ex compagni di scuola, spesso sono loro a dirgli: «Beato te». Ha ricordato che nel mondo esistono già preti cattolici sposati e che il tema è stato affrontato anche durante il Sinodo per l’Amazzonia. «La questione centrale non è preti sposati o no, ma trovare la strada migliore perché il Vangelo raggiunga tutti». Per il presidente della CEI, la Chiesa deve custodire la comunione pur dentro culture molto diverse, dal Nord al Sud del mondo, senza perdere la sua visione missionaria e la capacità di offrire una risposta insieme spirituale e umana.

Papa Fracesco sarà santo?

Cazzullo ha poi chiesto se papa Francesco diventerà santo. Zuppi ha ricordato che la Chiesa normalmente richiede almeno cinque anni dalla morte prima di avviare il processo di canonizzazione, ma ha aggiunto con ironia: «Lui si divertirebbe se lo facessero santo». Del resto Francesco, ha osservato, aveva mantenuto fino all’ultimo un forte senso dell’umorismo.

Nel dialogo è emerso anche il profilo del nuovo pontefice, Leone XIV. Secondo Zuppi, anche lui, insiste sulla necessità del dialogo come strumento per comprendere la realtà e incontrare l’altro.

«Tutti i cristiani devono dialogare», ripeteva papa Francesco, ha ricordato ancora Zuppi, perché in ogni persona esiste già una ricerca spirituale e una presenza di Cristo da incontrare. Da qui l’idea di una Chiesa “casa e non albergo”, capace di accogliere tutti senza paura del confronto. Francesco chiedeva ai vescovi di non lasciarsi condizionare dal denaro e di evitare una Chiesa “impantanata”, ripiegata su se stessa. Alla domanda sullo stipendio di un vescovo, Zuppi ha risposto con semplicità: «Millequattrocento euro e qualcosa».

Infine, un dettaglio personale: Zuppi ha confessato di non riuscire a dare del “tu” al Papa, né a Francesco né a Leone. Non per formalismo, ha precisato, ma per rispetto autentico.

Il cardinale ha concluso con un auspicio sul nuovo pontificato: «Leone è disarmato, speriamo anche disarmante». Una frase che sintetizza il filo rosso dell’incontro: una Chiesa che sceglie il dialogo, la libertà e la vicinanza agli uomini del proprio tempo.

Chiara Genisio