Card. Repole in Duomo per San Giovanni

San Giovanni. Card. Repole: “diamo spazio ai giovani”

Il messaggio dell'Arcivescovo di Torino in occasione della festa del Patrono della città

«Credo che oggi, di fronte alla rapidità dei cambiamenti del mondo, sia diventato davvero urgente dare voce e dare incarichi di responsabilità ai giovani». È il cuore del messaggio che il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha consegnato questa mattina alla città durante la celebrazione della solennità di San Giovanni Battista, patrono di Torino, nel Duomo cittadino.

Partendo dalla figura di Giovanni Battista, «uomo capace di fare spazio a chi viene dopo di lui», Repole ha invitato la Chiesa e la società civile a seguire il suo esempio. A diventare «adulti capaci di cedere il passo ai più giovani». Come? Affidando loro responsabilità e fiducia. Un appello che ha assunto toni particolarmente concreti quando il cardinale ha richiamato il rischio che le nuove generazioni restino ai margini dei luoghi decisionali: «Domandiamoci: stiamo mettendo i giovani in prima fila? Accettiamo che prendano le cose in mano oppure li teniamo fermi in panchina?».

Nell’omelia Repole ha ricordato che i giovani rappresentano «la più grande opportunità di questo nostro tempo» e ha chiesto alle istituzioni, al mondo del lavoro, della scuola e della politica di accompagnarli verso l’assunzione di ruoli di responsabilità.

Poco spazio alla responsabilità per i giovani oggi

A sostegno della sua riflessione, il cardinale ha richiamato alcuni dati significativi. In Piemonte, nei Comuni con più di 15 mila abitanti, non c’è neppure un sindaco con meno di 35 anni. Allo stesso modo, nelle università italiane si diventa professori ordinari mediamente tra i 50 e i 58 anni, mentre in altri Paesi europei ciò avviene molto prima. «Perché abbiamo timore nel fare spazio ai giovani?», si è chiesto Repole, ribadendo l’urgenza di offrire alle nuove generazioni occasioni concrete di protagonismo e responsabilità. «Cosa aspettiamo a dare una spinta in avanti ai nostri giovani? A dare loro posti di responsabilità quando ne sono pronti?».

Il grazie del Cardinale a chi si prende la responsabilità di mostrare la via

Il cardinale ha inoltre rivolto un sentito ringraziamento a tutti coloro che ogni giorno svolgono un compito educativo accanto ai giovani. Ha espresso gratitudine ai genitori, agli insegnanti, agli educatori, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ma anche a quanti operano nel mondo della cultura, dello sport, dello spettacolo e delle istituzioni. Sono loro, ha sottolineato, che spesso lontano dai riflettori «si prendono la responsabilità di mostrare una via» e contribuiscono a mantenere Torino una città ancora capace di essere comunità.

Dialogando con i giornalisti

Al termine della celebrazione, dialogando con i giornalisti, il cardinale ha allargato lo sguardo alle sfide che attraversano Torino. «La città siamo tutti noi», ha affermato, invitando a superare letture parziali dei problemi sociali per costruire una comunità capace di prendersi cura delle persone più vulnerabili.

Repole ha insistito sulla necessità di «vedere le fragilità» presenti nei quartieri e nelle periferie, fragilità che spesso nascono da una cultura priva di prospettive e di orizzonti. Le crisi che attraversano la società contemporanea, ha osservato, non sono soltanto economiche o materiali: sono anzitutto crisi spirituali. «Se non comprendiamo questo, non siamo all’altezza della nostra responsabilità».

Parole che si collegano direttamente a uno dei passaggi più intensi dell’omelia, quando l’arcivescovo ha richiamato il disagio giovanile, ricordando i tanti ragazzi che «stanno perdendo il treno», che non studiano e non lavorano, e l’aumento delle sofferenze psicologiche tra gli adolescenti torinesi.

Lo sguardo ai giovani delle periferie

Il cardinale, durante l’omelia, si era commosso parlando dei giovani delle periferie e di quanti guardano al futuro con paura. Per questo ha ribadito che la risposta non può essere né la semplice repressione né l’indifferenza, ma l’accompagnamento educativo e la capacità di offrire punti di riferimento credibili.

Un altro tema centrale del confronto con la stampa è stato quello del dialogo. «Noi siamo fatti per il dialogo», ha sottolineato Repole, evidenziando come la società contemporanea rischi di perdere la capacità di incontrarsi davvero. «Non abbiamo più la mediazione della parola», ha osservato, riferendosi a una comunicazione sempre più frammentata e polarizzata. Eppure il cardinale non rinuncia alla speranza: «Io ho fiducia che parlando nascano nuove emozioni che ci aiutano a stare insieme».

Un messaggio che, nel giorno del patrono, diventa un programma per l’intera città: fare spazio ai giovani, riconoscere le fragilità, riscoprire il valore della parola e del dialogo per costruire una Torino più unita e più umana.

Chiara Genisio