È un appello netto a isolare la violenza senza confondere il dissenso con il terrorismo. Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, interviene all’indomani dei gravi scontri avvenuti sabato durante la manifestazione No Tav in Val di Susa.
La giornata di protesta, organizzata in occasione del Festival dell’Alta Felicità, ha visto la partecipazione di migliaia di persone. Ma una parte del corteo si è trasformata in una vera e propria azione di assalto contro i cantieri della Torino-Lione di Chiomonte e San Didero.
Gruppi di manifestanti incappucciati hanno lanciato pietre, bombe carta, razzi e bottiglie incendiarie contro le forze dell’ordine. Ch e hanno risposto con lacrimogeni e idranti.
Un primo bilancio degli scontri
Il bilancio è pesante: oltre 120 appartenenti alle forze di polizia sono rimasti feriti. Ingenti i danni al solo cantiere di Chiomonte. Stimati da Telt in circa un milione di euro.
La Procura di Torino coordina le indagini, nelle quali è stato ipotizzato il reato di devastazione.
Sono state identificate oltre 1.200 persone e fermati quattro cittadini stranieri le cui posizioni sono al vaglio degli investigatori.
Le parole del Cardinale
Di fronte a questa escalation, il cardinale Repole ha scelto parole di straordinaria chiarezza. «Le azioni di guerriglia che ieri hanno devastato il cantiere di Chiomonte e ferito decine di agenti di polizia non meritano nessuno sforzo di comprensione, sono pura violenza terroristica che desidero condannare con fermezza come cristiano e come cittadino».
Il cardinale pone al centro due riferimenti fondamentali: il Vangelo e la democrazia. «La violenza è incompatibile con il Vangelo e con la democrazia – afferma – dev’essere isolata e sanzionata». Un messaggio che richiama la responsabilità di tutti nel respingere ogni forma di sopraffazione e riafferma il valore del confronto civile anche quando le posizioni sono profondamente divergenti.
Nello stesso tempo, Repole difende il diritto dei cittadini a manifestare il proprio pensiero. «Il dissenso rispetto alle opere pubbliche è sempre legittimo e tanti abitanti onesti della Valle di Susa ritengono di doverlo esprimere a salvaguardia dell’ambiente», osserva. Ma aggiunge subito una distinzione decisiva: «Questo non ha nulla a che fare con l’odio, con la prepotenza e con il totale scavalcamento delle regole della democrazia».
Il cardinale sottolinea inoltre come le violenze non possano essere attribuite all’intera comunità valsusina. Secondo Repole, infatti, gli scontri sono stati alimentati anche da «gruppi d’assalto che vivono altrove, giungono anche dall’estero e non c’entrano nulla con la Valle». Un passaggio che restituisce dignità a una popolazione che da anni esprime posizioni differenti sull’opera, ma che nella grande maggioranza lo fa attraverso gli strumenti della partecipazione democratica.
La visita della presidente Meloni e del ministro Piantedosi al cantiere di Chiomonte
Lunedì mattina il cantiere di Chiomonte è stato raggiunto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La premier ha voluto esprimere personalmente la vicinanza del Governo agli agenti rimasti feriti e ai lavoratori del cantiere. Ha ribadito che «lo Stato c’è» e che «non intende indietreggiare» davanti alle violenze. Durante il sopralluogo, Meloni ha parlato di «violenza organizzata» e ha auspicato che la magistratura proceda con il massimo rigore nell’accertamento delle responsabilità.
Le parole del cardinale Repole si inseriscono così in un coro di condanne istituzionali, ma assumono un significato particolare perché arrivano dal vescovo della diocesi che comprende la Val di Susa. Il suo richiamo non è soltanto un giudizio sui fatti di cronaca. E’ un invito a custodire la democrazia attraverso il dialogo, ricordando che nessuna causa, per quanto sentita, può trovare legittimazione nella violenza.
foto di @Bruno Andolfatto – La Valsusa
