Un rifugio alpino che diventa luogo di accoglienza, inclusione e crescita condivisa. È il progetto realizzato al Rifugio La Riposa, a 2.185 metri di quota sopra Mompantero, ai piedi del Rocciamelone, dove la montagna si apre a tutti, comprese le persone con disabilità e fragilità.
Dal 2025 il Rifugio La Riposa è gestito dalla Fondazione Un Passo Insieme di Val della Torre, realtà da anni impegnata in percorsi di inclusione per persone con disabilità cognitive, psichiatriche, neuromotorie e relazionali. La gestione, affidata dal Comune di Mompantero fino al 2027, ha trasformato la struttura in quello che viene definito il primo rifugio inclusivo delle Alpi.
Durante la stagione estiva il rifugio ospita, accanto agli escursionisti, persone con disabilità che possono trascorrere alcuni giorni immersi nella natura, accompagnate da un’équipe di professionisti sanitari e sociosanitari. Un’esperienza che punta a rendere la montagna accessibile a tutti, valorizzandone il ruolo come spazio di benessere, autonomia e relazione.
Il sostegno della Città metropolitana di Torino
Anche la Città metropolitana di Torino ha scelto di sostenere il progetto, contribuendo a una delle settimane di inclusione in quota. Nei giorni scorsi il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo ha visitato il rifugio, incontrando operatori e ospiti della Fondazione.
«Siamo contenti di aver dato una mano a questa esperienza sfidante e ben riuscita, una vera occasione di crescita collettiva ideata dagli amici della Fondazione di Val della Torre che hanno colto a pieno il senso di inclusione e di armonia offerto da sempre dal territorio montano», ha dichiarato Suppo.
Per Andrea Vezzoli, direttore esecutivo della Fondazione Un Passo Insieme, il progetto nasce con un obiettivo preciso: «Abbiamo creato questo progetto per permettere a tutte le persone che vivono uno stato di fragilità di entrare in contatto con la montagna, regno da sempre di inclusione e benessere».
L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di inclusione sociale e lavorativa in ambiente alpino, dimostrando come anche l’alta montagna possa diventare uno spazio aperto, accogliente e accessibile, dove la condivisione dell’esperienza supera ogni barriera.

