Gruppo cristiani e mussulmani insieme

inSiEME 2026, quando la diversità diventa incontro: Suor Paola racconta la fraternità tra giovani cristiani e musulmani

inSiEME 2026 – Esperienza di fraternità islamo-cristiana per giovani

A Bose, dal 22 al 26 luglio, 21 giovani hanno vissuto un’esperienza di fraternità islamo-cristiana. Suor Paola Barbierato racconta come il dialogo, il lavoro comune e la preghiera abbiano contribuito ad abbattere paure e pregiudizi.

«Insieme è possibile». È questa la sintesi scelta da suor Paola Barbierato per raccontare l’esperienza di inSiEME 2026, il percorso di fraternità islamo – cristiana che dal 22 al 26 luglio ha riunito al Monastero di Bose 21 giovani provenienti da diverse parti del Nord Italia: 10 cristiani e 11 musulmani.

Arrivata alla sua quarta edizione, l’esperienza è nata nel 2022 ed è promossa dalla comunità di Bose in collaborazione con il cammino giovani interreligioso Astri nella notte di Milano e con il sostegno della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso di Piemonte e Valle d’Aosta.

Il tema scelto per l’edizione 2026 è stato «Una bella differenza»: un percorso per guardare alla diversità culturale e religiosa non come a una distanza da colmare, ma come a un’occasione concreta di conoscenza, confronto e crescita.

InSiEME 2026: 21 giovani, due fedi e una domanda

Che cosa accade quando giovani appartenenti a tradizioni religiose differenti scelgono di vivere insieme alcuni giorni?

La risposta, a Bose, è passata innanzitutto dall’esperienza. Il programma di inSiEME 2026 ha alternato momenti di preghiera cristiana e islamica, attività di lavoro con la comunità monastica, laboratori di formazione, confronto e una visita alla moschea di Biella Chiavazza.

Non un semplice incontro occasionale, quindi, ma un’esperienza costruita sulla quotidianità e sulla possibilità di conoscersi attraverso gesti concreti.

Per suor Paola, uno dei passaggi più significativi di questa esperienza è stato proprio quello in cui i partecipanti hanno dovuto fare i conti con la percezione che avevano dell’altro, mettendosi in gioco attraverso uno specifico laboratorio di comunicazione.

Il gioco per scoprire quanto i pregiudizi possano ingannare

Durante uno dei laboratori, i giovani sono stati divisi in gruppi e inseriti in una sorta di gioco di ruolo. Ogni gruppo aveva un proprio linguaggio, regole e modalità di comunicazione. Per comunicare era quindi necessario imparare rapidamente un codice sconosciuto (creare quindi una nuova lingua ex novo) e cercare di comprendere le regole dell’altro gruppo, che aveva svolto la medesima attività creando quindi un ulteriore linguaggio.

«Alla fine ognuno si è riempito, ha risposto a delle domande tipo: che cosa hai percepito dell’altro? Come ti sei sentito?», racconta suor Paola. Il confronto finale ha fatto emergere qualcosa di inatteso.

Alcuni partecipanti avevano percepito l’altro gruppo come «freddo, distaccato, chiuso». Ma quella percezione non corrispondeva alla realtà: quei comportamenti erano semplicemente una strategia prevista dal gioco.

L’esperienza ha così mostrato, in maniera concreta, quanto sia facile interpretare il comportamento dell’altro attraverso categorie ingannevoli costruite in precedenza.

E soprattutto quanto possa cambiare la percezione quando si ha l’opportunità di conoscere le ragioni che si trovano dietro a quei comportamenti.

«Siamo troppo diversi per costruire qualcosa insieme?»

È uno dei pregiudizi che, secondo suor Paola, possono emergere quando si parla di giovani appartenenti a fedi differenti.

«Se ci avviciniamo troppo rischiamo di tradire la nostra comunità», oppure «l’altro è più rigido, chiuso, fanatico», fino alla convinzione che «siamo troppo diversi per costruire qualcosa insieme».

Sono paure che possono diventare muri prima ancora che l’incontro abbia inizio. L’esperienza di inSiEME 2026 ha scelto invece di affrontarle direttamente.

«Proprio perché eravamo così diversi, ci siamo scoperti», spiega suor Paola.

La diversità, quindi, non è stata eliminata dal percorso. È stata messa al centro del percorso.

L’obiettivo non era dimostrare che cristiani e musulmani siano uguali, ma creare le condizioni per conoscersi, ascoltarsi e riconoscere ciò che può nascere dalla relazione.

Il lavoro insieme: dal confronto alla vita quotidiana

Tra i momenti ricordati da suor Paola, significativo e coinvolgente è stato il lavoro svolto insieme ai monaci. I partecipanti sono stati suddivisi in diversi attività manuali: dalla panetteria alla raccolta della frutta, fino al giardinaggio.

Fare il pane, lavorare nell’orto, raccogliere la frutta: attività semplici, ma capaci di creare uno spazio di relazione diverso da quello della discussione teorica.

«Sono stati momenti intensi di scambio, scambio di vita, di confronto e di crescita insieme», racconta suor Paola. È proprio questa dimensione quotidiana ad aver caratterizzato l’esperienza: il dialogo non soltanto come confronto tra idee, ma come possibilità di condividere tempo, lavoro e responsabilità.

La preghiera e l’abbattimento delle barriere

Un altro momento significativo è stato quello della preghiera.

Nel corso dell’esperienza sono stati vissuti momenti di preghiera cristiana e islamica, in luoghi distinti. Secondo il racconto di suor Paola, la partecipazione rispettosa ai momenti di preghiera dell’altra tradizione ha contribuito a far cadere alcuni pregudizi.

«Non sembra vero, ma sono cadute tutte le nostre barriere religiose nel momento in cui abbiamo pregato insieme», racconta.

La preghiera non ha cancellato le differenze tra le due tradizioni. Ha però creato uno spazio nel quale incontrarsi con rispetto e curiosità, riconoscendo la fede dell’altro senza rinunciare alla propria.

È una distinzione importante anche per comprendere il senso del dialogo interreligioso: dialogare non significa confondere le identità, ma imparare a conoscerle e a rispettarle.

Dalla diversità alla fraternità

Il percorso di inSiEME 2026 è stato accompagnato da un’équipe di formatori e da professionisti che hanno proposto differenti strumenti di lavoro. La pedagogista interculturale Haifa Alsakkaf e l’antropologa Monica Gallone hanno guidato una prima tappa dedicata alla scoperta della differenza attraverso interazione e giochi di ruolo.

Laura Coser e Valeriia Kozeletska, operatrici di Rondine Cittadella della Pace, hanno animato un laboratorio sulla trasformazione creativa del conflitto.

Suor Paola Barbierato e lo shaykh Ibrahim Gabriele Iungo hanno invece accompagnato i giovani nell’approfondimento delle rispettive tradizioni cristiana e islamica, offrendo strumenti per affinare lo sguardo sulla fede dell’altro.

A completare l’esperienza è stata la visita alla moschea di Biella Chiavazza. Il filo conduttore è rimasto però uno: trasformare la diversità da possibile motivo di distanza in occasione di incontro.

Il messaggio di suor Paola ai giovani: «Insieme è possibile»

Per concludere l’intervista è stato chiesto quale messaggio Sr Paola vorrebbe lasciare ai giovani dopo aver vissuto questa esperienza, la sua risposta è semplice e diretta:

«Insieme è possibile».

Per suor Paola, amicizia, scambio e conoscenza dell’altro sono «ingredienti fondamentali» per abbattere i muri delle paure che possono portare a vedere chi abbiamo davanti come un nemico o un ostacolo.

Il punto di partenza è quindi l’umanità condivisa.

«Quando noi mettiamo in gioco la nostra umanità e abbiamo il coraggio di avvicinarci a Dio, i muri cadono», conclude.

È forse questa la chiave più significativa dell’esperienza di inSiEME 2026: il dialogo non nasce dall’assenza di differenze, ma dalla scelta di non lasciare che le differenze diventino barriere.

Una bella differenza da continuare a vivere

La quarta edizione di inSiEME si è conclusa, ma il percorso iniziato nel 2022 continua a interrogare il presente.

Ventuno giovani, dieci cristiani e undici musulmani, hanno sperimentato per alcuni giorni una forma concreta di fraternità interreligiosa. Hanno pregato, lavorato, discusso, imparato e cercato di comprendere il punto di vista dell’altro.

Il risultato non è una risposta definitiva al tema del dialogo tra religioni. È piuttosto un’esperienza concreta che mostra come la conoscenza possa ridurre la distanza e come la relazione possa mettere in discussione pregiudizi che sembravano scontati.

«Una bella differenza», il titolo scelto per questa edizione, diventa così anche una domanda rivolta a chi guarda da fuori: che cosa accadrebbe se, prima di giudicare chi è diverso da noi, provassimo semplicemente a conoscerlo?

Perché, come ricorda suor Paola, «insieme è possibile».


Dati essenziali

Evento: inSiEME 2026 – Esperienza di fraternità islamo-cristiana per giovani
Percorso: 4° edizione, dopo l’avvio nel 2022
Date: 22-26 luglio 2026
Luogo: Monastero di Bose
Partecipanti: 21 giovani, 10 cristiani e 11 musulmani
Comunità di Bose, cammino giovani interreligioso «Astri nella notte», Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso di Piemonte e Valle d’Aosta
Intervistata: suor Paola Barbierato

Fonte

Le informazioni sull’esperienza, sul programma e sui partecipanti sono tratte dalla presentazione ufficiale di inSiEME 2026 della Comunità di Bose e integrate con l’intervista realizzata a suor Paola Barbierato, che ringraziamo calorosamente per la grande disponibilità e attenzione.

L.M.Maux