La nuova indagine Istat fotografa la violenza contro le donne in Italia. Il 31,9% delle donne tra 16 e 75 anni ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. In Piemonte cresce la rete dei Centri antiviolenza, mentre in Valle d’Aosta resta alta l’attenzione sul fenomeno.
La violenza di genere non è un fenomeno confinato all’emergenza dei femminicidi. È una realtà che attraversa le relazioni affettive, le famiglie, i luoghi di lavoro e gli spazi sociali. I nuovi dati dell’Istat aiutano a comprenderne la dimensione, mentre nei territori del Piemonte e della Valle d’Aosta la rete dei servizi, continua a rappresentare un presidio per le donne che trovano il coraggio di chiedere aiuto.
L’indagine Istat «La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025» restituisce un quadro ancora grave: il 31,9% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, pari a circa 6 milioni e 400mila donne. Il 18,8% ha subito violenza fisica e il 23,4% violenza sessuale.
Violenza contro le donne: la maggior parte dei casi non è uno sconosciuto
Uno degli elementi eloquenti dell’indagine Istat riguarda il rapporto tra vittima e autore della violenza.
Tra le donne che hanno avuto un ex partner, il 18,9% ha subito violenza fisica o sessuale da parte dell’ex compagno. Per le donne attualmente in coppia, la percentuale di chi ha subito violenza dal marito, convivente o fidanzato è del 2,8%.
Il dato contribuisce a mettere in discussione uno degli stereotipi persistenti sulla violenza di genere: quello secondo cui il pericolo arriverebbe principalmente dall’esterno. La violenza può invece svilupparsi all’interno di una relazione e assumere forme differenti: fisiche e sessuali, ma anche psicologiche, economiche e legate al controllo della persona (dalla geo-localizzazione costante, alle telecamere di video-sorveglianza normalizzate…).
L’Istat rileva inoltre che circa 2 milioni e 441mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Femminicidi, il dato del Ministero dell’Interno
La violenza di genere può arrivare alla sua forma più estrema: l’uccisione di una donna in un contesto riconducibile alla violenza di genere.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state 97 le donne uccise in Italia, contro le 118 del 2024. Il calo è del 18%. Delle 97 vittime, 85 sono state uccise da una persona riconducibile all’ambito familiare o affettivo.
Il dato non deve però essere interpretato come una riduzione della gravità del fenomeno. Il Ministero pubblica con cadenza trimestrale l’analisi dei reati riconducibili alla violenza di genere, proprio per monitorarne l’andamento e individuare le dinamiche.
Sul piano normativo, non mancano strumenti internazionali e nazionali. Tra i principali, la Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata dall’Italia nel 2013, e le successive leggi contro la violenza di genere, dalla legge sul femminicidio del 2013 al Codice Rosso del 2019, rafforzato nel 2023 con misure più incisive di prevenzione e tutela. Ogni 8 Marzo vengono dedicati approfondimenti e articoli riguardanti il fenomeno.
Piemonte, una rete territoriale per aiutare le donne
In Piemonte il contrasto alla violenza di genere passa anche attraverso una rete territoriale articolata. La Regione Piemonte indica attualmente 23 Centri antiviolenza, 79 sportelli e 13 Case rifugio. Nel 2025 le 13 Case rifugio hanno avuto complessivamente una capacità di 105 posti di accoglienza.
I numeri degli accessi mostrano quanto sia importante mantenere una rete capillare. Secondo la Regione Piemonte, nel 2024 circa 4.000 donne si sono rivolte ai Centri antiviolenza piemontesi per ottenere aiuto e protezione. Torino è la provincia con il maggior numero di donne seguite: 2.537 nel 2024. Seguono Cuneo con 473 e Novara con 289.
Il fenomeno riguarda però l’intero territorio regionale. Nel 2024 sono state seguite 290 donne in provincia di Alessandria, 180 nel Verbano Cusio Ossola, 139 a Vercelli, 91 a Biella e 75 ad Asti. Dietro questi numeri ci sono vite, persone e famiglie.
La risposta non riguarda soltanto l’emergenza. Nel gennaio 2026 la Regione Piemonte ha annunciato 670mila euro destinati alle annualità 2025 e 2026 per interventi di prevenzione, autonomia e sensibilizzazione. Le azioni comprendono il sostegno alle donne vittime di violenza e attività nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle università e nei contesti comunitari.
Nel 2026 sono inoltre previsti interventi per potenziare le Case rifugio: un bando regionale dispone di 1.469.807 euro per l’acquisto di immobili, l’aumento dei posti disponibili e interventi finalizzati all’accessibilità delle strutture.
Valle d’Aosta, una realtà da non sottovalutare
Anche la Valle d’Aosta mantiene attiva una politica regionale specifica contro la violenza di genere. La Regione riconosce, attraverso la legge regionale n. 4 del 2013, la violenza di genere come una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona.
Secondo l’Istat, nel 2024 la Valle d’Aosta ha registrato un tasso di 1,60 vittime femminili di omicidio ogni 100mila donne residenti, il valore più elevato tra le regioni italiane in quell’anno. Seguivano Sardegna e Marche, rispettivamente con 1,00 e 0,92.
Un dato territoriale di questo tipo deve essere letto con cautela, soprattutto in una regione con una popolazione numericamente contenuta: variazioni anche limitate nel numero assoluto delle vittime possono incidere significativamente sul tasso per 100mila abitanti.
La rete regionale comprende il Centro antiviolenza, che offre ascolto, accoglienza e supporto psicologico e legale anche senza che sia stata presentata una denuncia, e una Casa rifugio di prima accoglienza, struttura protetta destinata alle donne sole o con figli.
Non soltanto emergenza: prevenzione, autonomia e cultura
Il contrasto alla violenza di genere non può essere affidato soltanto alla risposta successiva a un episodio di violenza.
Servono prevenzione, educazione, formazione, sostegno economico e possibilità concrete di costruire un percorso di autonomia.
È anche questa la direzione intrapresa dal Piemonte, che ha finanziato interventi di sensibilizzazione nelle scuole e percorsi rivolti a giovani, insegnanti, enti del territorio e realtà del Terzo settore. Nel 2024, attraverso 15 progetti, sono stati coinvolti 26 istituti comprensivi, 28 istituti superiori e 45 enti del Terzo settore.
La Regione ha inoltre previsto interventi per favorire l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, riconoscendo che l’indipendenza economica può rappresentare una componente importante dei percorsi di uscita dalla violenza.
La Chiesa davanti alla violenza contro le donne
Di fronte ai femminicidi e alla violenza contro le donne si apre anche una domanda che riguarda le comunità cristiane.
Il tema è stato rilanciato il 19 agosto 2026 dal vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, in un intervento riportato dall’ANSA, nel quale ha chiesto anche alla Chiesa di compiere un «esame di coscienza» davanti alla violenza contro le donne.
Il richiamo riguarda quindi non soltanto le istituzioni pubbliche, ma anche le comunità, le famiglie, le associazioni e le realtà ecclesiali.
Riconoscere la violenza significa anche imparare a non confondere l’amore con il possesso, la cura con il controllo, il perdono con la negazione della responsabilità e la tutela della famiglia con il silenzio davanti alla violenza.
Una comunità può essere realmente accogliente soltanto quando una donna che chiede aiuto viene ascoltata, creduta e accompagnata verso la sicurezza.
Anche la Chiesa è chiamata ad interrogarsi
I femminicidi interpellano quindi anche la Chiesa e la sua responsabilità educativa. Lo ha riconosciuto con parole nette monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio, chiedendo agli uomini di Chiesa un serio esame di coscienza: una certa predicazione del passato ha talvolta confuso la pazienza con la soggezione e la fedeltà matrimoniale con la sopportazione della violenza. Una pagina che, afferma Savino, deve considerarsi definitivamente chiusa: «La vita di una donna vale infinitamente più della conservazione di una convivenza violenta».
Un richiamo che si inserisce nella riflessione della stessa Cei: il cardinale Matteo Zuppi ha ricordato in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne nel 2023 che «l’amore è dono, mai possesso» e che amore e violenza non possono coesistere.
Ma l’esame di coscienza deve tradursi anche in un’azione concreta: educare gli uomini alla responsabilità, riconoscere i segnali della violenza e favorire percorsi di cambiamento.
In questa direzione vanno anche i Centri per uomini autori di violenza (CUAV), che attraverso percorsi individuali e di gruppo lavorano per interrompere i comportamenti violenti, prevenire la recidiva e promuovere relazioni fondate sulla parità e sul rispetto. In Piemonte, ad esempio, sono attivi oggi 17 centri.
Dai numeri alle persone
I numeri sono indispensabili per comprendere la dimensione del fenomeno. Ma dietro ogni percentuale c’è una persona.
Il 31,9% dell’indagine Istat non è soltanto una statistica. Sono milioni di donne che hanno sperimentato una forma di violenza nel corso della propria vita. Le 97 donne uccise nel 2025 non sono soltanto una cifra contenuta in un rapporto del Ministero dell’Interno. Sono 97 storie, famiglie, relazioni e comunità private di una vita.
Per questo la prevenzione della violenza di genere richiede una responsabilità condivisa.
Le istituzioni devono garantire servizi accessibili e finanziamenti adeguati. I Centri antiviolenza devono poter lavorare in condizioni di continuità e sicurezza. Le scuole devono contribuire a costruire una cultura del rispetto. Le comunità devono imparare a riconoscere i segnali della violenza. E anche la Chiesa è chiamata a interrogarsi sul proprio modo di accompagnare le persone e sulle situazioni nelle quali il silenzio può diventare complicità.
La sfida, non è soltanto intervenire quando la violenza è già esplosa.
È fare in modo che nessuna donna sia lasciata sola prima, durante o dopo la richiesta di aiuto.
Se hai bisogno di aiuto
Il 1522 – Numero Antiviolenza e Stalking, servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, è gratuito e attivo 24 ore su 24. È possibile chiamare il numero 1522 oppure utilizzare il servizio di chat.
In caso di pericolo immediato è necessario contattare i servizi di emergenza.
Per individuare i servizi territoriali, la Regione Piemonte mette a disposizione una mappa dei Centri antiviolenza, degli sportelli e delle Case rifugio.
Indirizzi Centri Antiviolenza attivi in Piemonte (aggiornati a agosto 2026)
Fonti
- Istat, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025.
- Ministero dell’Interno, Omicidi volontari, femminicidi e violenza di genere, aggiornamento 31 luglio 2026.
- Regione Piemonte, Centri Antiviolenza: mappe e attività per le donne vittime di violenza.
- Regione Piemonte, dati e interventi regionali contro la violenza di genere.
- Regione autonoma Valle d’Aosta, politiche a contrasto della violenza di genere.
- Istat, Le vittime di omicidio – Anno 2024.
- ANSA, intervento del vicepresidente CEI sulla violenza contro le donne, 19 agosto 2026.
- 1522 – Numero Antiviolenza e Stalking.
