Enzo Bianchi: il tentativo di riconciliazione con Bose

Il carteggio reso pubblico il giorno della morte dalla comunità di Bose

«Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi». Poche settimane prima di morire Enzo Bianchi aveva scritto al priore della Comunità di Bose, Sabino Chialà, chiedendo di poterlo incontrare. E di riaprire un cammino con i fratelli e le sorelle della comunità che aveva fondato. Un incontro che entrambe le parti volevano e che non è stato possibile realizzare per l’aggravarsi delle condizioni di salute di Bianchi.

È la stessa Comunità di Bose a rendere pubblico l’ultimo scambio di messaggi tra il fondatore e il priore, nell’annunciare la morte di Bianchi, avvenuta questa mattina, 1° settembre.

Il carteggio avvenuto il 6 agosto

Le parole risalgono alla festa della Trasfigurazione, il 6 agosto. Bianchi scrive a Chialà consapevole della gravità delle proprie condizioni di salute. Racconta dell’infezione agli occhi che gli aveva quasi impedito di vedere, della prospettiva di tornare presto in dialisi e aggiunge: «Ho la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele».

Volto di fratel enzo Bianchi

Poi la richiesta. «Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci». Bianchi spera che questo possa accadere prima della morte: «Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi».

La risposta del priore arriva nella stessa direzione. «Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione», scrive Chialà. Il priore ricorda di aver chiesto più volte di rivedere Bianchi e accoglie la sua richiesta: «Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo».

L’ipotesi era quella di un primo incontro tra i due e successivamente di un momento con i fratelli e le sorelle di Bose. Ma subito dopo quello scambio Bianchi viene ricoverato in ospedale a causa del grave peggioramento delle sue condizioni.

L’incontro non è avvenuto.

«Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti», scrive ora la Comunità.

Bose torna così anche sulla frattura che ha segnato gli ultimi anni del rapporto con il suo fondatore. «Gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire», si legge nella nota. Una vicenda sulla quale la comunità, nel giorno della morte di Bianchi, sceglie però di mettere al centro quanto costruito nei decenni precedenti: «Il male però non vanifica il bene».

la figura del priore della comunità di Bose Sabino Chialà

Da qui il ringraziamento per colui che «è stato all’inizio della Comunità di Bose e che l’ha accompagnata per lungo tempo, come priore». I fratelli e le sorelle ricordano «tutto quello che Enzo ci ha insegnato» e «il fratello che è stato e che resta».

L’annuncio della morte viene affidato alle parole del tropario pasquale: «Cristo è risorto dai morti, con la morte ha distrutto la morte e ai morti nei sepolcri fa dono della vita». Quindi Bose comunica che «questa mattina, 1° settembre, il nostro fratello Enzo si è addormentato nel Signore».

Nel messaggio vengono ricordati anche i fratelli e le sorelle rimasti accanto a Bianchi negli ultimi anni alla Madia e i fratelli di Cellole.

Resta soprattutto quell’ultimo scambio di agosto. La Comunità dice di custodire «come un dono prezioso» il desiderio di riconciliazione che non ha avuto il tempo di concretizzarsi nell’incontro: «Ora si realizza nelle mani di Dio, che solo conosce il cuore di ciascuno».

foto di @luigiAccomazzo

A cura di: Redazione