Cardinal Repole

Tagli alla Rai di Torino, il cardinale Repole: «Il bisogno di capire riguarda tutta la comunità»

L’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa ha incontrato le rappresentanze sindacali del Centro di Produzione Rai, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale e delle sedi cittadine. Al centro dell’incontro le preoccupazioni per il futuro della Rai torinese e il ruolo del servizio pubblico nell’informazione.

Il futuro della Rai a Torino e il ruolo del servizio pubblico nell’informazione sono il tema della dichiarazione del cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, dopo l’incontro con le rappresentanze sindacali delle realtà Rai presenti a Torino.

L’incontro ha coinvolto i rappresentanti del Centro di Produzione Rai di Torino, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, della sede di via Cavalli e del Comitato di redazione dei giornalisti di via Verdi.

Le preoccupazioni per il futuro della Rai torinese

Secondo quanto riferito dall’arcivescovo, durante l’incontro sono state espresse preoccupazioni per alcune trasformazioni che interessano la presenza Rai a Torino.

Tra gli elementi indicati da Repole figurano le riduzioni di personale, la vendita di alcune sedi cittadine e la cancellazione di trasmissioni prodotte storicamente negli studi di via Verdi.

«Desidero dare voce alla loro preoccupazione rispetto al futuro della Rai torinese», afferma il cardinale nella dichiarazione diffusa dall’Arcidiocesi di Torino.

La questione, secondo Repole, non riguarda però esclusivamente il mondo del lavoro e delle relazioni sindacali.

«Il bisogno di capire» riguarda la società civile

L’arcivescovo sottolinea infatti che la discussione sul futuro della Rai a Torino interessa anche la comunità cittadina.

«Credo che il bisogno di capire non sia solo sindacale, ma di società civile e di comunità», dichiara Repole.

Nella sua riflessione, il cardinale collega la presenza della Rai alla storia e al patrimonio della città: «La Rai è una delle più belle espressioni della città e tutti comprendiamo che non dobbiamo perdere le nostre eccellenze».

Il riferimento riguarda quindi non soltanto l’organizzazione del lavoro, ma anche il valore che una realtà produttiva e culturale come quella Rai rappresenta per il territorio torinese.

Informazione e vita democratica

Un altro passaggio della dichiarazione riguarda il rapporto tra informazione, mass media e vita democratica. Il tema assume una rilevanza crescente nella società contemporanea. «Il tema dei mass media e dell’informazione ricopre un ruolo sempre più importante nella vita democratica», afferma l’arcivescovo.

Da questa considerazione nasce l’auspicio per il futuro della Rai a Torino: «Spero con forza che sia possibile riprendere gli investimenti per lo sviluppo del Servizio pubblico televisivo a Torino».

La storia della Rai a Torino

Nella sua dichiarazione, Repole richiama anche il particolare legame storico tra la Rai e il capoluogo piemontese.

La dichiarazione del cardinale Repole si colloca dunque nel contesto delle preoccupazioni espresse dalle rappresentanze dei lavoratori riguardo alle trasformazioni in corso nella sede Rai torinese. Nel suo breve ma conciso intervento emergono alcuni temi: il futuro della Rai a Torino, la valorizzazione delle competenze e delle professionalità presenti sul territorio e il ruolo rilevante dell’informazione nel servizio alla collettività e nella vita democratica.

L’auspicio espresso dall’arcivescovo è che il confronto sul futuro della sede torinese possa accompagnarsi a nuove prospettive di investimento e di sviluppo del servizio pubblico nella città, preservando il patrimonio professionale e storico costruito nel corso degli anni.

La dichiarazione del cardinale Repole

«Dopo avere incontrato oggi pomeriggio le rappresentanze sindacali del Centro di Produzione Rai di Torino, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, della sede di via Cavalli e del Comitato di redazione dei giornalisti di via Verdi, desidero dare voce alla loro preoccupazione rispetto al futuro della Rai torinese, che sta subendo riduzioni di personale, la vendita di alcune sedi cittadine e la cancellazione di trasmissioni prodotte storicamente negli studi di via Verdi.

Credo che il bisogno di capire non sia solo sindacale, ma di società civile e di comunità: la Rai è una delle più belle espressioni della città e tutti comprendiamo che non dobbiamo perdere le nostre eccellenze.

Il tema dei mass media e dell’informazione ricopre un ruolo sempre più importante nella vita democratica: per questa ragione spero con forza che sia possibile riprendere gli investimenti per lo sviluppo del Servizio pubblico televisivo a Torino, dove tanti anni fa la Rai fu inventata e venne messa a disposizione dell’Italia».

Card. Roberto Repole
Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa


Fonti

A cura di: Redazione