Lourdes è da decenni una delle mete di pellegrinaggio cattolico per eccellenza, ogni anno accoglie 3 milioni di pellegrini e visitatori provenienti da tutto il mondo. Ma dietro l’accoglienza dei pellegrini c’è anche il lavoro quotidiano di migliaia di persone impegnate negli hotel, nei ristoranti, nelle lavanderie e nei servizi di trasporto. Un’inchiesta de Le Cri riporta l’attenzione sui circa 2.500 lavoratori stagionali che ogni anno contribuiscono al funzionamento della città-santuario e che, come scrive il giornalista Timothée de Rauglaudre, vivono condizioni di precarietà economica e abitativa.
Proprio in questi giorni, mentre Lourdes accoglie Papa Leone XIV, arrivato nella città mariana nella serata del 26 settembre e impegnato il 27 settembre negli appuntamenti previsti dal suo viaggio apostolico in Francia, il tema dell’accoglienza e della dignità rimangono centrali.
Lavoratori stagionali a Lourdes
Secondo l’inchiesta pubblicata da Le Cri il 23 settembre, a Lourdes lavorano circa 2.500 stagionali, soprattutto nei settori dell’ospitalità e dei servizi: alberghi, ristorazione, lavanderie e trasporti. La stagione lavorativa si concentra indicativamente tra marzo e ottobre, e accompagna il periodo di maggiore attività legato alla presenza dei pellegrini.
Il loro lavoro rimane spesso lontano dall’immagine pubblica della città. Sono le persone che preparano le camere, lavorano nelle cucine, servono ai tavoli, si occupano della biancheria e garantiscono i servizi necessari all’accoglienza dei pellegrini.
L’inchiesta racconta, tra le altre, la storia di Kévin, lavoratore con una lunga esperienza nel settore alberghiero, e quella di Ahmad Asgari, rifugiato iraniano e lavoratore stagionale impegnato anche nell’attività sindacale con la CGT (Confédération générale du travail).
Un lavoro essenziale, ma sovente precario
Il reportage evidenzia alcune delle difficoltà che accompagnano il lavoro stagionale a Lourdes. Secondo quanto raccolto da Le Cri, molti lavoratori percepiscono poco più del salario minimo e, al termine del contratto, affrontano un periodo senza occupazione fino alla stagione successiva.
La dimensione economica si intreccia dunque con quella abitativa. Per chi lavora con orari spezzati e per periodi limitati dell’anno, trovare un alloggio accessibile nella stessa città può risultare una sfida particolarmente ardua.
Il problema riguarda anche i collegamenti e i trasporti. L’inchiesta racconta il caso di un lavoratore che, terminato il secondo turno serale, non dispone di un servizio di autobus successivo alle 21.30 e deve quindi condividere una stanza con un collega di lavoro, affittandola al datore di lavoro. La questione abitativa diventa così parte integrante della condizione lavorativa: avere un impiego non significa necessariamente avere anche un luogo stabile e adeguato in cui vivere.
Richiedenti asilo e mobilità umana nel lavoro stagionale
Una parte dei lavoratori stagionali arriva da percorsi di mobilità umana. Le Cri riferisce della presenza, tra i lavoratori, anche di richiedenti asilo provenienti dall’Ucraina e dall’Afghanistan.
Il reportage presenta, ad esempio, la storia di Zubair Ziar, arrivato in Francia dall’Afghanistan e ospitato nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Lourdes. In Afghanistan era ingegnere elettronico; in Francia lavora come plongeur, cioè addetto alle mansioni di cucina e lavapiatti, mentre il riconoscimento del suo titolo di studio non è ancora avvenuto.
La sua vicenda richiama un tema più ampio: quello della valorizzazione delle competenze professionali delle persone provenienti dalla mobilità umana e delle difficoltà che possono accompagnare il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero.
En Casa: un luogo per ricostruire autonomia
In questo contesto si inserisce l’esperienza dell’associazione En Casa, che ospita alcuni di questi lavoratori precari, nata a Lourdes nel 2021 per iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII.
L’associazione propone un modello di accoglienza fondato non soltanto sulla disponibilità di un alloggio, ma sulla costruzione di una vita comunitaria. La struttura si trova nel centro di Lourdes, in un edificio precedentemente destinato ad attività alberghiere e trasformato in 11 appartamenti dalla Fondation pour le logement social.
Secondo quanto spiega l’associazione, En Casa accoglie persone che vivono situazioni di precarietà e le accompagna verso una maggiore autonomia economica e sociale. La vita quotidiana è organizzata intorno al concetto di “responsabilizzazione”, comprende quindi attività condivise: dalla cucina alla cura degli spazi, insieme ad attività formative, momenti di incontro e accompagnamento nella ricerca di un lavoro e di una sistemazione abitativa stabile.
L’accoglienza passa anche dal lavoro
Lourdes è una città costruita intorno all’accoglienza dei pellegrini. Ma l’accoglienza non riguarda soltanto chi arriva per pregare, soggiornare o partecipare alle celebrazioni. Riguarda anche chi, ogni giorno, rende possibile quell’esperienza attraverso il proprio lavoro. L’inchiesta de Le Cri sottolinea proprio questo paradosso: una città che vive in larga misura del turismo religioso può contemporaneamente conoscere situazioni di precarietà tra alcune delle persone che lavorano nei servizi destinati ai visitatori.
La presenza di realtà come En Casa mostra invece un altro volto della città: quello di una comunità che prova ad accompagnare persone fragili non soltanto attraverso un aiuto immediato, ma attraverso percorsi di autonomia, relazione e partecipazione.
Lourdes, oltre l’immagine del santuario
La visita di Papa Leone XIV offre dunque anche l’occasione per guardare Lourdes nella sua complessità. Il 26 settembre il Pontefice ha pregato davanti alla grotta di Massabielle, affidando alla Vergine Maria, tra le altre intenzioni, le preghiere delle persone malate e sofferenti e di quanti le accompagnano.
La città che in questi giorni appare al centro dell’attenzione internazionale è anche una città fatta di lavoratori, famiglie, rifugiati, richiedenti asilo e realtà associative.
Raccontare i lavoratori stagionali di Lourdes significa quindi riportare alla luce una parte meno visibile della città-santuario: quella di chi lavora dietro le quinte dell’accoglienza. Una prospettiva che invita a considerare l’ospitalità non soltanto come servizio offerto ai pellegrini, ma anche come attenzione concreta alle condizioni di chi quell’ospitalità contribuisce ogni giorno a renderla possibile.
Fonti:
- Le Cri Media (Le Cri è una rivista cristiana mensile, nata nel 2025 su iniziativa di Paul Piccarreta e Théo Moy)
- VaticanNews
- En Casa Association
- Sito di Lourdes.fr
